JOE R. LANSDALE.
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PARADISE SKY.
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Parte 2.
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Titolo originale: Paradise sky. 2015.
Traduzione di: L. Briasco.
2016. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO 14.
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Io e Cullen ci sistemammo nel quartiere cinese. Fummo accettati abbastanza bene. Da quelle parti abitavano anche altri uomini di colore, alcuni dei quali si erano appropriati di un giacimento. Quelli che avevano una miniera non erano molto amichevoli, perch temevano che chiunque parlasse o avesse a che fare con loro volesse fregarli e subentrare. A dire la verit, spesso era proprio cos.
Avevamo una piccola stanza in mezzo ai cinesi, chiudevamo a chiave la porta e la serravamo come se dentro custodissimo i gioielli della Corona, ma in realt non ci tenevamo granch, per paura che qualcuno potesse decidere di averne bisogno. Le serrature sono per le persone oneste, a volerla dire tutta, e il problema di Deadwood era che raccoglieva alcuni tra i pi malvagi, irascibili ladri e figli di puttana sulla faccia della terra. Non sarebbe stata una sorpresa per me tornare a casa dopo una lunga giornata di lavoro e scoprire che tutta la baracca era stata svuotata.
La stanza era stretta, ma abbastanza grande da poterci stendere i nostri sacchi a pelo per la notte. Avevamo due sedie, che dovevamo impilare e appendere a un chiodo sulla parete quando non le usavamo. Avevamo una tavola appesa a delle catene per mangiare e scrivere, e una lampada a cherosene, anch'essa appesa a un chiodo. Le pareti erano formate da due strati di tavole, in mezzo ai quali c'era ogni sorta di robaccia che serviva a tenerle in piedi. Scoprii che una delle tavole stava cedendo, la tirai via e gettai l'imbottitura per metterci il Winchester e un paio di cianfrusaglie avvolte in una coperta, ammassando tutto dietro la parete. Comunque, come la maggior parte degli uomini in citt, portavo con me i soldi e le armi, la Colt e la LeMat. La pistola dell'esercito, invece, l'avevo nascosta insieme al Winchester. Quando rimisi a posto la tavola e i chiodi, nessuno avrebbe detto che non facesse parte della parete. Anche Cullen infil un paio di cose l dentro. C'era poco da star tranquilli, in quella citt.
Ti svegliavi e andavi a dormire con l'odore di cibo nelle narici. I cinesi cucinavano sempre, preparavano da mangiare per i minatori a qualsiasi ora. Era piacevole svegliarsi o addormentarsi con quegli odori, a meno che non fossi rimasto senza soldi per comprare da mangiare, nel qual caso poteva diventare piuttosto deprimente. Io e Cullen avevamo a disposizione le puttane che avevamo portato con noi, e che ritenevano di doverci risarcire a vita per averle salvate, ma col tempo evitai di approfittarne, tranne in rare occasioni. Non mi piaceva pensare che mi dovessero qualcosa, soprattutto i loro corpi, per quello che avevamo fatto. Cullen si trovava a suo agio, invece, e non solo si godeva ci che avevano da offrire, ma fini pure per affezionarsi a una di loro, Wow. Capivo perch era accaduto: se non si fosse legato lui a lei, avrei potuto farlo io. Era un fagottino di donna con una testa che sarebbe potuta appartenere a un uomo bello alto e con le spalle larghe, e una faccia da spavento, ma dentro quella testa c'era cervello a volont, e una personalit notevole. Aveva un sorriso che poteva farla apparire persino carina rispetto ad altre donne che magari avevano tutte le cose al posto giusto ma erano noiose e prive di iniziativa.
Non pass molto tempo prima che diventassero una coppia, e lei non si prostitu pi. Continuava a servire maiale ai tavoli.
Il tempo pass, e dall'estate ci ritrovammo in autunno. Fu allora che decisi che avrei continuato a fare le pulizie ma, come attivit secondaria, avrei fatto il cacciatore di topi. Scoprii per che in quel settore la concorrenza non mancava.
Deadwood era invasa dai parassiti, e spesso la notte uomini e anche donne si sedevano in veranda con una lanterna accesa a guardare i topi che correvano per le strade. Si era creata l'abitudine di usare fucili di piccolo calibro per farli fuori, e almeno tre persone, due uomini e una donna, finirono uccisi da quel giochino, che qualcuno aveva battezzato "becca il topo". Qualche cagnolino e qualche gatto ci lasciarono la pelle nello stesso modo.
Nella caccia e nella cattura dei topi erano impegnati pure un bel po' di ragazzini, che dovevano consegnare i topi morti al magazzino generale, in grossi sacchi. I sacchi venivano pesati, come accadeva per le pepite d'oro, e i ragazzini erano pagati, qualche volta in caramelle. Questo fece s che un gruppo di piccoli selvaggi scorrazzasse per strada la notte, armato di mazze per acchiappare i topi, e facesse un gran casino. Ma i fastidi che potevano provocare erano sempre poca cosa, rispetto ai ratti.
Quei roditori se ne andavano in giro squittendo, annusando, graffiando, mordendo. Venivano fuori di notte e ci davano dentro con grande entusiasmo. Ti si arrampicavano addosso se avevi una briciola sulla camicia o un po' di birra sui pantaloni. Entravano persino direttamente nel saloon, attraverso le porte aperte, come se volessero sedersi al bancone e ordinare una birra. Erano coraggiosi, dico sul serio. Le ragazze che lavoravano l si mettevano a gridare, e anche qualcuno degli uomini, dopodich venivano estratte le pistole e cominciava il tiro a segno. I topi pi veloci scappavano al sicuro mentre gli avventori si abbassavano, sperando di non beccarsi una raffica di piombo caldo.
La notte in cui decisi di diventare un cacciatore di topi mi trovavo al Gemma, visto che ormai lavoravo al Mann's Number 10 di giorno e in teatro la sera. Era un posto affollato, con compagnie di attori shakespeariani, rappresentazioni varie, cantanti, giocolieri, acrobati e maghi. Passavano tutti da Deadwood, e i migliori tra loro finivano al Teatro Gemma, anche se questo non voleva dire che certe notti lo spettacolo non fosse poco pi che una roba da dilettanti. Capitava spesso, anzi, inclusa la notte della quale vi sto parlando.
Stavo pulendo le sputacchiere quando un tizio avanz tra le file in pieno spettacolo, procedendo con grosse falcate verso il palco, dove, a proposito di esibizioni poco professionali, una donna ululava come un lupo sul cadavere di un cervo. Tutto quello sbraitare veniva accompagnato dallo strimpellio agghiacciante del pianoforte, che non avrebbe potuto essere peggiore neanche se il pianista avesse suonato con le dita dei piedi.
L'uomo che avanzava verso il palco aveva una pistola e cominci a sparare sul pianista. Potevo capirlo, visto il baccano che stava facendo e che, insieme alle urla della donna, avrebbe potuto fare impazzire chiunque. Ma sfortunatamente per il mondo della musica, il pianista si rivel un tiratore migliore, rispetto all'altro. Estrasse una piccola pistola, spar un solo colpo e l'uomo fini a terra, spruzzando sangue. Ci avvicinammo tutti al ferito, che disse: - Quella cantante  mia moglie.  scappata con quel maledetto pianista.
Intanto anche il pianista si era avvicinato, e si ferm in piedi accanto al moribondo, come tutti noi. La pistola gli era stata presa da un bestione che faceva il buttafuori per il teatro, e una mano pesante gli si pos su una spalla.
Il moribondo disse: - Sto morendo. C' una nube su di me. Li ho inseguiti fin qui, e ho fallito. Ma ragazzi, dovete portare qui un pastore perch sposi lei e questa canaglia, ora, sopra il mio cadavere. Me lo dovete promettere.
Disse proprio questo, non sto scherzando, e gli uomini attorno a lui annuirono e promisero solennemente che avrebbero provveduto. Quando il tizio mor, abbastanza in fretta a dire la verit, qualcuno arriv con un pastore, e la donna che ululava fu spinta fin l nel suo piccolo vestito di piume. Lei e il pianista furono uniti in matrimonio all'istante, per quello che poteva valere. Fatto ci, il cadavere fu disteso su un tavolo, gli misero il cappello sul petto e gli tamponarono la ferita con un panno scuro, perch smettesse di sanguinare. Il proiettile non era uscito, quindi la situazione era meno catastrofica di quanto si sarebbe potuto pensare. Il prete disse qualche parola, lodando il coraggio del defunto, anche se il pianista fece un paio di grugniti durante il discorso. Il prete and avanti a elencare le virt di quel tizio che non aveva mai visto prima. Chiunque avrebbe pensato che fossero cresciuti insieme, che avessero trascorso intere notti in viaggio e combattuto contro un grizzly fino ad ammazzarlo, entrambi armati solo di un coltellino e di una gran voglia di salvarsi il culo. Fu un'orazione davvero senza precedenti. Alcuni uomini tiravano su col naso, e un paio non ressero e cominciarono a piagnucolare. Avevo il voltastomaco. Quando finalmente fu tutto finito e potemmo rimetterci il cappello, il cadavere fu affidato a quello che passava per essere il becchino della citt e fu portato fuori da quattro volontari. Vi ho raccontato tutto questo per farvi capire che razza di posto fosse quel teatro, ma soprattutto per tornare al buttafuori, che era un robusto ragazzo bianco del Sud, con i capelli rossi e un gran brutto carattere. Mi venne incontro con la pistola del pianista in mano, mi urt a una spalla e disse: - Levati dai piedi, ragazzo.
Io avevo in mano una sputacchiera, e indossavo un paio di guanti pesanti per impugnarla: la sollevai e lo colpii. Fu fortunato che l'avessi gi svuotata, altrimenti si sarebbe trovato ricoperto di tabacco misto a catarro. Cadde cos velocemente che pensai fosse morto, tanto pi che solo una settimana prima avevo visto un tizio lanciare un boccale di birra e uccidere un uomo. Stavano per impiccarlo per questo, ma il tizio aveva detto che doveva pisciare, e cos lo avevano lasciato uscire. Nessuno lo aveva pi visto: ecco con quanto scrupolo si faceva rispettare la legge, a Deadwood.
Attorno al buttafuori - Red, cos lo chiamavano - si form un capannello, e io mi sentii molto meglio quando lo vidi rotolare su un fianco e sputare sangue. Subito dopo un uomo corpulento si fece largo a spintoni tra la folla. Riconobbi immediatamente Al Swearengen, proprietario del teatro e mio datore di lavoro.
- Ho visto quello che hai fatto, - disse. -  stato un bel colpo.
- S, signore, - risposi. - Ci ho messo tutta la forza del mio braccio.
- Ascolta. Metti gi quel coso e vieni nel mio ufficio, dobbiamo parlare.
Posai la sputacchiera e lo seguii in un ufficio molto carino, con mobili decorati e un quadro alla parete con una donna nuda che faceva qualcosa insieme a un cigno.
Disse: - Prendi una sedia.
Presi la sedia che stava davanti alla scrivania. Osservai la ragazza e il cigno. Aveva una gamba attorno all'animale e il cigno la guardava. Non riuscivo a capire se fosse sorpreso dal gesto o se fosse invece lui, a menare le danze.
Swearengen congiunse le mani, con le dita a capannello. Era un uomo che sarebbe apparso viscido anche subito dopo una doccia. I suoi capelli erano cos pieni di grasso che avrebbero potuto intrappolare una falena. Stavo per farglielo notare, ma cambiai idea. Swearengen strinse le labbra con aria pensierosa. Capii subito di trovarmi davanti il classico tipo che avrebbe potuto darti merda di capra dicendoti che era uva passa.
- Ora, ascoltami bene, - disse. - Red  un ladruncolo.
- Cosa?
- Fa la cresta sugli incassi.
- Oh.
- Ho bisogno di un nuovo buttafuori, e un uomo della tua stazza sarebbe perfetto. Red ha chiuso, qui. Stavo solo decidendo se licenziarlo e basta o farlo frustare. Mi far bastare la legnata che gli hai mollato con quella sputacchiera, e quando si sveglier lo caccer a calci in culo. Quindi il lavoro  tuo.
- Be', signore... non saprei.
- Vedila in questo modo, - disse. - Red potrebbe sporgere denuncia.
- A chi?
- A me, - rispose lui. - Sono io la legge, in questo saloon.
- Capisco, - dissi io. Avevo capito sul serio, e la cosa non mi piaceva affatto.
- Ma se lavori per me come buttafuori e non come uomo delle pulizie, dir che ti ha urtato di proposito.
- Infatti  proprio questo, che ha fatto, - dissi io.
- Lo so. Vorrei che accettassi il lavoro. Molti qui hanno paura, degli uomini di colore.
- Molti qui odiano gli uomini di colore, - precisai io. - Non  esattamente la stessa cosa.
- Voglio farti accettare il lavoro contro la tua volont, lo ammetto, -disse. - Ma pago bene.
Mi disse quanto mi avrebbe pagato. Non era male, come stipendio, ma io avevo ancora i miei dubbi. Provai con un'altra tattica.
- Stavo pensando a un lavoro come cacciatore di topi, - dissi dandomi un certo tono, come se non esistesse professione pi prestigiosa e redditizia.
Lui per non ci casc. Vidi un sorriso farsi strada sulla sua faccia larga, abbass gli occhi scuri come se si fosse appena reso conto di avermi stretto il cappio al collo: nessun uomo sano di mente considererebbe accalappiare ratti un lavoro di alto livello.
- Anche qui avrai a che fare con i topi, ma della razza a due gambe.
Ero convinto che lui ne fosse il primo rappresentante, ma non lo dissi. Rimasi solo seduto in silenzio, che qualche volta  la cosa migliore da fare, come diceva Wow.
- Ti dico una cosa, - disse Swearengen, arricciando le labbra e guardando il soffitto come se stesse chiedendo un favore al cielo. - Aggiungo cinque dollari in pi la settimana, rispetto all'offerta che ti ho fatto. Considerala una ciliegina sulla torta, visto che hai il fattore "nero" - e ci significa che rischierai le palle pi di altri.
- Intendi pi di un bianco, - dissi.
- Esattamente.
Mi misi a riflettere sulla questione e pensai che forse avrei potuto continuare a fare le pulizie durante il giorno al Mann's Number 10 e magari tentare comunque la carriera da acchiappatopi, almeno nel tempo libero. Con due lavori e una sacca di topi da pesare una o due volte alla settimana avrei potuto mettere insieme un gruzzolo che mi avrebbe consentito di lasciare Deadwood con un certo stile.
- Va bene, ci sto, - dissi.
E cos cominciai a fare il buttafuori al Teatro Gemma, e realizzai presto che forse Swearengen mi aveva ingannato. La paga era buona, ma era un lavoro pericoloso, una via di mezzo tra baciare un serpente a sonagli e mungere le tette di un'orsa.
Cominciai la sera successiva.
Poich era arrivato l'inverno, portavo quasi sempre la mia LeMat sotto il cappotto, nella fondina, ma in quanto buttafuori mi era consentito di mostrarla. In realt finii per portarmi dietro entrambe le pistole e infilare la terza, quella dell'esercito, in una tasca del cappotto. Chiesi a Wow di cucirmi un lembo di cuoio nella tasca e lei lo fece a un prezzo ragionevole. Poi oliai il cuoio in modo da far scivolare velocemente fuori la pistola, nel caso ne avessi avuto bisogno. Mi fu detto che avrei potuto anche portare un fucile, ma non mi sembrava l'arma adatta per quel lavoro, visto che tirandolo fuori avrei rischiato di uccidere chiunque si trovasse intorno alla persona cui volevo sparare. Presi invece il mio Winchester: con quello potevo sparare un solo colpo prudente, se avessi voluto, e al tempo stesso sparare a raffica e rapidamente se le cose si fossero messe male.
Come potete immaginare, nel Gemma riprese il solito casino. Gli omicidi erano troppo frequenti per avere un qualsiasi effetto sulle persone che frequentavano il posto; cos andavano le cose. Il pianista continuava a suonare, anche se ora aveva una moglie, che per giunta lo metteva a perdere. Lei non cantava pi perch aveva deciso che il matrimonio l'aveva resa una donna rispettabile, e ci significava, a detta di molti, che restava a casa in compagnia di una bottiglia. Il nuovo marito era costretto a portare a casa dei soldi extra facendo turni pi lunghi, cosa che le mie orecchie gradivano poco. Il suo stile era se possibile ancora peggiorato, visto che adesso era contaminato dalla rabbia.
Al Gemma capitava raramente una notte in cui non dovessi chiedere a qualcuno di andarsene, o non fossi costretto a stordirlo dandogli una bella botta in testa con il calcio del mio Winchester o delle mie pistole. Faceva parte del mio lavoro. Ma per quanto la paga fosse buona, vivere a Deadwood costava parecchio, visto che i prezzi erano gonfiati. Presto scoprii che, nonostante lavorassi di notte al Gemma, di giorno svuotassi sputacchiere al Mann's Number 10 e la domenica, che avevo libera, andassi a caccia di ratti, non riuscivo a mettere da parte granch. Di tanto in tanto Cullen, che era diventato un asso a trasportare merda con il suo carretto, mi dava una mano nella caccia ai topi. Anche lui aveva trovato un secondo lavoro: invece di guidare solo il carro per il trasporto dei liquami, come gli piaceva chiamarlo, aveva accettato di pulire le strade infangate dagli escrementi di cavallo e di toro con una grande pala. Li caricava sul suo carro e portava il tutto in un posto dove lo pagavano e l'acquirente usava il letame per mischiarlo con ossa di bisonte e farne fertilizzante. Questo affare del fertilizzante era in mano a un uomo cieco e a una donna che aveva i denti erosi fino alle gengive nere. Puzzavano quasi quanto la roba che compravano e avevano sempre i vestiti cosparsi di merda fresca.
Una domenica sera, dopo aver distribuito colpi in testa agli ubriachi, andai a caccia di ratti. Cullen non era con me quella notte, aveva preferito restare a letto con Wow nel bordello, decisione sicuramente migliore; in realt era proprio andato a vivere con lei, lasciandomi il lusso di uno spazio maggiore nella stanza. Tornando al punto, stavo per andare a caccia. Avevo con me una mazza di noce pesante per far fuori le bestiacce e avevo intenzione di riempire almeno tre sacchi. Ma successero due cose, entrambe cos importanti da cambiare il corso della mia vita.
Il momento migliore per i topi era l'ora in cui la fredda oscurit invernale si affacciava sulle colline, avvolgendo Deadwood come un sacco nero. Le luci si accendevano e nelle strade c'era un bagliore diffuso che ti permetteva di vedere i topi in rapida marcia, che correvano in cerca di cibo, pronti a far danni. Erano cos compatti nei loro branchi e cos concentrati sulle loro attivit che era piuttosto semplice colpirli e ficcare i loro corpi in un sacco da pesare il giorno dopo al negozio.
Ero appoggiato alla mia mazza e guardavo i ratti riversarsi in strada dalle baracche e dagli altri posti dove si rintanavano. Stavano formando un gruppo compatto che si dirigeva verso il negozio di alimentari, dove avrebbero trovato la maggior parte del cibo che preferivano: in realt, lo stesso cibo che gradivamo tutti, ma che certo non volevamo dividere con i topi. Stavo quasi per uscire dall'ombra, nascosto tra due edifici che erano stati costruiti cos vicini da lasciarmi solo un piccolo spazio in cui stare di traverso, quando dovetti fermarmi perch vidi uno spettacolo davvero insolito.
Era una giovane donna, e alla luce della luna capii che aveva la pelle scura, ma non potevo dire con certezza se fosse di colore, o messicana, o di qualche altro miscuglio di razze. Era alta per essere una donna, e magra. Aveva una gran testa di capelli neri tirati indietro, che le ricadevano sulle spalle come la notte sul pendio di una montagna. Devo ammetterlo: per me fu come una frana, perch quei capelli e quella donna mi caddero addosso, mi fecero fare una capriola e mi ruppero la testa. Mio Dio, che meraviglia.
Si ferm davanti alla fila di ratti, sapendo, proprio come me, dove si stavano dirigendo, ma animata da un'idea molto migliore della mia. Aveva con s un grande sacco, tenuto aperto da una cornice di legno. L'apertura era di circa un metro e c'era un bastone che scompariva all'interno. Suonava dolcemente un piccolo flauto. Era come se i ratti ne fossero attratti, perch si misero a correre sempre pi veloci, riempiendo quel sacco come pesci che si infilassero nuotando in una galleria.
Quando l'apertura fu cos intasata che i ratti si videro costretti ad arrampicarsi uno sull'altro, spingendosi per entrare, lei mise da parte il flauto e con l'altra mano tir fuori il bastone, chiudendo cos il sacco, che prese a dimenarsi e squittire. Rimasi immobile, sconcertato. Spost il sacco, e un mucchio di ratti salt e squitt passando sui suoi piedi in un ammasso nero di carne di roditori, e si allontan. Lei non mosse un muscolo, al contrario delle ragazze della sala da ballo, che quando erano spaventate da un ratto o da un topolino erano capaci di saltare dal pavimento al bancone e persino di aggrapparsi ai lampadari appesi nei vari saloon della citt.
Notai che c'erano altri tre di quei sacchi accanto a lei, e la ragazza infil il bastone nell'apertura del primo, rapida come uno schiocco di dita. In men che non si dica, anche quello si riemp di topi. Nel giro di pochi minuti, si ritrov con quattro sacchi stracolmi di ratti.
Il mio pensiero successivo fu cosa se ne sarebbe fatta, visto che i sacchi erano grandi e pesanti, con tutti quei roditori dentro, ma in quel preciso istante vidi una vecchia donna bianca, pallida come la luna, con una cuffia in testa, che si avvicinava tenendo per le redini un mulo, il quale trascinava a sua volta una slitta in mezzo al fango. La giovane donna scura e la donna bianca si diedero da fare assieme per sistemare i sacchi sulla slitta, dopodich la pi vecchia li fece rotolare di lato e cominci a darci dentro con un grosso bastone, colpendo furiosamente, cosa che calm i ratti in men che non si dica. Poi salirono anche loro sulla slitta insieme ai sacchi di topi, la vecchia prese le redini, schiocc la lingua per far partire il mulo e si allontanarono al trotto.
Aspettai che fossero distanti prima di uscire in strada e mettermi a seguirle. Costeggiai gli edifici per restare in ombra e la luce di un fiammifero mi sorprese. Afferrai la pistola.
L, in piena luce, stupito di vedermi come lo ero io di vedere lui, c'era l'uomo che avevo incrociato il giorno in cui ero arrivato a Deadwood, quello a cui era stato fatto lo scalpo, bruciata la faccia e che usava un bastone come stampella. I suoi occhi fissi su di me erano come frecce acuminate. Restammo a fissarci l'un l'altro per cos tanto tempo da sembrare due cugini che si erano persi di vista da una vita: poi lui torn nell'ombra e il fiammifero si spense. L'aveva usato per accendere un sigaro, per poi infilarselo in quella boccaccia che si ritrovava. La punta brillava di una luce rossa. Si allontan, lo sentii trascinarsi sulla strada con una stampella, che aveva rimpiazzato il bastone.
Misi via la pistola e cercai di riprendermi dallo spavento e di tornare sulle tracce delle donne e dei topi. Le seguii finch non imboccarono una strada in salita che portava a una baracca costruita su una collina. Non c'erano scale per raggiungerla, solo un sentiero scivoloso di fango. Il mulo si inerpic sulla salita fino a raggiungere un pezzo di terreno pi stabile, proprio di fronte alla baracca. L fuori c'era un grande barile, e le due donne presero i sacchi e li trasportarono fin l, scaricandoli uno alla volta. Li lasciavano nel barile per un po', e quando li tiravano fuori l'acqua traboccava dai lati. Ecco qual era il loro obiettivo: affogare i ratti che la vecchia non era riuscita ad ammazzare col bastone. Quando furono arrivate al terzo sacco, che era il pi pieno di tutti, e mentre cercavano faticosamente di sollevarlo fino all'apertura del barile, la giovane donna guard gi dalla collina e mi vide. Mi studi per un momento con un mezzo sorriso e mi fece cenno di salire.
La raggiunsi di gran carriera. Quando ero circa a un metro da lei, disse:
-  gi da un po' che ci spii. Hai qualche motivo particolare, per farlo?
Adoravo la sua voce. Era chiara e dolce come il suono del suo flauto.
- Solo curiosit, - dissi.
- Bene, - disse la vecchia. - Te lo spiego io, il motivo:  il flauto.
- Come in quella storia, - dissi, visto che si trattava di una delle tante che avevo letto quando ero con Loving.
- Il pifferaio magico, - disse la vecchia bianca.
La ragazza ridacchi.
- Mi state prendendo in giro, - dissi.
- Okay, ti dir la verit, - disse la vecchia. - In realt,  tutto merito di una miscela che strofiniamo nei sacchi. Attira i topi come il maiale i cani. Ma non voglio aggiungere altro. La miscela  nostra, e non sarebbe prudente rivelarne la formula.
- Comunque, il flauto mi piace, - dissi.
- A noi piace pensare che aiuti, - disse la vecchia. Mi diede un'occhiata dall'alto in basso e aggiunse: - Hai intenzione di restare a guardare o di aiutarci? O per caso la cavalleria maschile  morta?
- Vi aiuto, - dissi. Infilai il quarto sacco nel barile pieno d'acqua e confesso che mi si accappon la pelle quando quelle bestie fecero il loro ultimo squittio prima di andare a fondo.
- Sia chiaro che non ne ricaverai un centesimo, - disse la vecchia.
- Va bene, - ribattei. - Do solo una mano.
Guardai la giovane donna. Mi mozzava il respiro. Era un meraviglioso miscuglio di razze, con quella pelle scura e i capelli neri, che chiss come erano spessi e lisci allo stesso tempo. Aveva bellissime labbra carnose e il naso un po' largo, e i suoi occhi erano come umidi, scintillanti buchi nel cielo, o almeno cos apparivano alla luce della luna. Indossava un abito lungo che mi pareva fosse blu, anche se non potevo esserne certo nella semi oscurit, e si muoveva agile come un Apache, tanto da farmi pensare che forse aveva anche del sangue indiano, vista tra l'altro la forma della fronte e gli occhi distanziati. Aveva tutto ci che ci poteva essere di pi bello e meraviglioso, e non mento o esagero neanche un po' quando dico che il solo guardarla mi faceva sentire sul punto di svenire. Come in tutti i libri romantici di cui Loving si faceva beffe, per me era stato amore a prima vista.
- Hai intenzione di guardare la ragazza o di finire di aiutarci con i topi? - disse la vecchia. Finire significava tirar fuori dal barile il sacco con le bestie morte e riportarlo sulla slitta con gli altri.
- Al mattino li faremo pesare, - disse la ragazza. - E se ci rivediamo, ti compro un bastoncino di liquirizia da un centesimo.
- Mi chiamo Nat Love. E non mi dispiacerebbe, un assaggio di liquirizia.
- Bene. Il mio nome  Win Finn, - disse la ragazza. - E lei  la signora Finn.
- Di quelli che un tempo erano i Finn della Georgia, - disse la vecchia.
- Ma dopo la guerra non  rimasto altro che macerie e distruzione.
- Hanno bruciato la casa dove vivevamo, - spieg Win.
- Sono stati gli Yankee? - chiesi.
- Proprio loro, - disse la signora Finn.
- Ho preso il nome della famiglia Finn. Ma non credere che lo abbia fatto perch ero una schiava.
- Certo che no. Lincoln li ha liberati, gli schiavi, - dissi.
- La signora Finn  la persona pi cara al mondo, per me, - disse Win. - Anche pi del povero, magnifico e defunto signor Lincoln.
A quel punto parlammo un po' del barile dove affogare i ratti, per poi passare ad altri argomenti. Le raccontai un pochino di me, tenendo fuori un paio di cosette non molto lusinghiere, tipo la mia fuga dopo aver guardato il culo di una donna bianca. Inoltre evitai di rivelare che ero un disertore, ma dissi che ero stato nell'esercito. Era molto pi di quanto avrei dovuto svelare, suppongo, ma c'era qualcosa in quelle due che mi scioglieva la lingua. Anche loro parlarono. Discutemmo della guerra, e io dissi qualcosa su Lincoln che doveva aver agitato la signora.
- E cos liberare gli schiavi sarebbe stata una cosa buona, - disse. -  stata una pessima idea, invece, e l'ho sempre detto. Non che a qualcuno importasse il mio parere. Non quando c'era il cotone da raccogliere e la mia famiglia voleva solo assistere allo spettacolo, seduta sulla veranda. Finita la guerra, siamo rimaste solo io e questa ragazzina: sua madre  morta, e suo padre era anche mio marito.
- Oh, - dissi.
- Gi, - disse la signora Finn. - Oh.
- Mia madre era una schiava di sangue Cherokee, - disse Win. - Fu comprata direttamente dagli indiani.
- Era molto bella, - disse la signora Finn. - Questo devo ammetterlo. E non la biasimo per il tradimento di mio marito. Lei non aveva scelta, in ogni caso. E comunque, guarda cosa me n' venuto: questa bella bambina. Per me  come una figlia. Ehi, Orecchie Grosse, chiudilo bene quel sacco, maledizione. Non voglio che i topi cadano dalla slitta quando li portiamo gi domattina. Accertati che i legacci siano stretti come un nodo gordiano.
Quando finii di chiudere bene i sacchi, la signora disse: - Ora te ne puoi andare.
- Okay, - risposi, ma non mi mossi, e rimasi a guardare Win. Credo che Win mi trovasse divertente: continuava a studiarmi come se improvvisamente avesse visto un cane accendere un fiammifero per fumarsi un sigaro.
- Ho detto che puoi andare, Orecchie Grosse, - disse la signora.
- S, signora, - risposi, e cominciai a scendere la collina, ma poi mi fermai e guardai su.
- Ci rivedremo, signorina Win Finn? - chiesi.
Lei sorrise e la luce della luna si pos sui suoi denti, facendoli luccicare.
- Le nostre strade potrebbero incrociarsi, - disse.
Quelle poche, semplici parole, accesero un fuoco nel mio cuore. Tornai indietro, sulla strada principale di Deadwood, sentendomi leggero e libero come una piuma sospinta da una tempesta.
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CAPITOLO 15.
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Avevo smesso di andare a caccia di topi. Quella sera avevo visto dei cacciatori professionisti, e rispetto a loro io ero una barzelletta. Inoltre, non volevo trovarmi in competizione con Win, perch lei era diventata all'improvviso la luce dei miei occhi, una luce accecante.
Decisi di tornare alla mia umile dimora, come la chiamava Cullen, a struggermi per la meravigliosa Win Finn. Mi stavo dirigendo l, a grandi passi, tra mucchi di spazzatura, scale, strade ed edifici, quando sentii una voce dire: - Vi consiglierei di andarvene. Sarebbe una decisione saggia, se non volete beccarvi una pallottola nei denti.
Era una voce chiara, ferma, senza accenni di timore, e proveniva dalle scale che portavano dalla strada principale a Williams Street, che in realt non era altro che un terrazzamento costruito su un lato della collina. C'era un uomo in fondo alle scale, e aveva appoggiato le spalle alla ringhiera. Quella notte c'era abbastanza luce e potei vedere che era alto, di costituzione solida, aveva fianchi stretti, capelli che cadevano sulle spalle e baffi spioventi. Le impugnature perlacee delle sue pistole brillavano alla luce della luna. Le pistole erano ficcate nelle tasche, sul davanti di un paio di pantaloni infilati dentro due stivali con tacchi cos alti da accrescere di parecchi centimetri la sua gi considerevole statura.
- Noi siamo di pi, - disse un uomo dalla strada, che era in compagnia di altri due. Erano magri e sembravano affamati, come lupi che avessero messo spalle al muro un vecchio toro e si preparassero a sbranarlo.
- Ma presto sarete di meno, - disse l'uomo con i capelli lunghi, che mi sembrava incredibilmente calmo.
In quel momento vidi un quarto uomo scendere dal terrazzamento, strisciando lungo le scale e avvicinandosi furtivo dietro al toro dai capelli lunghi.
- Vogliamo solo i tuoi soldi, - disse uno dei tipi ossuti. - Non vorrai costringerci a usare le pistole.
- Queste sono Colt Navy, fabbricate nel '51, ad avancarica, e tra poco sarete costretti ad assaggiarle.
Non erano affari miei, avrei potuto andarmene e basta, ma non era da me lasciare un uomo solo contro un branco di gaglioffi, e per nessuna ragione al mondo avrei permesso che quei bulli avidi avessero soddisfazione. Avevo visto tanti uomini trattati in quel modo solo perch erano neri, come me, ed ero arrivato al punto di non sopportare che accadesse, neppure a un bianco.
Uscii fuori lentamente dall'ombra e dissi: - C' un uomo dietro di te, signore. Si sta avvicinando dalle scale.
L'uomo alle sue spalle smise di strisciare, e sembrava incazzato nero.
Disse: - Dannazione, c'ero quasi.
- Quasi, eh? - dissi.
- Grazie, amico mio, - disse Lunghi Capelli, e si spost in modo da avere ancora di fronte gli uomini in strada e riuscire allo stesso tempo a guardare di sguincio l'uomo dietro di lui. - Avevo gi sentito uno scricchiolio alle mie spalle, ma apprezzo il tuo aiuto.
- Sei ancora nei guai, amico. Lascia che mi occupi io di quello alle tue spalle.
- Vuoi lasciarci la pelle anche tu? - mi disse il tizio sulle scale.
- Vedremo, chi ci resta secco, - risposi.
Ancora un istante e si aprirono i giochi. L'uomo sulle scale estrasse la pistola. Aveva deciso che il suo primo obiettivo dovesse essere Lunghi Capelli, ma io avevo scelto lui. Afferrai la LeMat, sparai, e vidi quello che sembrava uno sciame nero di api saltare fuori da dietro la sua testa. L'uomo rotol lungo le scale come se stesse facendo un numero da circo e fini a circa tre passi da Lunghi Capelli. Tutto ci avvenne mentre Lunghi Capelli tirava fuori le pistole dalle tasche, una per mano. Fu veloce come lo era il signor Loving, e proprio come il signor Loving non spar senza criterio. Prese velocemente tutto il tempo che gli serviva:  questo l'unico modo in cui riesco a descriverlo. Le pistole spararono un colpo alla volta, pi o meno simultaneamente, e due degli uomini caddero a terra ancor prima di riuscire a sfilare le loro armi dalle fondine. L'ultimo tir fuori il revolver, spar a Lunghi Capelli ma lo manc, poi si gir verso di me, forse pensando di aver colpito il primo bersaglio. Gli sparai prima che potesse premere di nuovo il grilletto. Il mio colpo lo becc su una gamba: lui lasci cadere la pistola, si accasci, si afferr la ferita gemendo e cominci a implorarci di aiutarlo, come se fossimo vecchi amici.
- Hai avuto quello che meritavi. Ora tienitelo, - disse l'uomo dai capelli lunghi, camminando verso di lui.
Mi avvicinai per guardare. L'uomo che era precipitato lungo le scale era sicuramente morto, e i due in strada, a cui Lunghi Capelli aveva trapassato il cuore, erano gi dissanguati. L'uomo a terra si stava ancora rotolando e gemeva, dando spettacolo. Ero quasi in imbarazzo per lui.
- Stai un po' zitto, - disse Lunghi Capelli all'uomo, calpestando il suo cappello, che gli era caduto mentre si contorceva. - Qui c' gente che cerca di dormire.
- S, signore, - disse l'uomo a terra, e rotol ancora un po' ma in silenzio, pi o meno.
Lunghi Capelli prese la pistola dell'uomo ferito e la lanci sotto la scalinata. Lo raggiunse mentre cercava di trascinarsi lungo la strada principale, si chin su di lui e disse: - L'hai scampata, e immagino che potremmo chiamare un giudice, o un altro uomo di legge, ma forse  meglio che sia quel proiettile la tua sentenza, non credi? Magari troverai aiuto, ma sar meglio che sparisca da questo buco di citt, perch se ti vedo di nuovo, in strada o da qualsiasi altra parte, ti uccido senza battere ciglio.  tutto chiaro? Vorrei che non ci fossero equivoci.
- No, signore, no, - disse l'uomo. - Oh, Dio, se fa male.
- Non ne dubito, - disse Lunghi Capelli. - E a dire la verit credo che il mio amico scuro ti abbia aperto un'arteria nella gamba. Niente di irreparabile, ma a furia di rotolare devi aver peggiorato la situazione.
- Oh, oh, - disse l'uomo, poi si distese e rimase immobile, non senza aver detto prima: - Mamma.
Il terreno attorno a lui divenne scuro.
- Dissanguato, - disse Lunghi Capelli. - Il demonio gli sta consegnando un forcone e un secchio di sbobba proprio adesso.
- Sono stato un po' frettoloso, - dissi. - Volevo prendergli la rotula.
- Be', l'hai beccato comunque, e lui sicuramente avrebbe fregato te, a parti invertite.
Diverse persone si erano riversate in strada; quando ci videro, due uomini armati e un gruppetto di cadaveri, tornarono dentro le loro baracche e i loro buchi. Solo uno di loro si ferm, ma giusto il tempo di dire "buonasera", e con le migliori intenzioni.
- Chi sei? - mi chiese l'uomo dai capelli lunghi.
- Mi chiamo Nat Love, - risposi, infilando la LeMat nella fondina.
- Signor Love, mi chiamano Wild Bill. Ma il mio vero nome  James Butler Hickok. Tu puoi chiamarmi Wild Bill, per.
Be', a quel punto manc poco che me la facessi sotto, ma gli presi la mano e ce la stringemmo. Mi cinse con un braccio e disse: - Ho una bottiglia tra le mie cose, ma  nascosta in una fessura nell'angolo tra due edifici, visto che ancora devo capire quale sar il mio alloggio. Non ho un luogo dove offrirti da bere, tranne all'aria aperta. Te lo dico in tutta onest - e questa cosa la direi solo a un uomo che mi ha salvato la vita, quindi ti prego di non parlarne in giro ? ma la verit  che i ratti mi spaventano a morte, e quei maledetti sono ovunque.
- Conosco io un posto, - dissi.
Ce ne andammo, lasciando al becchino il compito di portare i quattro cadaveri al cimitero sulla collina o, eventualmente, di buttarli gi nel pozzo di una miniera abbandonata o anche nella tana di qualche bestia. Non posso dire di aver provato alcuna pena per loro.
Prendemmo la roba di Wild Bill, che consisteva in un borsone e una coperta arrotolata, con il calcio di un fucile che sporgeva da una delle estremit. Aveva nascosto quelle cose, proprio come mi aveva detto, tra due edifici che erano stati costruiti cos vicini da sembrare uno solo.
- Ho nascosto la mia roba qui e sono andato a fare un giro. Cercavo un amico che avrebbe dovuto ospitarmi, ma questo posto  come un labirinto per topi. Stavo quasi per prendere il borsone e trovare un albero per dormirci sotto, quando sono arrivati quei furfanti.
Lo portai nella stanza che, come vi ho gi detto, era diventata tutta mia da quando Cullen era andato a vivere con Wow. Wild Bill tir fuori la bottiglia dal borsone, bevve, mi offr un sorso ma io rifiutai con gentilezza, dicendo che non avevo lo stomaco abbastanza forte per quella roba.
- Come ti pare, Nat, - disse Wild Bill, e bevve un altro sorso dicendo: -In questo modo sono sempre pronto per i morsi di serpente: ho gi l'antidoto nel corpo, o comunque abbastanza liquore da uccidere qualunque bestiaccia velenosa.
- Se non hai un posto dove stare, Bill, ti puoi sistemare qui per qualche giorno, visto come abbiamo cavalcato insieme la tigre.
- Ti ringrazio tanto, - disse. - Ma un amico mio, un elegante e bellissimo figlio di puttana di nome Charlie Utter, mi ha messo a disposizione un posto. Solo che non ho idea di dove sia. Devo incontrarlo domani. Quindi potrei accettare la tua offerta per una notte. Sono venuto qui con l'intenzione di cercare l'oro, ma quando sono arrivato ho deciso che i picconi non fanno al caso mio: molto meglio un mazzo di carte, o una pistola.
- Scavare  un lavoro tosto, - dissi.
- S, e anche se la ricompensa pu essere notevole mi sembra pi facile far soldi a un tavolo da gioco, dopo che i minatori hanno trasformato le loro pepite in gettoni. Cos loro lavorano e io spendo i soldi.
- Quanto a me, niente carte e niente miniera.
- E che cos'altro c' a Deadwood, Nat?
Gli dissi del mio lavoro, e poich non riuscivo a trattenermi gli parlai anche di Win, di come l'avevo conosciuta e di come mi aveva folgorato, aggiungendo per che fino a quel momento l'unica cosa che avevamo fatto insieme era stato annegare topi.
-  gi qualcosa, - disse Wild Bill. - Ti suggerisco di elaborare un piano per incontrarla di nuovo e corteggiarla, e che possibilmente non comprenda i topi. Ti consiglio anche di mollare il lavoro di buttafuori e di smetterla, di svuotare sputacchiere. Una donna ha bisogno di qualcosa di pi rispettabile. La vita  breve. Io mi sono sposato da poco con Agnes Lake, un'ex artista circense.
- Ho sentito parlare di lei, - dissi.
- Sono rimasto affascinato da quella donna, e dalla sua flessibilit, -disse Wild Bill. - Il circo  suo, l'ha ereditato da un ex marito che, da quanto ho capito,  stato ammazzato per una questione di soldi. Aggiungo che l'ha lasciata con un sacco di debiti oltre ai cavalli, le tende e gli elefanti. Ma devo ammettere che anche una brava donna mi d ai nervi dopo un po' di tempo, per quanto flessibile possa essere, cos le ho detto che me ne sarei andato in cerca di fortuna. La mia partenza potrebbe anche essere dovuta al fatto che, nonostante la sua professione,  proprio una signora, e non avrebbe succhiato un cazzo nemmeno se lo avessero cosparso di olio alla menta piperita. Era molto pi interessante come artista, e molto pi desiderosa di mostrarmi le sue abilit come contorsionista prima del matrimonio, ma poi le nozze le hanno messo addosso l'etichetta di donna rispettabile, e che io sia dannato se non ce l'ha messa tutta, per diventarlo. Il suo ritiro dalle scene ha frenato ogni mio ardore. Te l'ho detto, che riusciva a portarsi tutte e due le gambe dietro la testa?
- Hai detto che era flessibile.
- Be',  una signora ed  mia moglie. Ma non voglio essere frainteso, -disse. - A parte la flessibilit e i soldi,  una cagna noiosa. Merda, sono gi ubriaco. Sar perch non ho mangiato. Non hai niente da mettere sotto i denti, Nat?
Avevo una striscia di carne essiccata mezza ammuffita, che bastava per tutti e due. La tagliai a met con un coltellino e gli diedi la sua parte.
- Non dimenticher mai tutto questo, Nat, anche se ti chiedo, a meno che non siamo stati riconosciuti da quelli che sono scesi in strada, di non raccontare quello che  successo stanotte. Ho gi una certa reputazione, senza che venga fuori che ho ucciso il fratello, il nipote o l'amico stronzo di qualche bandito. Essere un pistolero alla mia et ha meno fascino di quanto ne avesse a venticinque anni.
- Lo terr per me, - dissi, e cos ho fatto finora. Immagino che ormai mantenere la promessa non abbia pi senso. Wild Bill bevve ancora un po' del suo antidoto contro il veleno dei serpenti e quando parl di nuovo lo fece con un tono ancora pi teatrale.
- Sai, sto perdendo la vista. Stanotte ho sparato basandomi sul puro istinto. Pare che io abbia preso un virus - il mal francese - da una delle signore della notte, e mi ha colpito gli occhi. Ho problemi soprattutto col buio. A volte mi capita di dubitare del valore del fascino femminile, se lo paragono a quello della mia vista. Di solito tendo al romanticismo, ma ogni tanto ho qualche dubbio.
- Questo problema agli occhi non deve saperlo nessuno, - dissi. - Non con la reputazione che ti ritrovi.
- Hai ragione, - rispose. - Negli ultimi anni sono diventato un chiacchierone. Forse troppo, visto che continuo a spifferare ai quattro venti gli affari miei. Ma dato che sono ubriaco e che me ne sto disteso qui, bello tranquillo, voglio tu sappia che nonostante i piaceri del letto di mia moglie e la sua flessibilit, a causa di alcune sue mancanze non sono sempre stato fedele. In una notte di bisogno, e pieno di liquore fino ai capelli, mi sono fatto una trombata che fu meno felice di quanto mi fossi aspettato, e guastata da un fetore che ancora sento addosso nonostante molti bagni. Ti dico che, dopo che lei si fu tolta le mutande, fu come se mi avessero rinchiuso in un fienile pieno di mucche che cagavano.
- Non credo di riuscire a seguirti, - dissi.
- Che Dio mi aiuti, mi sono scopato Calamity Jane. A un certo punto la sbornia ha cominciato ad affievolirsi, ho visto chiaramente il suo volto, e per un breve istante ho pensato di essere talmente ubriaco che stavo montando il mio cavallo. Ma avendo capito immediatamente che, anche da sbronzo, non avrei mai guardato il mio cavallo in faccia se fossi stato impegnato con lui in un'attivit riproduttiva, sapevo di poter scartare quell'eventualit. Qualche volta mi sveglio con quella faccia bruciata dietro le palpebre chiuse, e ora lei mi segue come un gattino. Non sono di ferro, non riesco a trattarla male. Le voci girano, per, e io mi vergogno di me stesso e delle conseguenze che potrebbe avere non solo su Agnes, mia moglie, ma anche sulla mia reputazione.  gi abbastanza grave ci che ha dovuto subire il mio uccello, ma non posso permettere che sia lesa anche la mia dignit. Lo sai perch mi chiamano Bill e non James, il mio vero nome?
Non ne avevo idea, e questo gli dissi. Non avevo idea neanche di chi fosse Calamity Jane, e non avevo mai conosciuto un uomo pi preoccupato della sua reputazione, eppure cos incline a sporcarla.
-  per via del mio labbro superiore.  un po' sporgente, come un becco d'anatra: ecco perch mi hanno soprannominato Bill. Mi sono fatto crescere i baffi, per nasconderlo, e credo funzioni. Tu che ne dici?
- Lo credo anche io, - risposi.
- Questa roba non  un granch, - disse, riferendosi alla carne essiccata. - Ma i vermi sembrano freschi -. Scoppi a ridere e continu per un bel pezzo, parlando a ruota libera. Alcune delle cose che diceva avevano senso, altre meno, e quando la bottiglia fini ne tir fuori un'altra, riempita a met di laudano. Fece un paio di sorsi, poi la tapp, alz la bottiglia verso la luce della lanterna e disse: - Ecco fatto -. Poi croll.
Rest fuori combattimento per tutta la notte. Spensi la luce e mi stesi anche io, pensando alla stranezza di quella serata. Poi caddi in un sonno profondo, senza sogni, con il miglior pistolero del mondo accucciato accanto a me, che stringeva nel pugno una bottiglia tappata di laudano.
Quando mi svegliai il mattino dopo, Wild Bill e la sua sacca da viaggio non c'erano pi, ma aveva lasciato un bel coltello da caccia sul letto che era appartenuto a Cullen, e una breve lettera scritta su di un cartoncino strappato.
Diceva:
 tuo, e ti devo un grande favore, se un giorno ne avrai bisogno, Nat. Credo inoltre di aver detto alcune cose fuori luogo sulle donne che ho conosciuto, mia moglie compresa. Ti pregherei di essere indulgente e dimenticare ci che ti ho raccontato. Credo di aver esagerato sull'odore di Calamity e di questo mi scuso, senza per questo voler dire che avesse un profumino delizioso. Inoltre, sarebbe il caso di non parlare neanche del mio labbro superiore.
Wild Bill
Conservai quella lettera per un bel pezzo, anche se non la mostrai mai a nessuno. Nel corso degli anni, l'umidit, il calore e l'usura del tempo hanno fatto il loro corso, per cui me ne resta solo il ricordo. Il coltello non ce l'ho pi. Non sono sicuro del motivo.
Vidi Wild Bill molto spesso dopo quella notte, e lui fu sempre cordiale: ogni volta mi invitava al suo tavolo per un bicchiere, anche se un uomo di colore, di solito, certi inviti non li riceveva. A volte i suoi compagni si alzavano e se ne andavano quando arrivavo io, non avendo intenzione di dividere una bottiglia con un negro, anche se non l'avrebbero mai detto davanti a me o a Wild Bill. Avevo una certa reputazione a quell'epoca, visto come gestivo le cose al Gemma.
Apprezzavo l'amicizia di Wild Bill e mai una volta, fino a oggi, ho parlato degli uomini che avevamo ucciso o della lettera che mi aveva scritto. Riuscii pure ad aiutarlo a evitare Calamity un paio di volte, anche se la cosa mi fece sentire meschino, perch lei sembrava proprio una brava donna. Ammiravo il modo in cui usava le parolacce, inanellandole una di fila all'altra con un'efficacia che non aveva eguali neppure tra i conciatori di pelli di muli, i minatori o i peggiori furfanti. Quando lei arrivava, Wild Bill aveva sempre qualcosa di improvviso da fare, o aveva bisogno di andare al bagno: qualsiasi scusa era buona. A volte mi toccava dirle le bugie che Bill improvvisava sul momento. Dovevo dirle le bugie di Bill e farmi guardare con quegli occhi gentili e quel volto duro, segnato dal tempo, dagli uomini e dall'alcol. Qualsiasi bellezza avesse posseduto era sprofondata nelle sue ossa, per rimanere l nascosta finch non la guardavi fisso e lei girava la testa nel modo giusto.
Comunque, la cosa pi importante della mia vita, allora, era che avevo preso a guardare Win Finn come se fossi stato uno studioso di uccelli rari. La cercavo durante le pause o quelle poche volte che non lavoravo, o anche di notte, nella speranza di vedere lei e la vecchia alle prese con la caccia ai topi. Talvolta ebbi la fortuna di imbattermi in loro, e le aiutai saltuariamente ad affogare i topi, anche se a quella cosa proprio non riuscivo ad abituarmi. L'affare dei topi sfum, comunque, quando alcuni mezzosangue scoprirono il nido enorme in cui erano stipati quasi tutti e lo bruciarono col cherosene. Ci non elimin del tutto la stirpe di ratti, ma ne diminu considerevolmente il numero, e aggiungendo le bande di ragazzi, gli uomini dal grilletto facile e Win e la signora Finn con le loro trappole e gli annegamenti, l'infestazione dei ratti si ridusse al minimo. Fu allora che le due donne divennero lavandaie, e anche se non potevo permettermelo presi a farmi lavare le camicie da loro, a caro prezzo. Ne valse la pena, comunque, e un giorno che mi presentai con un paio di camicie la signora Finn mi disse: - Vieni qui, ragazzo.
Prese le camicie e le sistem sul tavolo all'esterno, accanto a un grosso calderone di acqua bollente sistemato su un fuoco circondato da pietre. Mise le camicie a bollire l dentro come fossero pere con cui fare la marmellata. Io e la signora passeggiammo lungo il pendio della collina e quando arrivammo gi in strada, mi disse: - Ascoltami bene. Tu devi avere le migliori intenzioni, con Win.
- Non so se il sentimento  reciproco, ma le mie intenzioni sono sicuramente buone.
- Parler senza mezzi termini, signor Orecchie Grandi.
- Nat.
- Un uomo scopre di avere dei bisogni, ogni tanto, e cos una donna, e tutto ci pu portare a qualcosa che in realt non serve a nessuno dei due e che pu rivelarsi il peggior errore sulla faccia della terra.
- Non la seguo, signora -. Era una bugia, ma mi sembrava la cosa migliore da dire.
- S che mi segui, - disse. - Tu ti vuoi unire con la mia figlioccia come le bestie nei campi.
- Mai una volta questo pensiero mi ha sfiorato, neanche per un istante,- dissi, il che era ovviamente una enorme, dannatissima bugia. Era praticamente tutto ci a cui pensavo.
- Fatti dire una cosa, - insist la signora, avvicinando la faccia alla mia mentre parlava. - Se la vuoi vedere, ci sar un'accompagnatrice, e sar anche ben armata di pistola.
- Crede che Win potrebbe vedermi, accettare la mia corte? - chiesi. - In tal caso pu portarne pure due, di pistole, se vuole.
- Speravo che Win scegliesse pi saggiamente, invece di legarsi a certa gentaglia, - disse. - Anche se era prevedibile che fosse attratta dagli uomini di colore. Non sei malaccio, a parte il fatto che ti si potrebbe appendere il bucato sulle orecchie. Ti suggerisco di farti crescere i capelli e comprarti un cappello pi grande.
- Grazie, - dissi.
A quei tempi i miei capelli erano cresciuti parecchio, ed erano folti come rovi di gelso. Avevo preso anche a indossare gambali di cuoio perfettamente inutili, sopra i pantaloni a righe blu e rosse. Come Wild Bill, avevo comprato degli stivali con i tacchi alti e piuttosto costosi, che aggiungevano qualche centimetro in pi alla mia gi considerevole statura. Ero convinto di avere un aspetto niente male, anche se il cappello non mi andava pi tanto bene a causa del volume dei capelli. Tentavo di tirarlo gi pi che potevo, con il risultato che i capelli uscivano fuori a ventaglio come un parasole aperto a met. Durante la giornata il cappello tornava su e si piazzava sui capelli come un uccello su una roccia.
- Questo sabato ci sar un ballo, - disse la signora. - Potresti chiederle di accompagnarti, se proprio devi. Quando ti trovi a un ballo in una stalla a nessuno importa di che colore sei, perch per entrare devi sborsare un dollaro. Ma devi chiederglielo in mia presenza. Non permetter che le sia fatto ci che  stato fatto a sua madre.
- Lei non  una schiava, - dissi.
- Ed  proprio per questo che non te la porterai a letto, Orecchie Grandi. I tempi sono cambiati.
Ecco come arrivai a risalire la collina per dire direttamente a Win, come se non avessi mai pensato ad altro: - Questo sabato ci sar un ballo, e col tuo permesso e quello della tua accompagnatrice, la signora Finn, vorrei chiederti di parteciparvi con me.
- Sarei felice di venire, - disse, senza un attimo di esitazione. In realt non mi aspettavo una risposta positiva, e in cos breve tempo. Restai l impalato e stordito.
- Verrai qui per portarci al ballo, allora? - chiese Win.
- Lo far. Quale che sia l'ora.
- L'ora la scopriremo, - disse lei.
Bene, dunque: se la prima volta che l'avevo vista fluttuavo in aria, adesso volavo. Scesi gi dalla collina e non mi ero allontanato di molto quando Win mi raggiunse e mi afferr un gomito.
Disse: - Voglio tu sappia che ho detto io alla signora di chiederti di invitarmi al ballo. Ho pensato che le cose dovessero cominciare in modo onesto.
- Sono felice di sentirtelo dire, - risposi.
- Non conoscevo nessun altro del mio stesso colore.
- Ero l'unico maiale rimasto al mattatoio?
Lei rise. - Be', hai un certo fascino da campagnolo ignorante, ma dovremmo andarci piano, non credi?
- Immagino di s, - risposi.
- Non vedo l'ora, comunque, - disse lei.
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CAPITOLO 16.
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Il ballo si svolgeva sotto un tendone. Una grande tenda a strisce rosse e gialle, che un tempo era appartenuta a un circo. Era illuminata con lanterne e candele di ogni tipo, tutta roba che avrebbe potuto scatenare un incendio in un battito di ciglia. Il terreno era stato completamente coperto da segatura e fieno. C'erano barili su cui sedersi, sgabelli, sedie di ogni genere e secchi rovesciati. La tenda odorava di muffa, quasi riuscivo a immaginare gli animali che avevano sfilato l sotto. In effetti anche quella notte di animali ne sfilarono parecchi, sebbene di tutt'altra natura. Fu fatta entrare una banda, corni, violini, banjo e altri strumenti, e c'erano cibo e vino e persone nei loro abiti pi belli: un sacco di colori diversi, quindi, e un fruscio costante di abiti femminili. C'erano persino dei cinesi, anche se, a parte Wow, nessuno di loro ballava. Erano venuti a vedere cosa diavolo succedesse, dentro la tenda, e per la maggior parte del tempo restarono impalati in un angolo, accanto a una parete.
Era una notte fredda e la porta era spalancata: saresti potuto entrare cavalcando un elefante da circo e senza dover abbassare la testa, cosa che di sicuro altri avevano fatto in passato.
Arrivarono anche Wild Bill e il suo amico Charlie Utter. Ero stato presentato frettolosamente a Charlie durante una notte al Gemma, mentre facevo il buttafuori. Era un dandy, come Wild Bill, solo una versione in miniatura. Poi arriv Calamity Jane, in abiti femminili. Era la prima volta che la vedevo conciata in quel modo. Si era sistemata un po' i capelli e si era lavata il viso. Di solito era vestita in pelle di daino, la faccia contorta in una smorfia, i capelli imprigionati in un cappello come animali in gabbia, una pistola infilata nella cintura e tutte quelle parole immonde che le uscivano dalla bocca come liquame di fogna.
Avevo comprato un cappello nero nuovo, e mi andava meglio del vecchio. Mi ero tirato a lucido: indossavo una camicia a doppio petto rosso fuoco con i bottoni blu e pantaloni blu notte con una sottile striscia azzurra. Imitando lo stile di Hickok, avevo infilato i pantaloni negli stivali, che avevo lucidato per bene. Portavo inoltre un cappotto di pelle scura con le frange.
Il tempo di consegnare le mie pistole e la musica era gi cominciata e la gente ballava. C'era una concentrazione notevole di dandy. Agitavano i gomiti, alzavano le ginocchia e andavano in giro sollevando i tacchi come puledri. Pi la musica andava veloce, pi la folla di ballerini si agitava. E che io sia dannato se Wild Bill non era l pure lui a ballare. All'inizio stava con Charlie, andavano in giro come pazzi agitando le braccia e dicendo un sacco di sciocchezze. Le donne si misero a ballare tra loro, poi cambiarono e presero a ballare con gli uomini, quindi furono gli uomini a restare da soli in pista. Uno di loro spicc un salto e cerc di atterrare con le gambe spalancate, ma i pantaloni si strapparono e dovette andarsene, stringendo la parte posteriore col pollice e l'indice. Nessuno si dimostr gentile. Risero di quel poveretto fino a quando non usc dalla tenda.
Vidi anche Wow e Cullen. Wow indossava abiti in stile americano e ballava con passo leggero, mentre Cullen si muoveva come se avesse i lacci delle scarpe legati assieme. Indossava una camicia verde, pantaloni arancioni e scarpe bicolori, marroni e bianche, con grossi lacci rossi. Sembrava un pagliaccio del circo e per certi versi mi ricordava un'immagine presente in uno dei libri del signor Loving, che parlava di un buffone di corte chiamato Hop-Frog.
Tutti ballavano e cambiavano partner, finch non si creavano delle coppie pi stabili, uomo e donna, anche se in un modo che non sembrava mai intenzionale. Chiunque si buttasse nella mischia veniva travolto. Uomo e donna, donna e uomo: era uno scambio continuo, e capit ben presto che Wild Bill si trovasse a ballare con Calamity Jane. Credevo non si sarebbero divertiti e invece fu il ballo pi bello che avessi mai visto. Avevano un gran sorriso e saltavano come conigli. Ovviamente erano ubriachi come mosche affogate nel vino.
La banda diventava sempre pi numerosa. Erano arrivati nuovi musicisti, con nuovi strumenti. C'era un tizio che teneva il ritmo con un paio di cucchiai e un altro che strofinava un ditale su una tavola per lavare i panni, e un ragazzo che batteva una contro l'altra due costole di mucca. Il gruppo includeva bianchi e neri, e c'era persino un cinese che suonava un triangolo con un bastoncino. Per fortuna i corni, i violini, i banjo e gli altri strumenti coprivano il frastuono. La musica usciva dai binari, di tanto in tanto, ma riusciva sempre a rientrare nel seminato. Ero pronto a gettarmi nella mischia. Mi rivolsi a Win, che era bella come il peccato nel suo abito verde, con le piccole scarpe verdi e la spilla incastonata nella massa di capelli.
Dissi: - Mi concederesti un ballo?
- S, signore, - rispose. - Buttiamoci. E speriamo che tu sappia come fare.
- Vedr di imparare strada facendo.
Win guard la signora, che acconsent con un cenno del capo, e ci allontanammo.
Ora mi vanter un po' e dir che sono un ballerino nato. Afferrai quella musica e la cavalcai come un cavallo imbizzarrito. Le note erano farfalle, e io avevo con me il retino. Cominciammo a saltellare un po'qui un po' l, prendendo man mano velocit, come se fossimo giocattoli a molla. Charlie Utter, ubriaco come un toro, si avvicin disinvolto, ballando da solo e completamente fuori tempo, e cadde su un barile per poi finire disteso sul pavimento, immobile.
Non lo prendemmo neppure in considerazione. Era solo uno dei tanti ubriaconi storditi che crollavano qua e l. Io e Win eravamo una coppia decisamente appariscente. Ci agitavamo, giravamo, saltavamo come molle, ed esagerammo pure con un paio di balzi quasi in cielo. Non so cosa ci fosse preso, ma quello facevamo, e quando guardai la signora lei mi lanci un'occhiataccia, perci smettemmo di fare i pazzi.
Io e Win eravamo gli idoli della festa. Catturavamo gli sguardi di tutti, o meglio, era Win a catturarli, perch quando girava faceva svolazzare quel vestito verde e si muoveva veloce come una bambina. Ruotava di qua e di l e io con lei, braccia e gambe all'unisono, e ci muovevamo con tale frenesia che tutti presero a imitarci e mi venga un accidente se la band non cominci a star lei al passo.
Questo spinse alcuni bambini a fare capriole, verticali e cose simili. Erano stati tutti contagiati. E da quando l'alcol era cominciato a scorrere, tutto era diventato ancora pi frenetico, fino a quando io e Win non dovemmo fermarci, per riposare e bere qualcosa che non fosse stato corretto col liquore. Lo trovammo in una ciotola servita dalle donne della chiesa congregazionalista. Non erano in tanti, ad aspirare a quel rinfresco. Ci ritrovammo l insieme a dei bambini, qualche donna e qualche uomo sottomesso, a sorseggiare la bevanda dalle tazze e fare facce strane perch era aspra a causa del troppo limone.
Come vi aspetterete, essendoci insieme donne, alcol e musica, scoppiarono delle risse, e alcuni dei diaconi della chiesa congregazionalista, seguendo le leggi del loro credo, fecero il culo a un paio di esagitati e li cacciarono via dalla festa. Quando uscii fuori per riprendermi un po' vidi i due teppisti in un fossato dietro la tenda: anzi, a voler essere pi preciso, mi resi conto che stavo pisciando addosso a uno di loro. Mi ritirai in fretta perch pareva che l'umido lo stesse risvegliando.
Mentre tornavo dentro vidi che Wild Bill e Calamity erano chini su un barile di acqua che lui aveva trascinato sotto un albero. Il vestito di Calamity era tirato su e lui ci dava dentro come un martello su un chiodo. La scena mi disgust, a dire la verit: non perch si stessero prendendo il loro piacere, ma perch erano cos ubriachi che non credo fossero consapevoli del fatto che qualcuno potesse vederli chiaramente, come una torta bollente su un davanzale. Dopo di ci, persi un po' di rispetto per Bill. Non per via di Calamity, ma perch mi pareva avesse una doppia faccia e fosse troppo schiavo dell'alcol. Essere una leggenda era logorante, me ne rendevo conto.
Tornato sotto la tenda, trovai Win e ripartimmo come se niente fosse, ballando tutte le canzoni fino a quando le gambe e i piedi cominciarono a farmi male, soprattutto per via di quegli stivali col tacco alto, che di certo non erano stati concepiti per le danze. Mi resi conto a un certo punto che non vedevo la signora da un bel po', e cos andammo a cercarla. La trovammo svenuta su un mucchio di fieno vicino alla parete della tenda, una tazza appesa al dito, la lingua penzoloni come un asciugamano appeso.
Quello che aveva bevuto non doveva essere stato fornito dalla chiesa.
- Ogni tanto si fa un goccetto, - disse Win.
- Un goccetto dopo l'altro, a quanto pare.
- Gi, proprio cos.
Fu pi o meno allora che vidi quel pover'uomo che avevo incontrato prima con un bastone e poi con una stampella - quello con la testa pelata e il volto sfregiato da una bruciatura e da varie ferite che sembravano provocate da un coltello spuntato. Era vicino a una zuppiera piena di punch, aveva in mano un mestolo e lo affondava con lena nel liquore, come se dovesse spegnersi un incendio nella pancia. Non aveva pi la stampella ma un bastone molto elegante, vestiti costosi e una bombetta. Win mi colse a guardarlo e disse: -  una persona misteriosa. Non parla d'altro che di affari, e ultimamente pare gli stiano andando bene.
- Si  arricchito spalando letame di cavallo?
- No, non fa pi quel lavoro. Da quanto ho sentito ha guadagnato abbastanza per comprare una concessione mineraria, e due settimane dopo ha cominciato a scavare. Un lavoro duro per lui, visto come zoppica, ma evidentemente spalare merda di cavallo gli  servito.  diventato forte. Ha assunto tre uomini cinesi e due bianchi che ora lavorano per lui. Non fa che girare attorno a quegli uomini e sorvegliarli, questo so.
Lo guardai di nuovo. C'era qualcosa che mi disturbava, in quel tipo: mi fissava come farebbe un uomo che stia inquadrando qualcuno nel mirino del suo fucile. A quanto pareva, per, faceva cos con tutti. Credo che se mi avessero fatto lo scalpo, combinato la faccia in quel modo e ridotto a zoppicare, sarei diventato anche io molto diffidente. Comunque ero contento per lui. Almeno aveva i soldi, e se ci sapeva fare non sarebbe finito a chiedere l'elemosina con una tazza di latta, come succedeva quasi sempre alla gente nelle sue condizioni.
Presi le mie armi e io e Win uscimmo dalla tenda e tornammo sulla strada principale. Andammo fino alla sua baracca perch doveva prendere un paio di cose, che si rivelarono essere un cestino da picnic e il suo flauto. - Andiamo a caccia di topi? - le chiesi.
- Non esattamente, - disse lei. - Ho organizzato un picnic. Avevo immaginato che la Signora sarebbe stata fuori combattimento, dopo un paio di cicchetti. Per quanto riguarda il flauto, mi piace e basta. Mi ha insegnato una ragazza bianca che nella vita non doveva fare altro che suonarlo insieme al pianoforte, cantare e indossare bei vestiti. Era una tipa a posto. La figlia della Signora. Si chiamava Jane, ed  morta di difterite.
- La Signora si infurier, quando si sveglia, - dissi.
- Oh,  successo tante di quelle volte, - rispose Win. - Non riusciresti a svegliarla neanche con un secchio di acqua gelata o una palla di cannone sparata in testa. Ha bisogno dei suoi tempi: non si riprender prima di domattina, e ben dopo il canto del gallo. Anche se immagino che dovremo andare a prelevarla prima che faccia giorno. Abbiamo tempo, comunque. Il ballo non sar neppure finito.
Andammo alla stalla, dove tenevo il mio cavallo. C'era un ragazzo di colore di circa vent'anni, che gestiva le cose. Gli diedi qualche moneta per sellare Satana. Di solito andavo l una volta al giorno per dare una controllata e quando avevo tempo lo facevo correre lungo la strada principale e un po' in giro, senza addentrarmi troppo nelle terre selvagge, dove si aggiravano Sioux e Cheyenne. Per non parlare dei Blackfoot e dei Crow.
Il ragazzo si chiamava Easter, come la Resurrezione: prepar Satana e
lo attacc a un carretto che avevo noleggiato. Aveva insegnato a Satana a tirare il carretto e finora, nel farlo, non aveva ancora perso un occhio. A quel dannato cavallo il ragazzo era piaciuto dal primo momento, cosa che non doveva essere accaduta con me, visto come mi aveva sempre trattato.
Easter mi diede una mela per Satana, poi uscimmo nella notte, sotto la luce della luna, lungo la strada principale e poi fuori citt, allontanandoci di un bel po', segno che ci sentivamo coraggiosi. Prendemmo un sentiero secondario. Era una strada accidentata, ma Satana se la cav bene e la piccola carrozza resse l'impatto. Avevamo abbassato il tettuccio, in modo da riuscire a vedere il cielo e la fonte di tutta quella luce, una luna cos grande che riempiva gli occhi, anche se c'era qualche nuvola di passaggio, di quelle morbide, trasparenti. Rotolavano in cielo alla stregua dei sogni, soffici come ovatta.
Lasciai il carretto sotto un albero alto e tirai fuori le nostre cose. Diedi a Satana la sua mela, orgoglioso del fatto che avesse imparato a trainare un carro e una piccola carrozza tanto bene, e lui, per una volta, non cerc di mordermi la mano. Il picnic fu semplice. C'era del buon pane e formaggio dolce, un barattolo di marmellata di mele, una grossa bottiglia di sarsaparilla, bicchieri in cui versarla, una tovaglia a righe, scodelle di metallo e forchette e cucchiai. Win aveva portato anche una coperta, nel caso l'aria si fosse fatta troppo fredda. Tagli grosse fette di pane, vi spalm sopra la marmellata di mele. Erano deliziose. Per la prima volta assaggiai la sarsaparilla, e da quel momento divenne la mia bevanda preferita ogni qualvolta riuscivo a trovarla. Non posso dire di ricordare tutto ci che ci dicemmo, poich la maggior parte delle cose erano piuttosto sciocche, come accade spesso quando cominci a conoscere qualcuno. Ma alla fine parlammo delle nostre vite, e di come non fossimo disposti ad accontentarci di una zappa e di un pezzo di terra da dissodare. Avevamo dei sogni, ed entrambi concordavamo sul fatto che fossero grandi quanto quelli dei bianchi. Del resto laggi, nelle terre selvagge, eravamo pi uguali agli altri rispetto a qualunque altro posto in cui eravamo stati. Non per questo, per, intendevamo restare a Deadwood. Ecco intorno a cosa ruotavano, i nostri discorsi.
Win disse che voleva trovare un modo per prendersi cura della Signora, perch la Signora si era presa cura di lei per tutto quel tempo e ora cominciava a invecchiare e a perdere colpi. Le dissi che ero d'accordo anche su questo. Dopo un po' Win tir fuori il flauto e cominci a suonare. Era una melodia strana e malinconica, piena di dolore, e io, quanto a dolori, ne avevo una bella lista. In quella musica c'erano mia madre e mio padre, la loro morte, Ruggert che mi braccava, la perdita del mio amico Loving, la morte dei soldati, di cui in parte mi consideravo ancora responsabile. Pi lei suonava, pi io diventavo triste. Presto mi salirono le lacrime agli occhi, ma non era una sensazione sgradevole. Era come se quella musica, le note che stava suonando, entrassero dentro di me per afferrare tutta la mia tristezza, tirarla fuori e gettarla lontano. Almeno per il momento. Era una sensazione bella e dolorosa al tempo stesso, come se mi stessero strappando un dente marcio o estraendo una pallottola.
Dopo un po' smise di suonare quel pezzo e ne cominci un altro pi vivace. Mi alzai e mi misi a ballare un po'. Lo feci in modo buffo, a Win venne da ridere e non suon pi. Mi lasciai cadere sulla tovaglia, e quando lo feci lei mi prese la testa, avvicin il mio viso al suo e mi baci. Fu il momento pi bello della mia vita. Quel bacio era come fuoco. Mi incendi le labbra. Mi incendi la testa. Mi incendi il cuore. Mi incendi l'anima. Ero una fiamma di passione.
Quel primo bacio d'amore, che nasce alla sorgente del tuo fiume e nasce allo stesso modo nella donna che ti sta di fronte, non assomiglier a nessun altro, mai, e mai ci sar un'altra fiamma come quella. Mai potr essere tanto bello. Possono accadere molte cose belle dopo, ma saranno diverse. Ed  una cosa buona, questa, perch se bruciassimo in quel modo per tanto tempo non saremmo altro che cenere.
Qualcuno potrebbe pensare che ci che segu fu meglio di quel bacio: noi che ci toglievamo i vestiti e ci stendevamo eccitati su quella tovaglia da picnic, sotto quella coperta, mentre faceva sempre pi freddo e nell'aria c'era odore di pino e di neve in arrivo. In realt, per, non fu meglio di quel bacio.
Non fraintendetemi. Ne  valsa la pena, e se dovessi fare una lista verrebbe al secondo posto per bellezza, una cosa che migliora ogni volta che la si fa, ma tutto ci che  accaduto nella mia vita da quel momento in poi giace sotto la montagna di quel primo bacio, e per quanto ci abbia provato, a quell'altezza non sono arrivato mai pi.
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CAPITOLO 17.
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Andammo a recuperare la Signora proprio mentre la festa era ormai agli sgoccioli e gli ubriachi erano ammucchiati sotto la tenda e nei dintorni. Non riusciva a camminare, e dovemmo prenderla come un sacco di patate per portarla nella carrozza. Non era una donna minuta, quindi fu necessario un certo sforzo. La sistemammo l dentro, poi la portai fino a casa. Dopo che io e Win l'avemmo messa a letto nella stanza che dividevano, Win prese la pistola dalla borsa della Signora, che era legata al suo braccio, e mi fece vedere che non era carica.
- Sei il primo uomo per il quale non ha messo i proiettili nella pistola, -disse. - Di solito prevede di sparare, e in effetti una volta l'ha anche fatto, ma il tizio in questione  stato svelto, a darsela a gambe. Con te si  sentita sicura, ha fatto un bluff.
- Quanti uomini hai frequentato, quindi? - le chiesi.
- Mettiamola cos. Hai visto pi tu di me che tutti gli altri messi assieme.
- Mi piace questa cosa, - dissi, ed ero sincero, anche se devo ammettere in tutta onest che, se anche non fosse stato cos, non avrebbe fatto alcuna differenza. Ci che era accaduto prima del nostro incontro non mi interessava affatto. Mi interessava solo il presente, e quello che ci attendeva.
Iniziammo cos una relazione, anche se non fummo mai tanto liberi come quella prima volta, a causa della Signora. Alla Signora piaceva farsi una bottiglia di tanto in tanto, anche se Win si imponeva di non procurargliela e di non incoraggiarla in alcun modo. Ma quando lei si ubriacava io e Win ci vedevamo, o nella mia piccola stanza o sulla collina, sotto gli alberi e il cielo immenso. Il calesse andava pi che bene, finch c'era la luce della luna o delle stelle, o almeno restavano accese le lanterne su entrambi i lati della carrozza.
Sotto il nostro albero c'era ombra di giorno e buio di notte, e c'era un pendio su un lato della collina che si copr di erba verde appena giunse la primavera, grazie alla fertilit naturale del terreno.
Erano bei tempi, ma in quel periodo pensavo sempre a ci che mi aveva detto Wild Bill. Avevo bisogno di mettere da parte pi soldi e trovare un lavoro serio, prima di decidere di sposarmi. Il pensiero si era impiantato nella mia testa come un osso nella gola di un cane. Non riuscivo a espellerlo, nonostante ci provassi con tutte le mie forze. E ci pensavo ancor di pi ogni volta che mi toccava dare addosso a qualcuno mentre ero al Gemma, o pulire sputacchiere puzzolenti. Dovevo continuare a mettere da parte soldi per me e Win, per poi squagliarcela da Deadwood e puntare gli occhi su qualcosa di diverso. La mia speranza erano i soldi che mi aveva lasciato il signor Loving, a meno che non me li avessero rubati. Cercavo di ricordare quanta fiducia Loving avesse riposto nel cugino ma temevo che, di fronte al denaro e al fatto di doverlo dare a un nero con le orecchie a sventola, la sua lealt potesse venire meno. Se invece i soldi erano ancora l, si trattava di un gruzzolo notevole e pensavo di usarli per comprare una fattoria, visto che sapevo come fare a mandarla avanti. I progetti per erano una cosa, la vita un'altra.
Quando quella primavera piovosa se ne and e l'estate le subentr con fatica, il fango nelle strade cominci a seccarsi, mostrando buche tanto grandi da poterci perdere una gamba. Io per mi sentivo in gran forma, perch ero stracolmo di progetti e ambizione. Una notte, mentre lavoravo al Gemma, entr un omone. E se dico che era grosso, credetemi, era grosso. Penserete che esagero se vi dico che era alto circa due metri e dieci. Se volete dubitarne, fate pure. Non potevo sbatterlo a terra e misurarlo, ma so giudicare bene altezza e peso grazie al tempo che ho trascorso in mezzo al bestiame, e quella statura era stata il frutto dei miei calcoli. Aveva spalle larghe, un barile al posto del torace e due gambe che sembravano tronchi d'albero. Calcolai che dovesse pesare circa centotrenta chili, e aggiungo che si trattava di muscoli e non di grasso. Il cappello si appoggiava appena in cima alla testa, pronto a cascare da un momento all'altro. I piedi erano cos grandi che gli stivali sembravano barche.
La cosa che mi parve pi interessante, comunque, era il fatto che fosse entrato col tipo a cui era stato fatto lo scalpo, quello tagliuzzato e bruciato. Ancora zoppicava, ma come vi ho gi detto non aveva pi la stampella. Con lui c'era anche un uomo piccolo, col mento incassato e una fossetta che pareva un buco di proiettile. Aveva le spalle e il petto sottili. Gli occhi sfrecciavano nel locale, cosa che mi fece pensare a una faina: ed era proprio questo il nome con cui lo chiamavano.
Quando si avvicin vidi che aveva due pistole alla cintola, e una cintura piena di cartucce.
Capitava spesso che ai cowboy e ai minatori non piacesse separarsi dalle armi, visto che la loro virilit era cos strettamente legata a esse. Ci significava che spesso dovevo colpirli sulla testa o sulle orecchie con la mia pistola, che in qualit di buttafuori avevo il permesso di tenere.
Faina e il Ragazzone erano tra quelli che restavano aggrappati con pi forza alle loro armi. Brontolarono quando gli chiesi di darmi le pistole, promettendo loro una ricevuta scritta nella mia miglior grafia. Indicai un cartello proprio sulla porta che diceva: MOLLATE LE VOSTRE DANNATE
ARMI, NON  UNO SCHERZO.
- Il posto della pistola di un uomo  addosso a lui, - disse Faina.
Come molti altri, anche io credevo che la mia virilit dipendesse dalle armi: era pi facile dimostrarla con una pistola che non con un'idea, perch quest'ultima presupponeva un certo lavoro di testa e molta concentrazione, oltre a una persona dall'altra parte che fosse disposta ad ascoltare. Il problema, quando cerchi di essere ragionevole per tutto il tempo,  che spesso l'altro non  minimamente interessato a stabilire quanta logica ci sia nelle tue argomentazioni.
Ci che dissi subito dopo colp Faina come un mattone.
- Il tuo pisello resta con te, le tue armi vanno dietro al bancone.
Faina si appoggi al banco, si avvicin alla mia faccia, investendomi col suo alito, un misto di alcol, aglio e qualcos'altro che gli saliva da dentro come una puzzola in calore. Anche i suoi vestiti puzzavano, di muffa e muschio. Il sudore gli gocciolava sulla fronte da sotto il cappello.
- Ho combattuto per la Confederazione e ora un negro mi dice che devo posare le mie pistole?
- Ti sto dicendo solo di lasciarle qui, - dissi. - Non ho intenzione di venderle.
- Stai facendo il furbo con me, ragazzo? - disse Faina.
- Ti sto solo spiegando le regole.
Il Ragazzone si avvicin, incombendo su di me, anche se ero in piedi dietro al bancone.
Era cos alto che mi sembrava di stare seduto. La sua faccia faceva spavento, ma non perch sembrasse un pazzo: tutto il contrario, anzi.
Aveva una specie di macchia al centro della fronte fatta con quella che sembrava merda fresca di gallina.
- Amici, - disse l'Uomo Bruciato, e la sua voce sembrava provenire da una miniera buia in cui c'era stata una frana. - Quest'uomo sta seguendo le regole. Come tutti i servi, conosce il suo lavoro e sa dove deve stare, non  vero, ragazzo?
Fino a quel momento avevo provato pena per quel tipo bruciato vivo, a cui era stato fatto lo scalpo e a cui la vita aveva spalato un bel po' di merda in faccia, e ora ecco che faceva quelle affermazioni con la sua voce da grotta. Il mio lavoro non consisteva nel vendicarmi di ogni osservazione acida che mi veniva rivolta, anche perch, credetemi, ogni sera me ne arrivavano addosso vagonate, ma qualunque senso di piet avessi provato per quell'anima ustionata vol subito fuori dalla finestra. C'era qualcosa in lui che mi dava i brividi alla nuca e gi lungo la spina dorsale.
-  il mio lavoro, - dissi.
- Molto bene, - disse l'Uomo Bruciato, e infil la mano sotto il suo cappotto lucidissimo per raggiungere la tasca interna e tirare fuori una pistola da donna, che pos sul bancone. Questo indusse il Ragazzone a prendere la sua pistola e schiaffarla sul bancone accanto all'altra, insieme a un coltello da caccia delle dimensioni della spada di San Giorgio, che piant nel legno in modo che restasse dritto. Faina mi guard. Respirava pesantemente, la faccia che sembrava ancora pi unta sotto le luci. Appena le labbra si incurvarono, i suoi denti gialli e marci spuntarono dalla bocca come una talpa che cerchi la luce del sole. Per un momento pensai che avesse intenzione di estrarre le pistole. Decisi che, nel caso avesse accennato quel movimento, l'avrei battuto sul tempo. Allungai una mano verso la LeMat e lo tenni sott'occhio, cercando di non perdere di vista gli altri due, perch di tanto in tanto accadeva che non tutte le pistole fossero consegnate e che qualcuna passasse inosservata. Comunque, pensai che al Ragazzone sarebbe bastato cadermi addosso, per uccidermi.
- Basta cos, - disse l'Uomo Bruciato, posando una mano sulla spalla di Faina. - Le regole valgono per tutti, e noi vogliamo collaborare.
Il suo sorriso era cos largo che riuscii a vedere tutti i denti storti e distanziati, ma parlava con lo stesso tono di voce che vi ho descritto prima. Sentivo che in fondo a quel tunnel doveva esserci un po' di miele, ma avariato. Faina si tolse lentamente la cintura con la pistola e la piazz sul bancone. Diedi a tutti loro una ricevuta con un numero, attaccai un cartellino con lo stesso numero alle armi e poi le sistemai sotto il bancone.
Mentre facevo queste cose loro mi osservarono con attenzione e il Ragazzone incombeva su di me come una nube carica di pioggia. L'Uomo Bruciato si tenne un po' in disparte, lasciando gli altri due in prima linea. Tutti quei soldi che gli erano cascati addosso l'avevano reso potente.
Si addentrarono nel locale, imbronciati, Faina soprattutto, e scelsero un tavolo dove stava cominciando un giro di carte. Wild Bill apparve, poggiando un gomito sul bancone, e disse: - Ti ho visto mentre te la sbrigavi con quei tre. Ottimo lavoro.
- Sinceramente, Bill, ero un po' agitato.
-  normale, - disse. Tir fuori le pistole dalle tasche dei pantaloni e le pos sul bancone. Sapevo che aveva un'arma nascosta, ma ritenni pi prudente evitare di fare domande in proposito.
- Ero qui vicino, comunque, e sarei intervenuto se le cose si fossero messe male.
- Lo so, - dissi. - Ti ho visto, e la cosa mi ha tranquillizzato parecchio.
In realt non mi ero accorto della sua presenza, ma avevo pensato che fosse una cosa carina da dire. Volevo sapesse che mi fidavo di lui, e che il rispetto che avevo perso nei suoi confronti in passato era stato riguadagnato.
- Cercavano rogne, Nat. Lo so bene, me ne sono capitati parecchi, come loro.
- Immagino, - dissi.
Il Gemma era diventato chiassoso. Il fumo di sigari, pipe e sigarette stava saturando l'aria e attraversava la sala in piccole nuvole grigie. Il pianista picchiava duro sul pianoforte, non pi intonato o consapevole dell'intonazione rispetto alle altre volte. C'era una nuova cantante, ma anche lei, come la moglie del pianista, non avrebbe beccato una nota neppure se avesse avuto un remo in mano e se la fosse vista penzolare davanti al naso. Misi le mani dietro il bancone, in modo che Bill non si accorgesse che tremavano.
- Ti va un drink? - chiese Bill.
- Sarsaparilla, - dissi. Come vi ho gi raccontato, a Bill non interessavano le discussioni, a meno che non si trovasse coinvolto di persona. Non aveva problemi a sedersi con un uomo di colore, e grazie alla sua reputazione e all'abilit con le pistole, tutti lasciavano correre. Meglio cos. C'era gente che non la pensava allo stesso modo, ma Bill, gentile com'era, non era certo tra loro.
- Ho una pausa tra mezz'ora, - dissi, tirando fuori il mio orologio da taschino e sbirciando l'orario.
- Ci vediamo dopo, allora, - disse Bill. - Vado a prendere da bere, mi siedo a un tavolo e, se la notte gira bene, mi procuro un po' di compagnia femminile, preferibilmente prima che mi ubriachi, cos ne scelgo una buona e pulita e di aspetto soddisfacente per quando me la ritrover accanto al mattino.
Per essere un uomo sposato con una malattia, era piuttosto disinvolto su certe cose. Si allontan tra la folla, che si apriva al suo passaggio neanche fosse Mos che separava le acque.
Tornai a lavorare, e dopo mezz'ora passai il compito di raccogliere le armi a un altro dipendente, un ragazzo bianco con problemi di alcolismo e il naso che colava. Poi andai a cercare Bill.
Era a un tavolo con altri tre e giocava a carte. Come sempre, sedeva con le spalle alla parete. Quando mi accorsi che stava giocando feci per andarmene, ma lui mi chiam:
- Nat, amico mio, vieni.
Mi avvicinai e rimasi accanto a lui mentre lanciava le sue carte.
- Con questo giro ho finito, - disse agli altri. - Vi sarei grato se lasciaste il tavolo per permettere a me e al mio amico di avere una conversazione privata.
Ora, vi giuro che non esagero, ma quelli ci guardarono, increduli. Il problema non era il fatto che fossero tutti gente del Sud, perch non bastava, come spiegazione. C'era un sacco di gente che aveva combattuto per il Nord e che non si sarebbe fermata a pisciare su un uomo di colore che andava a fuoco. Come sentii dire a uno Yankee una volta: " una questione di territorio, pi che di negri".
Ma era con Wild Bill, che avevano a che fare: perci, dopo un momento di riflessione, si alzarono trascinando le loro sedie e se ne andarono. Bill rest a guardarli, nel timore che uno di loro gli si rivoltasse contro, perch la verit era che, a parte Charlie Utter e pochi altri, Bill non aveva molti amici veri, anzi, erano quasi tutti degli stronzi. Qualcuno sarebbe pure stato capace di aspettare che voltasse le spalle per accopparlo. Di me si fidava perch quella notte gli avevo dato una mano senza sapere chi fosse o curarmene.
- Anche se hai finito di lavorare, siediti qui vicino a me, le spalle contro il muro, - disse.
Come vi ho gi detto, preferiva stare con la schiena contro la parete. Lo feci, e lui disse: - Nat, c' qualcuno a cui non piace saperti qui.
- Immagino ce ne siano a decine. Ma non per qualcosa che ho fatto.
- Sei un onore per la tua razza, - disse Bill, senza rendersi conto che le sue parole potevano suonare offensive. - Ma ci sono persone che sparerebbero a un cane mentre porta loro un coniglio, e solo perch il cane  nero. Mi segui, Nat?
- Non per offenderti, ma vorrei farti presente che mi  gi capitato di trovarmi in una posizione come questa, e pure peggiore.
- Uh uh, - disse. - Ma fatti dire una cosa, quel Ragazzone  della razza che ha ucciso Ges, e ti tiene d'occhio.
Mi ci volle qualche istante, ma capii. Il Ragazzone era ebreo.
- Inoltre, - disse Bill, - quello piccolo negli occhi ha il nulla, solo la morte. Uccidere gli piace.
- Qualcuno potrebbe dire la stessa cosa di te, - ribattei.
- Qualcuno, s, - disse Bill, i denti che si vedevano appena sotto i baffi.- Ma sbaglierebbe. Non mi piace uccidere, ma posso farlo senza problemi in caso di necessit. Preferisco andare a letto la sera senza aver ucciso un uomo, perch questo alimenta negli altri il desiderio di farmi fuori per costruirsi una reputazione. Ma posso dormire sonni tranquilli. Non ho mai ucciso un uomo che non era necessario uccidere, se escludiamo uno sfortunato incidente con un vice sceriffo, una volta. Ma non ne parler. Faina appartiene a una brutta razza, Nat. Non era solo un soldato, ma anche un cacciatore di bisonti, e di quelli bravi. Si dice che abbia ucciso un cucciolo per divertimento, e durante la guerra girava voce che gli piacesse sparare ai feriti, poco importava se del Nord o del Sud. Lui si  schierato con il Nord, ma per sete di sangue, non per la causa. Potrebbe essere solo una diceria, per tendo a crederci perch basta guardarlo in faccia. Io intuisco bene il carattere delle persone: ho dovuto usare spesso il buon senso, per evitare che qualche delinquente mi facesse secco.
- Come fai a sapere tutte queste cose su di lui? - chiesi.
- Sono stato in guerra, Nat, e l'ho conosciuto grazie a Custer. Erano insieme a Bull Run. Il piccolo bastardo era letale, ma soprattutto da dietro un albero o da dentro un fosso. Non  esattamente un codardo, ma calcola ogni probabilit, di questo puoi essere certo. Nessuno l'ha mai visto in prima linea in battaglia, se poteva evitarlo. Se ci riusciva, restava sempre a sparare da dietro.
Il gigante si chiama Finklestein, o almeno cos dice. C' chi contesta il fatto che sia un ebreo e dice che  tedesco o di un altro Paese, ma questo alla fine poco importa, non ti pare? Dicono che abbia preso il cognome della moglie. Quanto alla sua famiglia, gira voce che l'abbia sterminata lui stesso: che abbia perso la testa e li abbia fatti fuori con un'ascia. Dicono che  accaduto a causa di una febbre, che non sapeva cosa stesse facendo e che trascorre la sua vita nel rimorso. Ecco perch  venuto in queste terre, o almeno cos dicono: per sfuggire alla legge.
- Chi lo dice?
-  una bella domanda, Nat. Ma ho sentito questa storia da parecchia gente. Comunque, chi l'ha detta a me l'ha sentita da altri, e cos via. E ogni volta qualche particolare cambia. Ti sto raccontando la versione che preferisco, quella che mi ha riferito Charlie Utter. Comunque il Ragazzone  diventato pazzo e ha deciso che era ebreo e che si era trasformato in una cosa chiamata Golem, se ho capito bene. Fatto sta che chiama s stesso Golem, come se fosse il suo nome.
- Che cos' un Golem?
-  una cosa ebrea. Una specie di mostro che dicono far il culo ai loro nemici. Lui crede di essere quel mostro. Il marchio che si  fatto sulla fronte, dice che lo riempie di potere, qualsiasi cosa significhi. Charlie  stato poco chiaro sull'argomento.
- Credi ci sia qualcosa di vero?
Bill mi sorrise. - Credo che una pallottola calibro 44 sistemerebbe le cose. Per quanto riguarda l'altro, il tronco che cammina, sono convinto che lo lascino comandare perch  pieno di soldi fino alle orecchie. C' qualcosa di malvagio in lui, puoi starne sicuro.
- Forse hai ragione, Bill, - dissi. - Mi fa accapponare la pelle, e non credo sia solo per il suo aspetto. Mi piace pensare di non essere cos meschino.
- Fammi arrivare al punto. Mi hanno detto che ti stanno seguendo, che hanno chiesto di te. L'ho saputo proprio stanotte al Mann's Number 10: un uomo mi ha detto che lo ha sentito dire da quel viscido mentre era ubriaco. Secondo quanto mi ha riferito questo qua, un tizio con la bocca bella larga, il vecchio tronco  fissato con te, Nat, ed  per questo che sta con quel pazzo bastardo e con il viscido. Ha intenzione di fotterti, e lo far presto: e per fotterti non intendo mettertelo nel culo, almeno non carnalmente.
Cercai tra la folla e individuai i tre a un tavolo rotondo non molto lontano da noi. Un quarto uomo si era unito a loro. Era sporco e piccolo, con i capelli color carota che spuntavano dal cappello. Aveva il naso rotto e storto, con la punta girata verso l'orecchio sinistro. Era anche strabico, ma ci vedeva abbastanza bene da riuscire a fare anche lui quello che facevano gli altri, tutti insieme: vale a dire, fissare me.
- Ne  arrivato un altro, - dissi.
- Jack McCall.  uscito dal buco sbagliato di sua madre, e lei si  dimenticata di pulire. Quindi, eccolo qua. Ma lui non  un problema. Ci ho giocato contro a carte, ed  un codardo. Puoi capire un sacco di cose sulle persone, quando ci giochi a carte. Mi ha pure fatto pena, dopo che gli ho preso tutto quello che aveva in una partita tra amici. Gli ho dato un dollaro, con i miei migliori auguri, perch si comprasse del cibo e magari una fune a cui attaccarsi. Li ha presi, ma ha accusato il colpo. Ho ferito il suo orgoglio. Non credevo ne avesse uno.
Quando Bill parlava di attaccarsi a una fune si riferiva a quella che qualcuno chiamava la linea di trotto. Quando un uomo aveva bisogno di dormire ma pochi soldi c'era un edificio dietro Deadwood al quale si potevano attaccare delle corde, per poi appendercisi e dormire in piedi. Era l'unico modo in cui il proprietario del luogo poteva ospitare tutti. Avevo sempre pensato che, se ci avessi provato io, mi sarei ritrovato per terra, rannicchiato, con i topi che mi mordicchiavano le chiappe.
Fu in quel momento che il mio sguardo si ferm sull'Uomo Bruciato. Notai il modo in cui i suoi occhi guizzavano nel locale, infuocati come un incendio delle praterie. Fu come se qualcuno mi avesse mollato un ceffone sulla nuca. Mi resi conto di una cosa che avrei dovuto capire da tempo, nonostante lo scalpo, il viso bruciato, la voce roca. Era sopravvissuto agli Apache e mi stava ancora alle calcagna. Quell'uomo era Ruggert.
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CAPITOLO 18.
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Un raro attacco di buon senso e il mio amore per Win salvarono Ruggert, quella notte.
Avrei voluto alzarmi in piedi, puntare dritto verso di lui con la mia LeMat, il tamburo pronto a sparare tutte le cartucce, e fargli saltare la testa. Ma non lo feci. Sapevo di non avere alcuna possibilit di uscirne vivo, anche se ero un buttafuori del Gemma. Potevo farla franca in molte occasioni per via del lavoro che facevo l dentro, ma uccidere un bianco per un'azione del passato che non potevo provare, persino in quelle terre desolate di Deadwood, sarebbe stato difficile da digerire per la maggior parte della popolazione. Potevi sparare alle spalle, imbrogliare a carte, forse persino rubare un cavallo e farti la moglie del prete senza rischiare di essere impiccato, se la gente era dell'umore giusto, ma se un uomo di colore avesse fatto una qualsiasi di queste cose, nel preciso istante in cui ti prendevano, i tuoi stivali sarebbero gi stati a un metro da terra e il collo stretto a un cappio. Avrei potuto avere dalla mia parte Wild Bill e pochi altri, ma persino con quell'uomo letale al mio fianco i numeri sarebbero stati a mio svantaggio. Sarebbe stato come tentare di svuotare l'oceano con una tazza da t.
E io non volevo perdere la mia occasione con Win. Lei era tutto ci che avevo sempre desiderato, e me n'ero reso conto quando l'avevo vista la prima volta al chiaro di luna, mentre suonava musica per topi. Potevamo avere una vita. E sapevo che pap avrebbe voluto questo, per me, piuttosto che la morte di Ruggert.
Non dissi neanche a Wild Bill che sapevo chi fosse quell'uomo che mi voleva morto, e perch ce l'avesse con me. Controllai il respiro, mi scusai con Bill e uscii in strada. Mi ritrovai a camminare molto velocemente, sempre pi rabbioso, con la voglia di tornare indietro e affrontare Ruggert. Alla fine pensai al suo aspetto e a cosa gli era successo. Non avevo idea di come fosse finito a Deadwood, ma non mi aveva mai sfiorato il pensiero che l'avesse fatto di proposito. Probabilmente credeva che fossi stato ucciso dagli Apache, e immaginai che la cosa lo avesse anche un po' deluso, visto che non aveva contribuito in alcun modo alla mia fine. Poi il fato ci aveva riuniti. In qualche modo, ridotto quasi a mendicare, era giunto fino a Deadwood, dove anche io ero approdato con Cullen e le ragazze cinesi.
Dal momento in cui mi aveva visto, quel giorno, la sua fortuna aveva risalito la china senza pi fermarsi, e forse lo sopravvaluto se penso che abbia fatto in modo di arricchirsi solo per poter assumere gli uomini di cui aveva bisogno per farmi fuori, ma non lo escluderei del tutto. Corrispondeva a ci che il signor Loving mi aveva raccontato sul suo conto: Ruggert si attaccava a un'idea come una zecca assetata e non era contento finch non riusciva a succhiare tutto il sangue.
Quando raggiunsi la mia stanza avevo cominciato di nuovo a provare pena per Ruggert, per il modo in cui era stato torturato dagli Apache, e sebbene non bastasse a placare l'odio che provavo nei suoi confronti per quello che aveva fatto a mio padre, quel senso di piet fu sufficiente a gettare un panno umido sui miei sentimenti, almeno fino a un certo punto.
Sotto la mia porta era stato spinto un foglietto. Accesi la lampada nella stanza e diedi un'occhiata. Sopra c'erano scritte due frasi, a matita:
Sembra pane per i tuoi denti. Ci sono in ballo un bel po' di soldi.
Cullen
Sul volantino c'era il disegno di un uomo con un fucile, i capelli lunghi e vestito come Wild Bill. Si trattava di una gara di tiro a Deadwood, e il premio in denaro era considerevole. C'erano una quota d'iscrizione e una scadenza. Avevo due giorni di tempo.
Ci pensai un po' su. Pensai al premio in denaro, poi di nuovo a Ruggert. Decisi che aveva pagato abbastanza per quello che aveva fatto. Forse la sua era stata una punizione peggiore della morte, e dovevo accontentarmi.
Se avessi vinto quella gara di tiro avrei avuto un sacco di soldi, e altri ne avrei potuti fare scommettendo su me stesso. Potevo ridurre considerevolmente il tempo da trascorrere a Deadwood, facendo pi soldi in un giorno che in un mese di lavoro al Gemma, dove mi sarei guardato le spalle tutto il tempo per colpa di Ruggert e dei suoi scagnozzi. E se avessi vinto e me ne fossi andato, e Ruggert mi avesse seguito, un colpo di fucile non avrebbe avuto bisogno di troppe spiegazioni.
La gara di tiro si sarebbe tenuta una settimana dopo. Non mi sembrava impossibile evitare Ruggert per sette giorni e cogliere la mia occasione, e non prendevo realmente in considerazione la possibilit di perdere. Ero certo di poter vincere la gara e lasciare Deadwood con un bel malloppo che avrebbe permesso a me, a Win e alla Signora di attraversare il Paese intero. Ero talmente sicuro di me stesso che, se avessi avuto un briciolo di sicurezza in pi, avrei dovuto assumere qualcuno che mi seguisse per aiutarmi a portare in giro tutte le mie certezze.
Aprii il pertugio nella parete, controllai i miei risparmi, che avevo infilato in un vecchio sacco di farina, li tirai fuori e alla luce della lampada contai quanto avevo messo da parte. C'erano quasi cinquecento dollari. Ne aggiunsi altri venti, mettendomi in tasca un paio di dollari d'argento per le spese vive. Ero cos eccitato per tutti quei soldi che li contai due volte. Avevo da poco saputo che Ruggert era vivo e che aveva ancora intenzione di uccidermi perch avevo guardato il culo di sua moglie (e dov'era lei ora?), ma in quel momento l'eccitazione e la gioia ebbero il sopravvento. Riposi di nuovo i soldi nel nascondiglio, mi preparai per andare a letto, le pistole a terra su entrambi i lati, mi stesi e spensi la luce.
Ero appena sprofondato tra le braccia di Morfeo quando sentii picchiare alla porta. Mi svegliai di botto, la LeMat in pugno, carica. Mi tirai su a sedere, dissi: - Chi  l?
- Sono io, - rispose Cullen.
- Dannazione, Cullen, - dissi, scivolando verso la porta. Era cos vicina che non dovevo neanche alzarmi in piedi: rotolai sul mio giaciglio e la raggiunsi in ginocchio, parlandogli attraverso il legno mentre la aprivo tirando indietro la sbarra. - Sei ubriaco? Non abiti pi qui.
- No, non sono ubriaco. Fammi entrare.
Si sedette nel punto dove prima c'era il suo letto. Posai la pistola e accesi la lampada. Quando lo guardai vidi che la bocca era rivolta verso il basso e le labbra tremavano. Per un momento pensai che gli avessero sparato o lo avessero accoltellato, ma la sua era una ferita di altro genere.
- Sto diventando pazzo per amore, - disse.
- Ti stai di nuovo fissando con quei romanzetti, vero?
- Voglio sposare Wow.
- Bene, ti faccio le mie pi sentite congratulazioni, - ribattei, e dicevo sul serio.
- L'abbiamo deciso stanotte. Stavamo facendo quello che facciamo di solito la notte e lei ha detto: "Credo che dovremmo sposarci". E io ho risposto: "Credo che sia una buona idea". E cos lo faremo.
- Di solito non si va a letto con una donna prima di averla sposata, -dissi.
- E suppongo che tu sia casto, invece, - disse Cullen.
- Non ti risponder, per il semplice fatto che conosci la verit, - dissi. -Ma sono felice per te. Davvero. Wow  una donna meravigliosa.
- S, lo , - disse lui. - So che non  bella, non come Win. Diamine, non come parecchie altre donne, quanto a questo, compresa la ragazza con la gamba di legno. Che tu ci creda o no, ancora non so il suo nome, lo sbaglio sempre, Ring Ding. Ping Sing. Wing-a-ling. Mi sembra che mi dia un nome diverso ogni volta che ci vediamo. Insomma, per tornare a quanto stavo dicendo, Wow non  una gran bellezza, ma ai miei occhi diventa ogni giorno pi carina. Quel modo in cui gira la testa. La luce nei suoi occhi, i denti cos dritti e bianchi quando sorride... ci passa un sacco di tempo a curarli, Nat, e mi ha spiegato parecchie cose su quella che chiama igiene personale.
- Sei talmente innamorato che mi fai venire il voltastomaco, - dissi, ma sorridevo.
- Ha un cuore meraviglioso, ma  anche tosta, se  necessario. E sa parlare di cose di cui io ignoravo completamente l'esistenza.
- S,  vero, - dissi, ripensando a quando mi aveva raccontato di CornFoolish, come ancora mi piaceva chiamare Confucio.
- Wow sa cose sulle formiche, sugli uccelli, sulle malattie e sul modo di curarle. Tutta roba di cui a me non fotte niente, ma Wow mi fa venire la voglia di saperne di pi, almeno finch ne parla lei. Sa cantare come un uccellino, cucina bene, prepara cose saporite che non avrei mai creduto di poter mangiare. Ed  davvero un talento, sotto le lenzuola, ma questo lo sai anche tu.
- Non quanto te, Cullen. Credo che ti abbia riservato le sorprese migliori. Io e lei non abbiamo fatto altro che giocare.
- Credi davvero? - disse.
- Certo. Quando ci sar l'evento?
- Faremo un matrimonio cinese, con gli uomini e le ragazze della sua razza.  quello che vuole, e per me non  un problema. Porter un prete che dir qualche parolina cristiana per stringere un bel nodo tra Oriente e Occidente.
- Ripeto, Cullen, - dissi. - Sono felice per te. Ma ora che so la grande notizia, per favore, torna a casa. Sono esausto, ho bisogno di dormire.
- Scusa, Nat.
- Figurati. Puoi venire quando vuoi, basta che non sia a quest'ora.
Cullen rise. - Vedo che hai preso il volantino.
L'aveva adocchiato sul pavimento, vicino al letto.
- S. E ho intenzione di partecipare, e di vincere.
- Non avevo alcun dubbio, - disse lui.
Ci stringemmo la mano. Gli rivolsi di nuovo i miei migliori auguri e lo feci uscire.
L'avevo congedato in modo molto pi brusco di quanto avrei fatto in altre circostanze, perch mi scappava di parlargli di Ruggert. Non mi sembrava giusto rovinare il suo grande annuncio con le novit che avevo. Inoltre, Ruggert non stava inseguendo Cullen, anzi, era probabile che neanche sapesse della sua esistenza.
Mi stesi al buio, fissando il soffitto che non riuscivo a vedere. Ero crollato in un sonno profondo, prima, ma sapevo che non sarebbe pi accaduto. Non quella notte, almeno. Ero troppo agitato per Ruggert e per la gara di tiro. Ma anche felice per Cullen e Wow. Era uno strano miscuglio di sensazioni.
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CAPITOLO 19.
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Ero molto pi cauto rispetto a prima, facevo attenzione agli angoli e ai vicoli e non uscivo di notte, tranne quando dovevo recarmi al lavoro. Ogni tanto vedevo quel tizio che Bill aveva chiamato Golem. Non che cercasse di nascondersi da me, cosa che, vista la sua stazza, sarebbe stata come tentare di far sparire un bisonte in una baracca con tutte le lanterne accese.
Cercavo di ignorare la sua presenza o di fingere che non significasse nulla per me: gli passavo accanto per strada come se non l'avessi mai visto prima, ma tenevo un occhio ben aperto e una mano libera accanto a una delle mie pistole.
Invece Faina lo vedevo pi spesso: pareva andare sempre di fretta ma mi guardava, mostrandomi quegli orribili denti verdi come se fossero una specie di premio. Ruggert lo incontravo pi di rado: faceva un'apparizione di tanto in tanto. Suppongo che il suo ritrovato benessere gli permettesse di avere mie notizie mentre era comodamente seduto in uno dei saloon con una birra in mano.
Una volta saputo che Ruggert e l'Uomo Bruciato erano la stessa persona, avevo chiesto in giro e scoperto che la sua miniera, nonostante avesse fruttato alla grande per un po', si era esaurita come una vecchia puttana. Tutto quello che aveva da offrire l'aveva gi dato, e ora era in stato di abbandono. Quello che Ruggert era riuscito a ricavare gli aveva permesso di girare per la citt in abiti eleganti e scarpe su misura (seppi poi che gli Apache gli avevano affettato un tallone e tagliato via un paio di dita) e di mangiare nei locali pi belli. Posti dove gli uomini di colore non potevano entrare, a meno che non dovessero spazzare a terra o fare quello che facevo io: buttare fuori gli ubriachi e pulire sputacchiere. Cominciai a pensare che la punizione che gli Apache avevano inferto a Ruggert non fosse stata sufficiente, dopotutto. Faceva una vita di un certo livello. In ogni caso, io continuavo a rispettare i miei piani.
Tutte le mie sensazioni positive fecero una brutta fine, il giorno dopo. Dopo essermi iscritto alla gara, venni a sapere che Custer e la sua truppa erano stati sterminati nella battaglia di Little Bighorn. La tensione a Deadwood era altissima, come del resto dappertutto tranne forse a Est, dove al massimo potevano sentirsi nauseati dalla piega che avevano preso le cose. Non mi faceva impazzire l'idea di essere ucciso dagli indiani, ma la loro posizione era chiara. Eravamo nel loro mondo, e ci stavamo cagando sopra alla grande. Scavavamo nelle loro terre sacre, spazzavamo via le loro fonti di sostentamento, e pretendevamo pure di essere nel giusto.
Tutte queste considerazioni, per, non contribuivano certo a tranquillizzarmi. Il giorno dopo non dovevo lavorare, cos la mattina incontrai Wild Bill. Sfuggimmo agli uomini di Ruggert e arrivammo a cavallo nel posto dove io e Win andavamo ad amoreggiare. Avevo parlato a Wild Bill della mia intenzione di iscrivermi alla gara di tiro, cosa di cui lui in qualche modo gi era al corrente, e finalmente gli dissi che conoscevo l'Uomo Bruciato e che avevamo un passato in comune. Gli raccontai tutto. Era un buon ascoltatore. Gli fornii i dettagli mentre ci allontanavamo dalla citt a cavallo, fianco a fianco.
Quando arrivammo alla collina, ci fermammo sotto il grande albero e guardammo in basso. Erba e fiori selvaggi si susseguivano lungo il pendio come un tappeto appena srotolato. L'aria era fresca come un biscotto appena sfornato.
- Vedi, un uomo pu abituarsi a vivere in un posto come questo, se ha una casa e una moglie, - disse Wild Bill. - Tu una moglie ce l'hai, Bill, - dissi.
- Lo so. Per questo dicevo.
- Stai pensando di appendere le pistole al chiodo?
- Mi piacerebbe, - disse. - Ma  pi difficile di quanto potresti pensare. Sono diventato il Principe dei Pistoleri, il che mi rende quanto di pi simile a un appestato si possa immaginare. La gente come me non ha un posto dove andare. Sento che la vecchiaia sta per cascarmi addosso come un mattone su un insetto, perch quando diventi il Principe dei Pistoleri puoi soltanto peggiorare.
- Vai a Est, Bill. Appendi le pistole al chiodo. L sarai un eroe e nessuno si aspetter una sparatoria.
- E chi diventerei, laggi? Uno di quei vecchi palloni gonfiati con un sacco di fuffa da raccontare e incapaci di guadagnarsi da vivere, a meno che non trovino un lavoro nel mondo dello spettacolo. Ci ho provato con
Buffalo Bill. Mi sentivo un fottuto idiota. Oltre a questo c' solo l'aratro, ma non ha mai fatto al caso mio. Qui sono ancora un uomo con cui fare i conti. Qualcuno ha proposto di far diventare Deadwood una vera e propria citt con un regolare sceriffo, ed  venuto fuori il mio nome. Ma io non voglio.  solo un altro lavoro con la pistola. Sono bravo in questo genere di cose, ma sono anche stanco. Continuo a cercare una strada per tirarmi fuori dalla gabbia che ho costruito con le mie mani, ma finora non mi  venuta nessuna idea concreta. Qualche volta penso che la soluzione migliore sarebbe un'uscita di scena e una via dritta per l'inferno.
- Non dire queste cose, Bill.
- Va bene, basta cos. Non parliamone pi. Sono di umore cupo e non so neanche perch. Anzi non  cos. Lo so bene, il motivo.
- Custer?
- Gi. Lo conoscevo.  sempre stato uno stronzo impulsivo.  sopravvissuto alla guerra quando avrebbe dovuto lasciarci le penne almeno dieci volte. Credo si fosse convinto di essere immortale. Deve aver pensato che la buona sorte non si sarebbe mai esaurita. Anche io mi sentivo cos, un tempo. Poi l'et piscia su tutti questi pensieri. Al diavolo, pensiamo a te, adesso. Devi prepararti.
Con quell'ultima frase intendeva dire che dovevo esercitarmi per la gara di tiro. Wild Bill non aveva intenzione di partecipare. Mi disse: - Non ho niente da guadagnare, solo una reputazione da perdere. Se dovesse capitarmi una brutta serata, sar l'unica cosa per cui verr ricordato, e la mia popolarit caler come i cappelli di castoro rispetto alla seta. Saranno sempre in meno, ad avere paura di me, e sempre di pi quelli che vorranno sfidarmi.
Mi era tutto molto chiaro.
Mentre tiravamo fuori la carta e i bersagli di creta dalle sacche e sistemavamo le cartucce su una coperta, Bill disse: - Ho parlato con Jack McCall.
- Quello che stava col branco al Gemma? - Mi resi conto che non l'avevo pi visto in citt con gli altri.
- Lo stesso figlio di puttana col naso rotto e l'occhio strabico. Mi ha dato delle informazioni, e la loro utilit potrebbe essere maggiore di quanto sembri a prima vista, considerando la fonte. Mi ha detto ci che gi sappiamo. Quel tizio che tu chiami Ruggert e io chiamo Tronco ti vuole morto. E ora che mi hai raccontato tutto so anche il perch, anche se per me ha lo stesso senso di uno sputo per pulire un cetriolo. E ha un sacco di gente pronta a sostenerlo, a parte quelli che sappiamo. Hai umiliato parecchi bianchi, mentre facevi il buttafuori. Spesso davanti a donne bianche.
- Ho bastonato solo quelli che si comportavano da pazzi, - dissi. - Davanti a un piatto o davanti a una donna.
- Be', in ogni caso la tua posizione resta la stessa. Parlavano, comunque, di eliminare la tua pellaccia nera dalla gara di tiro, perch la tua presenza avrebbe messo sullo stesso piano neri e bianchi. Ho avuto modo di discuterne personalmente con gli organizzatori del torneo.
- E com' andata a finire? - chiesi.
- Mi hanno dato ragione.
- Grazie, Bill.
- Non  necessario ringraziarmi. Conosco la tua abilit da quella notte di non troppo tempo fa. Hai sparato decisamente bene, anche tenuto conto che era buio. Ma senza divagare troppo, devo dirti che non ce n'erano molti, dalla tua parte. Jack McCall, quel pazzo figlio di puttana, sostiene di aver mollato la banda. Dice che mi sta raccontando le cose esattamente come stanno, ma io credo invece che mi stia solo distraendo, per farmi guardare nella direzione sbagliata. Credo che tenermi sott'occhio sia il suo compito, per poi riferire agli altri. Non ha i coglioni per farmi fuori, non ce lo vedo proprio, ma credo abbia intenzione di tenermi impegnato o di tendermi un tranello insieme a loro. Se decidesse di puntarmi contro la sua piccola, merdosa pistola, avrei tempo di farmi una cantata e una pisciata prima di tirar fuori la mia. E di sparargli due volte.
- Non sottovalutare i serpenti, - dissi. - Io l'ho fatto con Ruggert, e lui mi  ancora alle costole. Una persona mi aveva messo in guardia, ma io ero convinto di essermelo lasciato alle spalle, ormai.  stato bruciato vivo, tagliuzzato dagli Apache, lasciato a morire in mezzo alle pianure, eppure, sicuro come il sole che sorge o come la luna calante, ecco che  risbucato, e ricco sfondato, per giunta. L'ho conosciuto quando non aveva un catino
per pisciare e una finestra per svuotarlo, e ora lui ha...
- Un bel po' di servi al suo comando, - disse Bill. - Io per so ancora giudicare bene i caratteri e i pistoleri. E Jack McCall non  in nessun modo un pistolero.  degli altri che tu, o io, dobbiamo preoccuparci.
Bill aveva portato delle bottiglie, tutte con un tappo di sughero, e le mise a una certa distanza, diciamo dieci metri. Poi spar ai tappi, facendoli finire insieme al piombo dentro le bottiglie. Ci provai anche io usando la Colt che mi aveva dato il signor Loving e feci lo stesso, anche se devo dire che mi serv un po' pi di concentrazione, tra un colpo e l'altro.
Bill era come Loving. Era capace di chiacchierare con te, grattarsi il culo e contemporaneamente sparare con assoluta precisione. Ho sentito dire che la fama di Bill con le pistole era in larga parte frutto di esagerazioni, ma vi assicuro che non  cos. Aggiungo anche che faceva tutte quelle cose con delle pistole ad avancarica, le sue preferite.
Quando le bottiglie furono tutte distrutte, mi fece lanciare alcuni bersagli di argilla dal ciglio della collina, in modo che arrivassero molto oltre il tappeto di fiori. Ne colp dieci su dieci, poi mi chiese di tirare una monetina. Non era ancora alta in cielo quando il vento l'afferr e la sospinse oltre la collina, ma Bill la colp, facendola ruotare su s stessa.
- Cavolo, Bill, - dissi. - Pensavo che avessi problemi agli occhi.
- Mi succede pi che altro la notte, - disse. - Non capisco perch, ma ho una sorta di cecit alla luce della luna. La conseguenza di quella storia delle puttane che ti ho raccontato. Riesco a vedere le sagome delle cose, ma non distinguo nulla con precisione.  come se i miei occhi dormissero, o qualcuno li avesse spalmati di olio.
- Tu riesci a sparare d'istinto molto meglio di quanto sappiano fare tanti altri con la pianificazione e la pratica.
- Nel mio lavoro, che in sostanza  il gioco d'azzardo, essere un buon tiratore conta fino a un certo punto. Armi sincronizzate e oliate e munizioni adatte possono fare la differenza tra essere vivo o morto. Mi occupo personalmente delle pallottole e della polvere da sparo, per avere il controllo sulla loro qualit.
Parlava con un certo entusiasmo, ma dietro le sue parole si intuiva una grande stanchezza, come se stesse lottando per risalire un'ultima collina e non vedesse l'ora di arrivare in cima per potersi finalmente distendere.
- Prova con la moneta, Nat. Il vento la allontaner, ma se miri al bagliore riuscirai a beccarla comunque.
Bill lanci la moneta. Usai la LeMat, abbassando la leva in modo da sparare una sventagliata, e spedii la monetina a fare il giro del mondo.
Questo fece ridere Bill come un asino che raglia. - Bel trucchetto, Nat. Fammi vedere quell'arma.
Gliela passai perch ci desse un'occhiata e quando ebbe finito disse: - Non ho mai visto una cosa del genere, e non ne ho neanche mai sentito parlare.
Gli raccontai dell'arma, e di tutto quello che mi aveva spiegato Loving.
- Interessante, - disse Bill. - Ma ora vediamo che cosa sai fare senza trucchetti.
Ripiegai sulla Colt. Cercai di ricordare i consigli che mi aveva dato il signor Loving, primo tra tutti quello di considerare la pistola come un dito. La prima volta che sparai alla moneta tanto valeva che avessi lasciato la pistola nella fondina: fallii clamorosamente. Dissi a Bill che in realt volevo colpire una nuvola, cosa che lo fece scoppiare di nuovo a ridere. La seconda volta sparai senza pensarci troppo e feci schizzare la monetina lontana, insieme al proiettile. Credo che sia stato uno dei miei tiri migliori.
Decidemmo di non sprecare altre monetine. - Non hai bisogno di un tiro cos per uccidere un uomo, - disse Bill, - ma per vincere una gara s. Vedi, io sono pi bravo a uccidere che a vincere le competizioni di tiro. Per me  una cosa naturale come liberare l'intestino. I bersagli, dopo un po'... be', comincio a farmi distrarre dagli altri, a notare le ragazze in tribuna, a pensare di muovermi con stile per loro, e cos via. Sparare all'improvviso, quando  necessario, oppure sparare ai bersagli con un amico, come adesso, sono attivit che fanno al caso mio. Tu, amico, hai la capacit di fare tutto, e bene. Sei concentrato. Questa  una qualit difficile da insegnare. La devi avere nelle ossa. In una vera sparatoria, l'unico modo per sopravvivere  non pensare a vincere, a essere colpito, a perdere. Devi cogliere l'istante. Il tuo solo pensiero dev'essere il bersaglio. Prendi la pistola, punta, premi delicatamente il grilletto.
- Prenditi il tuo tempo, senza fretta.
- Esatto. Tu sei perfettamente lucido sotto il fuoco nemico, Nat. Ti ho visto in azione. Questo ti far vincere pi battaglie della velocit con cui spari. Non ti sto dicendo niente che tu non sappia gi, o che tu non abbia gi fatto.
Piazzai alcuni bersagli di carta su dei bastoni che servivano a tenerli dritti, a circa un metro da terra: avevano dei cerchi neri disegnati sopra. Da circa quaranta metri, usai il Winchester, ricaricando con la leva speciale che aveva fatto Loving. Ne centrai sei su dieci, sparando pi velocemente che potevo: un ottimo risultato, con un'arma come quella. Bill ci prov e non riusc a colpire nulla.
- Non sono mai stato bravo con questo tipo di armi. Troppa velocit e incertezza.
Ci tappammo le orecchie con del cotone e bruciammo un bel po' di pallottole, quel giorno. Mi cost una parte dei miei risparmi, perch provvedevo anche all'occorrente per Bill. Pensavo che valesse la pena fare un sacrificio, visto che stavo trascorrendo del tempo con uno dei pi grandi pistoleri del mondo.
Feci pratica sparando a salve per il resto della settimana, tranne quando andai con Win nel nostro posto, il pomeriggio del giorno prima della gara. Avevo con me parecchie cartucce. Volevo sparare qualche colpo per sentire le munizioni che bruciavano nella canna, ma senza esagerare per poi ritrovarmi con le braccia stanche. Non volevo cominciare la gara di tiro del giorno dopo affaticato e con gli occhi che bruciavano per la polvere da sparo.
Mi presi un giorno di riposo: ero diventato pi sfacciato con il mio datore di lavoro, visto che da l a poco me ne sarei andato. E poi c'era il fatto che Swearengen mi sponsorizzava nella gara. Rappresentavo il Gemma. Swearengen, deciso a farmi sapere che era dalla mia parte, mi aveva detto: "Allora, parteciperai a questa gara, e mi aspetto che tu vinca. Non credo sia importante che vinca un negro o un bianco, basta che rappresenti bene s stesso e il Gemma".
Tutto questo, detto da un pappone.
Gli chiesi se fosse disponibile a investire dei soldi per le munizioni o a fornirmele direttamente, ma su questo fu perentorio: "No. Non voglio darti un vantaggio sleale rispetto a chi se le deve comprare da solo".
Un esempio di spirito sportivo, insomma.
Win, che sedeva su una morbida coperta blu e mi osservava sparare, disse: - Mi hai portata qui per farti guardare mentre spari?
- Non solo, - risposi, raggiungendola e sedendomi accanto a lei sulla coperta.
- Parteciperai alla gara, giusto?
- S.
Era la prima volta che lo ammettevo con lei.
- Lo immaginavo. Perch non me l'hai detto?
- Volevo che fosse una sorpresa.
- Non  un granch, come sorpresa.  una cosa evidente come le orecchie che ti ritrovi.
- Non ti sfugge niente.
- Stiamo insieme da poco tempo ma ti conosco, e io credo che tu conosca me.
Era una bugia: non riuscivo a capire del tutto Win, e forse era quello che mi attraeva tanto, ma annuii, perch mi sembrava la cosa pi bella e giusta da fare.
- Hai dei grandi progetti, e voglio pensare che mi includano.
-  cos, - dissi. - Includono te e la Signora.
Le raccontai tutto. Del posto che mi aveva indicato Loving nell'East Texas, del denaro che speravo di ritirare.
- Un uomo bianco ti ha lasciato tutto questo?
- Era un uomo bianco, un uomo buono, un secondo padre, - dissi, consapevole di sembrare Bill, quando mi aveva detto che ero un vanto per la mia razza.
- So esattamente cosa intendi. Anche la Signora  stata buona con me.
Il discorso non continu ancora a lungo, prima che ci stendessimo vicini e le mie labbra toccassero le sue. Le sentii tremare come una farfalla che si dibatte, per poi posarsi dolcemente. Mi spinse sulla coperta e disse: - Fammi vedere come spara la tua dolce pistola, ma prenditi il tempo per mirare e premi il grilletto lentamente. - S, signora, - risposi.
Pi tardi andai al Mann's Number 10, il saloon che Bill amava frequentare e nel quale ogni tanto lavoravo. Pi che un locale vero e proprio era una specie di baracca, con un paio di tavole inchiodate a fare da bar. Ci andai a ritirare la mia ultima paga per aver svuotato le sputacchiere, e con la speranza di trovare Bill a un tavolo da gioco. Quando arrivai, Bill non c'era. C'erano tre uomini a un tavolo, che mi fissarono come si guarderebbe una merda di bisonte sul pavimento. Ma nessuno mi disse niente, anche se ero entrato dalla porta principale come un bianco. Non gli importava che svuotassi le sputacchiere, ma non impazzivano all'idea di vedermi gironzolare nel bar. Ammetto che stavo approfittando dell'amicizia di Bill, perch tutti sapevano dei nostri rapporti, ma la cosa non mi turbava pi di tanto. Era un'ottima occasione per strofinare il mio culo nero in faccia a tutti.
Ero in piedi vicino a una sputacchiera che avevo svuotato tante volte e parlavo con il barista, Snuffy. Era un tizio alto, con una maglietta bianca sporca e un paio di pantaloni a strisce. I suoi capelli erano unti e aveva la riga al centro.
- Dove lo trovo un altro negro, cos su due piedi? - disse Snuffy.
- Prova con un indiano o con uno storpio, - ribattei. - Forse trovi anche un messicano, e so che ci sono dei cinesi, in giro.
- Non sarebbe la stessa cosa: tu sei il miglior pulitore di sputacchiere che io abbia mai avuto, - disse.
- Stronzate, - risposi. - Un orso cieco saprebbe svuotare una sputacchiera, se ci si mettesse e fosse disposto a indossare un grembiule.
Snuffy ci pens su per un minuto buono, cercando forse di capire se poteva trovare un orso cieco da quelle parti: uno che fosse disposto a lavorare, intendo.
- Avanti, Nat. Non  necessario che lasci il lavoro.
Gli avevo detto che volevo licenziarmi, ma non che avrei lasciato Deadwood. Continuai sulla stessa falsariga.
- No, - dissi. - Basta cos.
Mentre prendevo la mia ultima paga dal bancone del bar e ordinavo pure una sarsaparilla per irritare gli uomini seduti al tavolo, Bill fece la sua entrata. Quando mi vide mi rivolse un sorrisetto. Indossava pantaloni blu, una giacca di pelle e un cappello sottile a tesa larga, beige. Le sue pistole erano ficcate in una larga fascia rossa attorno alla vita, sui fianchi, l'impugnatura sistemata in modo da permettergli un tiro a mani incrociate. Oltre alle due Colt 1851 Navy, al centro della fascia c'era una Smith & Wesson .32, lucidata alla perfezione e con l'impugnatura in legno di palissandro. Non era un'arma che portava spesso con s: si pu dire che fosse la pistola delle grandi occasioni. I capelli erano morbidi, lunghi e ben pettinati, e i baffi leggermente impomatati. Al fianco sinistro aveva un grosso coltello da caccia, in una guaina che penzolava da sotto la fascia, probabilmente fissata a una cintura. Era vestito a puntino, anche se non aveva nessun posto particolare dove andare.
- Nat, - disse, - lascia che ti offra da bere.
- Grazie, Bill. Sai gi che bevo solo sarsaparilla.
- E sia.  un dannato drink per femminucce, ma se proprio lo vuoi, tesoruccio, te lo ordino, e se te ne pago tre uno dietro l'altro ti toccher alzarti la gonna per me.
Bill, sempre sorridendo, si appoggi al bancone, con gli stivali sulla pedana. Sentivo il suo alito, bollente come una vampata di fornace: doveva essersi gi fatto pi di un giro di whisky. Ordin due bicchieri, per me una fresca sarsaparilla, per lui il solito veleno, anche se di tanto in tanto rompeva la tradizione e optava per un giro di champagne con succo di frutta.
Snuffy, dopo l'entrata di Bill, si era messo a saltellare allegramente, fingendo di essere il pi devoto leccaculo sulla faccia della terra. Ci vers da bere. Io e Bill ci mettemmo con le spalle contro il bancone e con i bicchieri in mano, guardando il tavolo da gioco.
Bill osservava con attenzione la partita. Era un uomo che amava il gioco d'azzardo. Non era neanche lontanamente bravo come si diceva in giro, ma sapeva giocare a carte abbastanza bene da potersi permettere whisky e proiettili, e una bistecca di tanto in tanto. Riconobbi gli uomini al tavolo, incluso il proprietario del posto, il signor Mann.
- Da un momento all'altro la mia ombra, Naso Rotto, entrer da quella porta, - disse Bill. - Probabile che ansimi un po', perch quando mi sono accorto che mi seguiva ho accelerato il passo. Entrer e si comporter come il migliore amico che io abbia mai avuto.
In quell'istante Jack entr, sbuffando. Batt le palpebre un paio di volte, vide me e Bill appoggiati al bancone e ci raggiunse. Si ferm di fronte a noi, il suo occhio malandato che vagava come se fosse in missione segreta. Indossava un cappotto lacero e un cappello mangiato dalle tarme, e i tacchi dei suoi stivali erano distrutti dall'usura.
- Wild Bill, signore, come stai? - esord.
- Uno splendore, - disse Bill. - E a te come va, Naso Rotto?
Mi sembr un insulto gratuito, ma Bill sapeva essere crudele.
- Sto bene, signore.
- Ti posso offrire da bere? - chiese Bill.
- Be', sei davvero gentile. Ne approfitter.
C'era qualcosa nelle parole di Jack che stonava con la voce e l'espressione del suo volto. Era come se stesse cercando di accettare con gioia uno stronzo fingendo che fosse un diamante.
- Versa da bere a quest'uomo, - disse Bill. - Un po' di quella roba a poco prezzo.
- S, signore, - disse il barista. Tir fuori una bottiglia di whisky cos annacquato da essere quasi trasparente. Vers da bere a Jack in un bicchiere scheggiato. Jack lo prese e lo butt gi. Tir fuori dei soldi suoi e disse: - Dammene un altro, e uno a Wild Bill e uno pure al negro. Un po' di quella roba buona.
Stavo per reagire, ma Bill allung la mano per toccarmi il braccio.
- Goditi il tuo drink, Nat.
Bill prese il suo bicchiere appena riempito e disse: - All'Unione e alla libert degli schiavi. E al serpente che ti ha morso. E possano persino gli ubriachi, i mendicanti e gli storpi essere salvati da Dio misericordioso. A meno che non preferiscano morire.
La mano di Jack tremava, ma riusc a inghiottire il liquore, e cos fece Bill. Anche nel mio bicchiere c'era del liquore, stavolta, ma mi accontentai.
- Signori, - disse Bill, - e Jack, io vado a giocare a carte.
Detto ci, Bill si allontan per raggiungere il tavolo. La sedia libera aveva lo schienale rivolto all'entrata, e Bill disse all'uomo dall'altra parte del tavolo, un tipo di nome Charlie Rich: - Signore, le dispiacerebbe scambiare il suo posto con il mio? Ho la fobia di sedermi con la schiena rivolta all'ingresso.
- Anche io, - replic l'uomo.
La cosa mi sorprese, perch di solito la gente faceva ci che Bill chiedeva. Mi torn in mente quella notte al Gemma, quando i clienti ci avevano lasciati soli al tavolo per permetterci di parlare tranquilli. Non sapevo se la reputazione di Bill stesse subendo un calo o se Charlie Rich fosse uno dei suoi soliti compagni di gioco, ma guardai con una certa stima quel tipo che stava contraddicendo il migliore e il pi veloce pistolero al mondo.
Bill accus il colpo, ma non voleva mostrarlo. Orgoglio. Quel sentimento feroce e incontrollabile, che pu essere tanto un peso quanto una qualit, prese il sopravvento.
- Molto bene, - disse Bill. - Ma io preferirei quel posto.
- Anche io, - ribad Rich. Non c'era cattiveria, nelle sue parole: aveva sorriso, mentre le pronunciava. Credo fosse cosciente di aver messo Bill alle strette: se avesse protestato avrebbe fatto la figura del piagnone, e se avesse insistito sarebbe passato per prepotente.
Lanciai un'occhiata a Jack. Stava ricavando una certa soddisfazione da quella scenetta. Bill annu e si sedette con le spalle alla porta. Mi girai verso il bar e ordinai un'altra sarsaparilla per me e un bel niente per Jack. Mentre il barista me la versava, vidi un'immagine nel bicchiere. Era solo un riflesso incerto, ma riuscii a scorgere l'uomo dall'altra parte del tavolo, Charlie Rich, quello che si era rifiutato di scambiare la sedia con Bill, e non posso esserne certissimo ma mi parve che quell'immagine confusa annuisse verso Jack.
Appena mi girai, Jack fece un passo avanti, tir fuori una .45 che aveva tenuto nascosta sotto il cappotto e disse: - Maledetto te e la tua carit da quattro soldi. Beccati questo, figlio di puttana, - e spar un colpo che prese Bill dietro la testa. Il sangue cominci a schizzare, e io vidi e sentii il tipo alla destra di Bill strillare di dolore; la pallottola aveva trapassato il mio amico e l'aveva colpito al polso.
Bill cadde in avanti con la faccia sul tavolo, gli occhi spalancati girati verso di me. La scintilla selvaggia nel suo sguardo era gi svanita. Le braccia erano inerti, e la mano aveva lasciato andare le carte che stringeva.
In quel breve istante vidi che aveva due assi e due otto. L'ultima carta doveva ancora essere presa dal mazzo. Il corpo di Bill si accasci, e la faccia, trascinata dal peso, scivol lungo il tavolo, fino a cadere a terra.
Mi scossi e guardai Jack. Aveva sollevato la pistola per colpirmi, ma il percussore scatt a vuoto, o forse l'aveva caricata male.
Strill: - Ho ucciso il figlio di puttana! - e scapp via.
Gli tirai dietro il bicchiere di sarsaparilla, ma lo mancai. Il bicchiere si schiant contro il muro vicino alla porta. E poi cominci la corsa.
Mi fiondai fuori dal Mann's pi veloce che potevo, ma quel maledetto McCall, con le gambe corte che si ritrovava e che gli avevano impedito di tenere il passo di Bill, riusciva a muoversi rapido lungo le passerelle e le tavole ricoperte di fango. Mentre gli correvo dietro, pensai di tirar fuori una delle mie pistole e fermarlo, ma non me la sentivo di sparargli alle spalle, anche se era proprio ci che lui aveva appena fatto a Bill. Pensavo anche che avrei potuto sparargli e colpire accidentalmente un bambino su un cavalluccio di legno, o qualcosa del genere. Calpestai una lunga tavola messa di traverso su una pozzanghera, e che io sia dannato se non scivolai. Una gamba si immerse nel fango fino al ginocchio, e un chilo di quella robaccia mi si infil nello stivale. Quando riuscii a tirare su la gamba e a tornare in pista, lo stivale era pesantissimo.
Jack era arrivato dall'altro lato della strada, e correva con la pistola ancora in mano. Gridava: - Ho ucciso Wild Bill. L'ho ucciso.
L'avevo quasi raggiunto quando si avvicin alla porta aperta di una macelleria. Forse voleva precipitarsi all'interno per poi uscire dal retro, ma una gamba sbuc da un portone e si piazz proprio davanti a Jack, che vi inciamp e atterr battendo la testa, mentre il cappello gli si abbassava sugli occhi. Poi la gamba sbuc di nuovo e questa volta prese Jack nei denti. Scoprii che a fare quel lavoro di gamba era stato Colorado Charlie Utter. Diede un altro calcio a Jack e stavolta fece sputare un dente al piccolo bastardo. Jack strisciava, cercando di prendere la pistola che aveva lasciato cadere, ma sopraggiunse un altro tizio che la raccolse, la infil nella tasca della giacca e se ne and.
A quel punto un gruppo di uomini, alcuni dei quali erano usciti dalla macelleria, gli salt addosso. Jack fu tirato su e colpito un paio di volte, poi venne trascinato via con una tale violenza che i suoi piedi neanche toccavano terra. Charlie stava per estrarre la pistola, e se i suoi compagni non lo avessero fermato avrebbe sparato contro Jack, sicuro come il fatto che la pioggia  bagnata. Alcuni degli uomini mi guardarono, sapendo che ero amico di Bill, ma non ci fu bisogno di fermare anche me. Ero come svuotato. Respiravo affannosamente, appoggiato al muro.
Jack era stato portato via, e Charlie si chin su di me con le lacrime agli occhi.
- Dimmi che  un fottuto bugiardo, Nat.
- Non posso, - risposi. - L'ho visto coi miei occhi, - e gli spiegai nei dettagli ci che era accaduto. Non avevo ancora finito di parlare quando Charlie croll sul marciapiede, la schiena contro la facciata di un negozio. Mi sedetti accanto a lui e sfilai lo stivale per svuotarlo dal fango, l sul marciapiede. Speravo quasi che qualcuno trovasse da ridire, ma per fortuna non accadde.
Bill poteva essere un pavone presuntuoso, un po' meschino, e capace di scoparsi una vacca quando era ubriaco, ma era mio amico e mi aveva trattato sempre bene.
Decisi di punto in bianco di togliermi dalla testa la gara di tiro: avrei raccolto tutto ci che avevo, incluse Win e la Signora, avrei detto addio a Cullen, a Wow e alle altre ragazze cinesi e mi sarei spostato in terre lontane: ovunque, pur di non restare in quel buco maledetto che chiamavano Deadwood.
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CAPITOLO 20.
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Avevo la nausea, e io e Charlie trascorremmo un po' di tempo insieme, imprecando contro McCall con bestemmie che avrebbero indotto un prete o un maestro di scuola a puntarsi una pistola alla tempia. Poi Charlie and a vedere cosa stesse succedendo.
Vagai per un po' lungo le strade di Deadwood, senza una vera destinazione, fermandomi di tanto in tanto per appoggiarmi al muro di un palazzo e poi tornare al centro della via, barcollante, e riprendere a camminare. Alla fine risalii la collina, dove si trovava la baracca di Win e della Signora.
Win e la Signora erano fuori a fare il bucato: avevano messo a bollire una grossa pentola d'acqua su un fuoco di legna e bastoni. Win not subito la mia espressione e corse verso di me. Quando la vidi arrivare i miei piedi cedettero e mi sedetti a terra. Non so come far capire la mia reazione, perch in fondo io e Bill non eravamo amici fraterni, ma avevamo un legame fatto di sangue e fumo di pistole: e legami come quello non si possono spiegare, ma sono pi stretti di un perno su una ruota.
- Bill, - dissi. -  stato ucciso da un vigliacco.
Win si accovacci accanto a me e la Signora si avvicin, mi si sedette vicino e mi cinse le spalle con un braccio. Fu un bel momento: non ricevevo pi quel genere di attenzioni da quando mia madre era morta. La Signora mi strinse a s, e anche Win mi abbracci. Scoppiai a piangere.
Non mi lamentavo o altro: piansi e basta, per un bel po'. Col senno di poi, credo che non stessi piangendo solo per Bill, ma anche per mio padre, mia madre e per il signor Loving. Erano tutti mischiati nella mia testa, impastati. Mi sentivo come se tutto ci che aveva avuto un valore per me fosse stato appena venduto per quattro soldi all'asta. Non riuscivo a fermare le lacrime.
Mentre singhiozzavo e mi asciugavo gli occhi col dorso della mano, dissi loro tutto ci che era accaduto, e aggiunsi che volevo andarmene il giorno dopo, o se possibile quella notte stessa, al diavolo la gara di tiro.
Non avevo ancora finito di parlare quando guardai in basso e vidi Charlie Utter, tutto ripulito. Per un momento, visto il modo in cui era vestito e i capelli lunghi, lo scambiai per Wild Bill, miracolosamente risorto. Mi asciugai gli occhi e lo guardai risalire la collina. Ci raggiunse, si tolse il cappello rivolgendo un cenno del capo alle donne, poi disse: - Vi dispiacerebbe se dicessi una parola in privato a Nat?
Loro acconsentirono senza fare storie e tornarono al bucato. Ma quando le guardai vidi che entrambe mi stavano fissando, come se volessero assicurarsi che non cadessi a pezzi.
La faccia di Charlie era rossa, soprattutto attorno al naso, e gli occhi erano annebbiati.
- Andiamo a fare un giro, Nat? - mi disse.
- Sei tutto in ghingheri, - gli feci notare, mentre lo seguivo gi per la collina, verso la strada principale.
- S. Sono andato al saloon e ho visto il cadavere. Io e alcuni dei ragazzi l'abbiamo portato dal barbiere per fargli dare una ripulita, dopodich avremmo pensato di sistemarlo in una tenda che ho preparato appositamente. Veglier su di lui, e domani ci sar il funerale. Io e alcuni ragazzi faremo una colletta per la bara e il servizio funebre.
- Vorrei contribuire anche io, - dissi.
- Lo apprezzo molto. Ma da te mi aspetto un altro tipo di contributo.
- Va bene.
Eravamo scesi dalla collina, ora, e procedevamo lungo la strada principale. Si era sparsa la voce di quello che era successo a Bill, e c'era un brusio generale. La gente si era riversata in strada, parlava di ci che era accaduto, e sembrava che blaterassero tutti all'unisono, correndo fuori da vicoli e negozi, scendendo dalle strade pi in alto in masse compatte, come mosche dentro una ciotola di melassa.
- Maledetti avvoltoi, - disse Charlie. - Se non l'avessi nascosto nel negozio del barbiere, ora sarebbero tutti da Mann's Number 10 a tirargli i capelli, strappargli i fili dai vestiti e inzuppare fazzoletti nel suo sangue per ricavarne un souvenir. Sarebbero capaci di rubargli stivali e mutande, se ne avessero l'occasione.
Charlie si ferm a guardarli con la faccia stravolta, poi si rilass e si gir verso di me.
- Quella gara di tiro. Bill mi ha detto che ti eri iscritto:  vero?
- Tutta la voglia che avevo di partecipare  evaporata, - risposi. - Perch me lo chiedi?
- Volevamo dare qualcosa alla vedova di Bill, per non dare l'impressione che sia morto povero, come invece  accaduto.
- Capisco, - dissi.
- Avr un funerale, avr una bara, e domani sar sepolto prima che marcisca e si gonfi, ma credo sia giusto racimolare un po' di soldi per Agnes, anche se con lei non ho alcun rapporto o interesse in comune. Non so quanto affetto provasse Bill nei suoi confronti: mi parlava solo di quanto fosse flessibile. Ma  pur sempre sua moglie, e non vorrei che Bill fosse considerato un poveraccio qualunque, ora che  morto.
- Mi sembrava ben messo, quando ci siamo visti al saloon.
- A lui piaceva dare spettacolo, - disse Charlie. - In realt, il gioco d'azzardo gli svuotava le tasche ben pi di quanto gliele riempisse. Aveva un paio di dollari nei pantaloni, qualcuno sul tavolo da gioco, ma quelli se ne sono gi andati per il funerale, insieme al resto che abbiamo messo noi.
Capisci com' la situazione, no?
In realt mi interessava ben poco, capirlo, ma a Bill ci tenevo.
- E tutto questo cosa c'entra con la gara di tiro? - chiesi.
- Vorremmo che provassi a vincerla, - disse Charlie.
- Non ho mai avuto intenzione di provare a perderla, - dissi. - Ma ora non ne ho proprio pi, di intenzioni.
- Se vincessi il primo premio, avevamo pensato che potresti donarlo ad Agnes, fingendo che siano i risparmi di Bill, mentre noi potremmo piazzare delle scommesse in modo che tu possa racimolare dei soldi anche per te stesso. Otterresti la tua percentuale, mentre la vedova di Bill intascherebbe il premio.
- Chi intendi per "noi"?
Fece una serie di nomi: alcuni li conoscevo, altri no.
- Forse riponete male la vostra fiducia, - dissi.
- Bill si fidava di te, e tanto mi basta, - rispose Charlie.
- Alcune giornate sono migliori di altre, - dissi io, - ma non so che giornata sar, quella della gara.
Dopo la morte di Bill, avevo perso ogni certezza. Prima ne ero stracolmo.
- Correr il rischio, e anche i miei amici, - disse Charlie.
- Molto bene.
Fino a poco prima avevo deciso di andare via con niente, dimenticare tutto, lasciare Deadwood. Ora stavo per partecipare alla gara non solo per me stesso, ma per un amico, anche se quell'amico era bianco e morto.
Dissi a Charlie: - Bill ha fatto in modo che io potessi partecipare, ma qualcuno potrebbe protestare per il colore della mia pelle, ora che lui non  qui per sostenermi.
- Non lo faranno, - disse Charlie. - Te lo garantisco. Per qualsiasi rogna io sar l, e non da solo. Non sarebbe saggio tentare di escluderti.
- Molto bene, allora, - dissi io.
- Solo una cosa. Bill mi ha raccontato dell'uomo che chiami Ruggert e dei suoi scagnozzi. Temo che potrebbe esserci lui dietro la morte di Bill. Forse voleva toglierlo di mezzo perch, se avesse voluto sfidarti, lui sarebbe stato di certo un ostacolo grosso. Dannazione. Non ci posso credere che Bill si sia seduto con la schiena alla porta. Comunque, il fatto che Ruggert sia coinvolto  solo una mia ipotesi, ma gira pi di una voce che abbia pagato qualcuno perch partecipasse alla tua gara.
Lo guardai, senza comprendere.
- Bronco Bob, - disse Charlie.
- E chi sarebbe, questo Bronco Bob?
-  un famoso pistolero. Famoso per tutti tranne che per te, a quanto pare. E non  di quelli che inventano trucchetti di ogni sorta per sembrare pi bravi di quel che sono. Per esempio, non carica le pistole a pallettoni.  in gamba sul serio. Gira il mondo e si guadagna da vivere partecipando alle competizioni. Bill te ne avrebbe parlato, prima o poi. Lo aveva sentito dire da McCall, il suo assassino, ma non aveva ancora capito se crederci o meno. Sospettava che Naso Rotto lo volesse imbrogliare. Subito prima che Bill venisse ucciso, per, ho visto il carro di Bronco Bob che entrava in citt e puntava dritto verso le scuderie. Lui ha preso una camera all'albergo. Difficile che sia tutta una coincidenza, non ti pare?
- E perch McCall avrebbe dovuto mettere Bill sull'avviso?
- In effetti non  chiaro, - disse Charlie. - A volte penso che Jack volesse essere come Bill, altre volte che sognasse di diventare il suo migliore amico, e altre ancora che volesse soltanto fregarlo, come alla fine  successo. Secondo me,  sul libro paga di Ruggert. E poi ci sono quegli altri due. Il tizio che Bill chiamava Gobbler e il piccoletto.
- Golem, - precisai. - Non Gobbler.
- Golem? E che cavolo vuol dire? - chiese Charlie.
- Bill non te l'ha spiegato?
- Se lo avesse fatto, credi che lo chiederei a te?
- Suppongo di no -. Gli riferii cosa mi aveva detto Bill, anche se non era un granch, come spiegazione.
- A me sembra che gli ebrei abbiano delle idee un bel po' strane, -comment Charlie, - ma golem o non golem, so bene che tipo , quel figlio di puttana che chiamano cos. E lo stesso vale per il piccoletto pezzo di merda che gli va sempre dietro.
- Lo chiamano Faina.
- E Faina sia, allora. In ogni caso, io e gli altri amici di Bill ti guarderemo le spalle, ed eviteremo che qualcuno ti piazzi una pallottola in corpo. Quanto alla gara e al suo esito, siamo nelle tue mani. Se dovesse andare male, so che avrai fatto comunque del tuo meglio. E mi fido del giudizio di Bill. Non c' altro, direi.  questo il favore che volevo chiederti. Vincere i soldi per darli alla vedova di Bill.
- Ho gi detto che sono d'accordo.
- Lo so, ma volevo che fossi consapevole dei rischi che corri. Ti ho detto che sarai protetto, e che ti copriremo le spalle. Ma devo aggiungere in tutta onest che non c' niente di sicuro.
- Lo so per esperienza, - dissi. - Ma se al comando ci sei tu, posso stare tranquillo, per quanto possibile.
Gli tesi la mano, e lui me la strinse. - Vieni al funerale di Bill, domani, - mi disse.
Poi attravers la strada e io mi apprestai a risalire la collina per tornare da Win.
Prima che potessi mettermi in moto, vidi Cullen che veniva verso di me, a passo rapido, evitando la folla che si era radunata fuori dal Mann's Number 10.
Quando mi raggiunse, disse subito: - Ho appena saputo, Nat. So che era un tuo amico. Mi dispiace molto.
- Non c' pi modo di rimediare, ormai. E l'assassino  stato preso.
- Non  il momento migliore per chiedertelo, vista anche la nostra amicizia, ma parteciperai lo stesso alla gara? Ho scommesso un bel po' di soldi, su di te.
- S, parteciper.
- Bene, - disse. - Sai,  per la dote di Wow.
- La dote? Vuoi dire il corredo?
- No, no. Ma abbiamo bisogno di quattrini, e mi  sembrato pi elegante chiamarla cos.
- Vieni con me, - dissi.
Mi accompagn da Win e dalla Signora. In realt si erano gi incontrati, ma colsi l'occasione per fare le presentazioni ufficiali. Completati i convenevoli, baciai Win su una guancia e mi allontanai insieme a Cullen.
- Non lavori, oggi? - gli chiesi.
- Sono tutti cos occupati a parlare di Wild Bill che  come se avessero decretato un giorno di vacanza. Lo so che non  una bella cosa, ma avere un po' di tempo libero non  neanche cos male.
Arrivati alla mia stanza, feci entrare anche Cullen, e ci sedemmo sul pavimento. - Ho dei documenti che vorrei affidarti, almeno per un po', - dissi, e gli raccontai del signor Loving e di come aveva sistemato le cose.
Il funerale di Wild Bill fu un autentico evento.
Charlie aveva montato una tenda che somigliava a un tepee indiano, e fu l che misero la bara, listata di nero, con l'ospite d'onore dentro. Accanto al cadavere c'era un Winchester, e Charlie ripeteva a tutti che era l'arma preferita di Bill. Ovviamente era falso. Bill usava sempre gli stessi due revolver, ne era orgoglioso e non aveva mai mostrato particolare interesse per le armi a lunga gittata. Probabilmente Charlie aveva pensato di doverlo seppellire con tutti gli onori, e dunque con un'arma accanto, ma non voleva che le sue due celebri e preziose pistole restassero a marcire sottoterra. Se devo essere onesto, per, la presenza del Winchester mi infastid non poco, perch mi sembrava un insulto alla memoria di Wild Bill.
La gente si affoll nella tenda e intorno alla bara. A tutti fu consentito di entrare, indipendentemente dal sesso o dal colore della pelle. C'erano anche dei cani che gironzolavano, e Charlie dovette afferrare per la collottola un gatto che si era appollaiato sul bordo del feretro, come se volesse annusare il cadavere.
Dopo una sequela di chiacchiere e di discorsi, pi o meno appropriati, il corpo fu trasportato sul fianco di una collinetta, dove Bill venne sepolto. Parlarono altre due o tre persone, tra le quali un cinese in lacrime, che nessuno aveva mai visto prima. A quanto pareva aveva conosciuto Bill, e sentii bisbigliare che era stato il suo fornitore di oppio. Se fosse la verit o meno, non so dirlo. Quando il cinese concluse il suo discorso o fu costretto a farlo, fu il turno di Charlie, che disse poche parole, molto sentite. Subito dopo fu sistemata sopra la tomba una tavola di legno, sulla quale Charlie aveva segnato le date di nascita e di morte di Bill, aggiungendo che era stato ucciso dall'assassino Jack McCall. Un uomo sugger di sostituire la parola "assassino" con "succhiacazzi", ma Charlie si pronunci a sfavore, perch sarebbe servita un'altra tavola.
La tomba fu ricoperta di terra, e cos fini il grande Wild Bill Hickok.
So di andare un po' fuori tema, almeno per quanto riguarda i tempi, ma ho pensato di parlarne qui visto che sono comunque venuto a saperlo, seppure solo in seguito. Jack McCall fu assolto da un tribunale di minatori, anche se aveva preso Bill alle spalle e gli aveva sparato in testa, e bench a quello che era stato senz'ombra di dubbio un omicidio a sangue freddo avessero assistito diversi testimoni. Io ero tra questi, ma nessuno mi chiam a testimoniare. In realt, non seppi neppure del processo. Fu fatto tutto in fretta e furia, e un po' alla chetichella.
In propria difesa, Jack afferm che suo fratello era stato ucciso da Bill ad Abilene, nel Kansas, ma non aveva alcun elemento a conferma della sua dichiarazione. Personalmente, sono convinto che fosse stato pagato da Ruggert, e che si sentisse al sicuro perch anche diversi membri della giuria avevano preso dei soldi per mandarlo assolto. Ovviamente, non appena rilasciato, tagli la corda, e se Charlie non fosse stato distrutto per via del funerale, e non avesse dovuto dedicare il suo tempo a guardarmi le spalle, non ho alcun dubbio che gli sarebbe corso dietro, e avrebbe fatto in modo che l'erba della prateria crescesse sopra le sue ossa.
Comunque, l'assoluzione non port fortuna a Jack. Qualche tempo dopo, in Wyoming, si vant in pubblico della sua impresa. La gente del posto, che Dio l'abbia in gloria, decise che quello celebrato a Deadwood non poteva considerarsi un vero processo, visto che la citt non esisteva ufficialmente e non aveva un'amministrazione n uno sceriffo. Cos lo arrestarono, lo processarono di nuovo, lo dichiararono colpevole e lo impiccarono. E spero proprio che, mentre penzolava, avesse in tasca i suoi trenta denari, come Giuda.
Tornai nella mia stanza e mi sedetti, solo. Pulii ancora una volta le mie armi, come se ne avessero bisogno, e tirai fuori le munizioni. Pensai a tutto ci che mi aveva insegnato il signor Loving. Cercai di agire come mi aveva detto di fare ogni volta che mi sentivo travolgere dagli eventi, e cio di non pensare a nulla. Inutile dire che pi ci provavo, pi mi veniva in mente ogni stramaledetta cosa possiate immaginare. Alla fine, riuscii a pensare di trovarmi nel fienile del signor Loving, affacciato alla finestrella, guardando la campagna in piena primavera, quando le chiome degli alberi sugli argini del fiume si infittivano, i prati si riempivano di fiori selvatici e i rami pullulavano di uccelli di tutti i colori.
E fu immergendomi in questi ricordi che finalmente trovai la pace.
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CAPITOLO 21.
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Intendevo utilizzare le mie Colt e il Winchester, ma mi portai anche la LeMat come alternativa, perch non volevo trovarmi in nessun caso con le armi scariche. Le Colt erano migliori per il tiro al bersaglio, e pi precise, mentre sulla lunga distanza non esisteva niente che valesse il Winchester.
Quando uscii per l'ultima volta dalla mia stanzetta, in strada c'erano Charlie e una decina di uomini, se ricordo bene. C'erano Tater Joe - era questo, il suo soprannome -, Amazzone Smith, che si era beccato quel nomignolo perch cadeva sempre da cavallo, e Frank Penn: gli altri li conoscevo soltanto di vista, o di nome.
- Abbiamo pensato di accompagnarti, cos non ti senti solo, - disse Charlie.
- In effetti mi ci sento, e non mi dispiace, un po' di compagnia. Andiamo, signori?
Si schierarono intorno a me e ci avviammo. Erano in parecchi a guardarci, e non sono sicuro di sapere cosa gli passasse per la testa, vedendo un gruppo di bianchi con un nero al centro. Forse pensavano che mi stessero portando da qualche parte dove impiccarmi.
Finalmente arrivammo nel posto dove si sarebbe tenuta la gara. C'era uno striscione appeso sulla via, non lontano dal punto in cui la strada si allargava e puntava verso una grande collina di terra scura. La scritta era semplice e inequivocabile: GARA DI TIRO A DEADWOOD. C'era un'ampia area racchiusa da lunghe corde, legate a pali nei quattro angoli. Non ero sicuro di come si sarebbero svolte le cose, perch non erano state fornite spiegazioni di sorta: si sapeva solo che ci sarebbero stati dei bersagli e che alcuni dei colpi sarebbero stati sparati da cavallo.
Vidi anche, in fondo all'area di tiro, delle pile di mattoni, con in cima delle grosse bottiglie con tappi di sughero. Capii all'istante cosa ci stessero a fare. Ne contai dieci, tutte in fila. Erano pi grandi di quelle su cui mi ero esercitato con Bill, ma anche leggermente pi distanti. L in fondo c'era anche un tipo dall'aria giovanile, tutto pelle e ossa, che indossava un soprabito a scacchi e una bombetta. Mi fu presentato come Checkers Chauncey, il che mi fece dedurre che quel soprabito fosse una specie di divisa. Era lui a dirigere le operazioni, anche se non faceva parte della giuria, per la quale erano stati scelti sei uomini ben vestiti, schierati tre per lato e appollaiati su sedie di legno con un cuscino.
Mentre mi iscrivevo arrivarono altri aspiranti, e ben presto il numero dei concorrenti sal a dieci. Poi sentii un mormorio tra la folla. Mi voltai e vidi che la gente si faceva da parte per lasciar passare un piccoletto. Aveva un gran cappello bianco, con la tesa larga. Era robusto di spalle ma piccolo in tutto il resto del corpo, a parte le mani grandi con le dita lunghe. Le notai subito, prima ancora che si avvicinasse. Aveva un'espressione amichevole sul viso allungato, i capelli neri, e baffi e barba dello stesso colore. Indossava una giacca di pelle bianco latte con le frange, un paio di pantaloni a tubo scuri e degli stivali alti, dello stesso colore della giacca. Sopra portava una giubba con ogni sorta di strani ghirigori, e aveva alla cintola due fondine di cuoio, nere e molto simili a quelle che il signor Loving si era fabbricato da s. Le pistole erano entrambe Remington, con il calcio in madreperla.
Un ragazzo vestito di stracci, con i capelli rossi, che poteva avere quindici o sedici anni, gli correva accanto, con una borsa di cuoio appesa a ciascuna spalla. Le borse erano cos lunghe che gli sbattevano sui calcagni.
L'uomo si iscrisse alla gara, mi studi con i suoi occhi chiari e gentili, poi si avvicin, seguito dal ragazzo con le borse, e mi tese la mano. Charlie e gli altri mi si erano accostati, e notai che stringevano gi il calcio delle loro pistole, nel caso la faccenda si fosse messa male.
Agendo d'istinto, tesi il mio fucile a Charlie e strinsi la mano dell'uomo.
- Dal colore della tua pelle, devo dedurre che tu sei Nat Love, - disse.
Annuii.
- Io mi chiamo Bronco Bob, e lui  Tim.
- Jim, - lo corresse il ragazzo.
- Be', io ti chiamer Tim, - ribad Bronco Bob, per poi tornare a rivolgersi a me. - Sono stato ingaggiato dal signor Ruggert per sfidarti, nel senso che ha raccolto parecchie puntate su di me. Ho sentito dire che sei il migliore, anche se in realt nessuno pu affermare di averti mai visto sparare. Immagino che il giudizio sia basato sulla testimonianza del defunto Wild Bill Hickok, che Dio benedica la sua anima di giocatore e di puttaniere. Lo conoscevo bene, ai tempi di Abilene. Allora mi chiamavo Bob Brennen e basta.
- Ci sono altri nove uomini iscritti alla gara, - replicai. - Potrebbero dimostrarsi pi abili sia di te che di me.
- Se le voci che girano sul tuo conto sono corrette - come lo sono quelle che mi riguardano, e questo te lo posso assicurare - ce la vedremo tra me e te. A parte forse Dave Jiggers, o Prairie Dog, come lo chiamano.
Ci ho gareggiato contro una volta, un anno fa, e sa il fatto suo.
- La buona sorte pu arridere a tutti, - insistei.
- Questo  vero, ma chi si prepara per bene ha molte pi possibilit degli altri. Sparare  una scienza ma anche un'arte, e quelli di noi che sono artisti alla lunga finiscono per prevalere sui semplici scienziati. Uno scienziato conosce tutte le dinamiche, e sa come puntare un'arma, ma noi abbiamo anche l'istinto, a guidarci.
- Tu credi?
- La creativit  molto pi importante della mera tecnica, anche se ovviamente  necessario possederle entrambe. Quel fucile non  niente male. Lo hanno fabbricato apposta per te?
- In un certo senso, - risposi.
- Lascia che ti dica un'altra cosa: anche se sono stato ingaggiato per sfidarti, non ho niente di personale contro di te.  il mio lavoro. Sarei venuto in ogni caso. Ma il signor Ruggert si  impegnato a versarmi una quota delle vincite, perci ho intenzione di batterti. Finita la gara, per, amici come prima.
- Molto bene, - dissi.
- E se dovessi mentire, in proposito, gli uomini che hai intorno mi facciano pure saltare la testa.
- Di questo puoi stare certo, - disse Tater. - E poi ti cacheremo in bocca, sempre che te ne rimanga una.
Bronco Bob guard Tater e comment: - La cosa potrebbe diventare molto sgradevole per me, se vi sbagliaste e non seguiste l'ordine che hai appena suggerito.
Si tocc la tesa del cappello e lui e il ragazzo si allontanarono.
- Che ne pensi, Nat? - mi chiese Charlie, restituendomi il fucile.
- Penso che dica la verit, - risposi. - Non aveva alcun motivo di venirmi a parlare.
- Magari ti ha detto tutto questo per farti abbassare la guardia, - disse Tater, e gli altri annuirono, bofonchiando tra s per qualche secondo.
- Io gli credo, - ribadii.
- D'accordo, - ribatt Charlie, - ma se ti sbagli e quell'uomo ti uccide, sappi che ci occuperemo noi, di lui, e che ti troveremo una tomba pi che dignitosa, anche se il servizio funebre non sar paragonabile a quello di Bill. Un altro funerale cos costoso e ci toccher trovare un lavoro onesto, per pagare le spese.
- Immagino che dovrei sentirmi rincuorato, - dissi.
Mentre parlavamo, Chauncey aveva cominciato a chiamare i partecipanti, chiedendo loro di avvicinarsi alla linea di partenza. Charlie e i suoi uomini mi augurarono buona fortuna, e io raggiunsi gli altri tiratori.
- Allora, questa gara sar corretta come se fosse Dio in persona a segnare i punti e a dettare le regole, - esord Chauncey. - Voglio sia chiaro da subito, nel caso qualcuno di voi si fosse messo in testa di sparare a pallettoni o di fare qualche altra bravata del genere. Io e i giudici staremo con gli occhi aperti. Io sono l'arbitro, e spetta a me segnalare ogni irregolarit. Per essere ancora pi chiaro, intendo punire qualunque comportamento che mi sembri scorretto. Nel caso in cui ci fosse confusione o disaccordo su chi ha colpito un certo bersaglio, toccher ai giudici decidere, senza appello. Se vi diciamo che siete eliminati, sar meglio che vi togliate di torno, se non volete beccarvi una scarica di legnate. Tutto chiaro?
Nessuno trov nulla da obiettare.
- Ora metter nel cappello questi bigliettini e ognuno di voi ne estrarr uno, per stabilire l'ordine nel quale vi esibirete. Tutto chiaro?
Annuimmo di nuovo.
Chauncey prese i bigliettini da una tasca del soprabito, si tolse il cappello e li fece scivolare dentro. Poi ce lo tese, all'altezza del mento, ed estraemmo un foglietto ciascuno. Io presi il numero 4, Prairie Dog il 2, Bronco Bob l'8. Il numero 1 and a un tipo grosso e dall'aria minacciosa, con due fondine di cuoio e le pistole infilate dentro cos a fondo che, se avesse dovuto estrarle all'improvviso, sarebbe stato come frugare dentro un sacco. Ne dedussi subito che sarebbe stato tra i primi, a uscire. Se ignorava come si porta una pistola, era molto probabile che non sapesse neanche come usarla. Le estrazioni proseguirono finch tutti non avemmo il nostro numero.
Mi guardai attorno, cercando con gli occhi Win e la Signora, finch non le individuai: si erano sistemate su una piccola altura, lontane dalla folla, ed erano sedute in terra, sopra una coperta. Da dove si trovavano, potevano godere di un'ottima visuale. Mentre le guardavo, vidi Cullen arrivare insieme a Wow, seguiti dalle altre ragazze cinesi. Anche loro si erano portati delle coperte e le stesero subito accanto. Vidi che Wow e le altre ragazze si presentavano a Win, dato che non si erano mai incontrate prima di allora. Vederli tutti lass mi fece bene al cuore.
Mi guardai ancora un po' intorno e notai che Ruggert era seduto in prima fila. Non mi ero accorto della sua presenza perch, fino a poco prima, degli uomini in piedi mi avevano coperto la visuale, ma ora ognuno si era sistemato al proprio posto, e non c'erano pi ostacoli. Vidi anche Faina e Golem che si facevano largo attraverso un varco tra le sedie, seguiti da altri sette o otto uomini. Era chiaro da come si muovevano che erano in gruppo, e avevano tutti la stessa espressione rattristata, come se fossero stati pagati per un compito particolarmente sgradevole. Avevo gi un'idea di quale fosse, quel compito.
Charlie mi si accost e disse: - Li abbiamo notati. Tu pensa solo a sparare, che a loro provvediamo noi.
- Grazie, - risposi.
Fummo chiamati tutti in postazione, e ci disponemmo in base al numero di fronte ai nostri bersagli: bottiglie con tappi di sughero a una quindicina di metri da noi, una distanza non di poco conto, dovendo sparare con la pistola.
- Procederemo per numero, perci se tra voi c' qualcuno che non sa riconoscere i numeri uno dall'altro, che lo dica subito, - intim Chauncey.
Un uomo alla mia sinistra, cos vecchio da poter essere un coetaneo di Matusalemme, rispose: - Io non so leggere, e neanche fare le somme, ma i numeri li conosco. E so qual  il mio.
- In tal caso non c'era bisogno che aprissi bocca, o sbaglio? - ribatt Chauncey.
- Mi sa di no, - disse l'uomo con un'aria triste, pentito di aver esibito ai quattro venti le sue carenze senza che fosse davvero necessario farlo.
- Non ha importanza, - dissi. - Neanche io me la cavo tanto bene, a fare le somme.
Accenn un sorriso. -  un problema che hanno in tanti, - disse.
- Proprio cos, - risposi.
- Allora, - riprese Chauncey. - Ognuno di voi conosce il proprio bersaglio, che se siete allineati come si deve  quello che avete esattamente di fronte. Cominciamo con una prima serie. Dovete fare centro, o siete fuori. Se siete cos scarsi che nessuno ci riesce, si riparte da capo. E se fallite tutti anche al secondo giro, passeremo il resto del pomeriggio in penitenza. Tutto chiaro?
Ci fu qualche risatina nervosa, ma annuimmo tutti.
- Dovete colpire il tappo, dopodich la bottiglia pu anche rompersi, -spieg Chauncey. - Ma se la bottiglia si rompe e il tappo rimane integro, non vale. Se ci sono discussioni,  il tappo che controlleremo. Si prepari il numero 1.
Presi dei batuffoli di ovatta dalle tasche, me li ficcai nelle orecchie e respirai a fondo. Non mi ero mai sentito cos pronto.
Il numero 1 non avrebbe saputo colpirsi il mento con un pugno. Usc subito dalla gara, e al secondo turno passarono solo quelli che avevano il talento per resistere a lungo. Io, ovviamente, ero tra loro, insieme a Prairie Dog, a Bronco Bob e a un piccoletto che non avevo mai visto prima, il numero 10. Sapeva sparare molto bene, e tra un colpo e l'altro si voltava verso il pubblico, sorridendo e mostrando il pezzo di tabacco che stava masticando.
La seconda manche prevedeva che colpissimo dieci bersagli a testa: si trattava sempre di tappi di sughero, ma stavolta senza bottiglia. Erano legati a uno spago che penzolava da una corda pi spessa. Per passare al turno successivo, ne dovevi centrare almeno sei su dieci. Le mie Colt fecero il loro dovere, e arrivai a nove centri su dieci, mancando solo l'ultimo a destra, che era un po' troppo spostato rispetto all'angolo di tiro: non escludo che anche il vento avesse contribuito a deviare il colpo.
Il tizio che non sapeva fare le somme era passato anche lui al secondo turno, ma stavolta fu eliminato.
Prairie Dog fece otto centri su dieci.
Il piccoletto che masticava tabacco becc tutti e dieci i tappi, e lo stesso fece Bronco Bob, il tiratore pi freddo che avessi mai visto all'opera. Mi avevano battuto entrambi, e la cosa mi aveva sorpreso, ma d'altro canto il loro angolo di tiro era migliore, e quando era stato il loro turno il vento soffiava meno forte. Era l'unica ragione che potessi trovare, per quanto era accaduto.
- Tranquillo, - sentii gridare Charlie. - Sei andato bene. E quanto agli altri, anche un maiale cieco pu beccare una pannocchia, di tanto in tanto.
Guardai verso la collinetta dove si trovava Win. Tutti mi sorrisero, mostrandomi il pollice alzato, tranne Cullen, che aveva l'aria di chi sospetta di aver scommesso sul cavallo sbagliato.
Era arrivato il momento delle armi a canna lunga. I bersagli erano monetine da dieci centesimi, sistemate appena pi lontano rispetto ai tappi, di piatto, nelle scanalature di blocchetti di legno tenuti fermi da delle pietre. Avevamo a disposizione un solo colpo, e un solo bersaglio, per stabilire chi sarebbe rimasto in gara e chi sarebbe uscito. Se un uomo solo avesse fatto centro, avrebbe conquistato la vittoria. In caso contrario, le prove successive avrebbero implicato sparare a maggior velocit, o da cavallo.
Il primo a farsi avanti fu il masticatore di tabacco, che avevo soprannominato Tobacco Mouth. Punt la sua Spencer e spar nel tempo di un sospiro, e che io sia dannato se non vidi la monetina che volava in aria. Fu quindi il turno di Prairie Dog, che a differenza di chi lo aveva preceduto si prese tutto il suo tempo. Usava un Winchester, proprio come me, anche se si trattava di un modello pi recente. Spar, centrando la sua monetina, quindi si volt e mi sorrise. Mi accorsi che tremava leggermente, come se fosse stupito di avercela fatta.
Toccava a me, e me la presi anch'io con calma, come Prairie Dog. Il signor Loving mi aveva sempre detto che l'idea era far diventare il tuo bersaglio grande come la luna dentro il mirino. Puntai, ma la monetina continuava a sembrarmi minuscola, altro che luna. Con la massima cura, premetti il grilletto.
Vidi la moneta che volava in aria. Ero ancora in gara.
Bronco Bob prese un fucile nuovo da una delle borse che il ragazzo teneva per lui: era un Henry, l'arma che alcuni chiamavano Yellow Boy, per via del colore. Non aveva ancora estratto il fucile dalla borsa che ruot su s stesso. Con il calcio del fucile appoggiato a un fianco, una posizione tutt'altro che ottimale, spar e che io sia dannato se non centr quella moneta.
- Cavolo, - sentii dire da Prairie Dog. L'imprecazione gli era sfuggita di bocca senza quasi che se ne rendesse conto. Alle sue spalle, Tobacco Mouth sput il suo pezzo di tabacco, per lo stupore.
Sentii le ginocchia che cedevano quasi.
- Passiamo alla prossima prova, - disse Chauncey, - anche se da quanto ho visto, chiunque non si chiami Bronco Bob ce l'ha praticamente nel culo.
Eravamo arrivati alla fase della gara in cui tutto si giocava sulla rapidit, e che consisteva nel lancio di una serie di bottiglie e sfere di vetro, che dovevamo colpire al volo.
Cominciammo con le bottiglie.
Il compito di lanciarle era stato affidato a un uomo di colore grosso quasi il doppio di me, e Dio sa se non riusciva a farle arrivare fin quasi alle nuvole. Le lanciava con il sole alle spalle, per evitare che ci accecasse, e noi dovevamo sparare a turno. Nessuno ebbe problemi, con le bottiglie. Credo che ne beccammo almeno una cinquantina, e a quel punto il mio Winchester era cos surriscaldato che faticavo a tenerlo in mano. Anche il Winchester di Prairie Dog era bollente, e vidi che lo consegnava a un uomo in mezzo alla folla, che aveva due fucili di ricambio pronti per lui. La Spencer di Tobacco Mouth era a carica singola, perci si scaldava di meno, ma gli dovevamo concedere pi tempo per caricare e sparare. Centrava una bottiglia, ricaricava, sparava ancora e ricaricava di nuovo. Continuava cos finch non sbagliava un colpo, e a quel punto, subentrando noialtri, i tempi di sparo si riducevano e le armi si surriscaldavano.
Charlie si era accorto che mi passavo il fucile da una mano all'altra, e venne a portarmi un Winchester di ricambio. Ne fui lieto, ma ero anche preoccupato. Non era mio, quel fucile, e non avevo avuto occasione di provarlo o di imparare a conoscerne la personalit, come diceva sempre il signor Loving.
Era arrivato il momento delle sfere di vetro.
Il sistema era lo stesso delle bottiglie. Quando arrivava il tuo turno, continuavano a lanciartele finch non sbagliavi.
Bronco Bob, che era avanti di un paio di punti rispetto a tutti gli altri, cominci per primo. L'uomo di colore tirava una sfera ogni volta che Bob glielo ordinava, e che io sia maledetto se non le colp tutte e dieci.
Fu quindi il turno di Tobacco Mouth, e vi assicuro che il fatto di dover attendere ogni volta che ricaricasse l'arma era un supplizio, tanto che fini per innervosirsi anche lui e diventare goffo come se al posto delle dita avesse altrettante salsicce. Forse quel colpo che Bronco Bob aveva sparato con il calcio del fucile appoggiato a un fianco lo aveva mandato in confusione.
La folla aveva cominciato a mormorare a ogni ricarica, e Checkers Chauncey grid: - Chiudete quelle fogne di bocche e lasciate che si concentri.
I primi sei colpi andarono a segno, ma Tobacco Mouth sbagli il settimo e tutti i successivi. Era come se fosse diventato cieco. Alla fine della serie gli fu dato ufficialmente il benservito. Mentre si allontanava dalla linea di sparo, tutti si misero a gridare e applaudire, finch non fu inghiottito dalla folla e non lo vidi pi.
Toccava a me, e come Bronco Bob feci dieci centri su dieci, senza quasi dare tempo all'uomo di colore di lanciare le sfere. Anche Prairie Dog pass la prova.
Ci fu una pausa e Win scese dalla collinetta per portarmi dell'acqua. Ruggert non si era mosso dalla sua sedia e mi guardava come se volesse incenerirmi con gli occhi. Scorsi alcuni dei suoi uomini in mezzo alla folla, anche se non avrei saputo dire quanti fossero. Potevano essere dappertutto. Mentre Win tornava alla sua postazione, cercai di non pensarci. Se volevo vincere quella gara, non dovevo lasciare spazio ad altre preoccupazioni.
Charlie mi riport il mio Winchester, riprendendosi l'altro fucile, e ricominciammo a sparare. Stavolta c'erano venti sfere a testa, e visto che avevamo tutti fucili a ripetizione, la gara si fece pi rapida.
Le palle di vetro cominciarono a volare, e sparammo a turno. Realizzammo tutti e tre un dieci su dieci, per due volte consecutive. Venti sfere per ciascuno, tutte centrate. Ci guardammo e sorridemmo.
Bronco Bob prese un nuovo fucile. Non ne avevo mai visto uno simile: in linea di massima ricordava un Winchester, ma la canna era pi lunga e sottile, e il calcio era tagliato e ridotto di dimensioni. Dal modo in cui il ragazzo glielo porse, intuii che doveva essere molto leggero.
- Grazie, Tim, - disse Bronco Bob.
- Jim, - ribad il ragazzo.
- Come ti ho gi detto, d'ora in poi ti chiami Tim.
Tornammo tutti e tre sulla linea di tiro. I tappi di ovatta erano madidi di sudore, e quando li tirai fuori per sostituirli vidi che il cotone era annerito dal fumo. Dopo essermi messo i tappi di ricambio, cullai il fucile tra le braccia, tenendole il pi possibile basse. Cominciavo a sentire una lieve dolenzia a una spalla, un indurimento al centro della schiena e, tanto per gradire, anche una fitta al collo.
- Allora, - disse Chauncey, - le nuove palle saranno lanciate da pi lontano, in serie da venticinque. Non potranno esserci pause tra un colpo e l'altro, e non ce n' necessit, visto che avete tutti fucili a ripetizione.  tutto chiaro?
Nessuno sollev obiezioni.
Fu Bronco Bob ad aprire le danze, e stavolta sbagli il primo colpo. Fu come vedere Giove che scagliava un fulmine a vuoto. Dopo quell'errore, centr tutti gli altri bersagli. Tocc a me, e anch'io centrai tutte le palle, tranne una. Prairie Dog colp le prime tre, manc la quarta, colp la quinta ma poi sbagli tutto lo sbagliabile. Erano le braccia ad avergli ceduto, non certo la mira. Faticava a tenere sollevato il fucile.
Aveva chiuso. Venne a stringerci la mano, dicendoci che eravamo stati due avversari formidabili e che era certo di poterci sconfiggere in futuro; poi spar tra la folla, accompagnato da una salva di grida e applausi. Eravamo rimasti soltanto io e Bronco Bob.
Ci fu concessa una pausa di mezz'ora e ne approfittai per chiedere a Cullen di andare a prendere Satana, e di sellarlo e prepararlo. L'ultima manche prevedeva una corsa a cavallo nella quale avremmo dovuto sparare a bersagli collocati in cima a dei bastoni, su ambedue i lati della strada. Infatti il campo era appena stato sgombrato e gli organizzatori stavano preparando il percorso.
Cullen recuper Satana e lo sell, senza bisacce o altri pesi inutili, prima di portarmelo. La folla sospir nel vederlo cos nero e lucido, e lui si mise a trottare, crollando il capo come se sapesse di essere al centro dell'attenzione. E probabilmente era proprio cos.
Poi apparve il ragazzo con i capelli rossi, che portava il cavallo di Bronco Bob, un grande stallone bianco che non dava l'idea di essere imbattibile sulle distanze lunghe ma era sicuramente forte sul breve e doveva avere la resistenza di un mulo.
Io e Bronco Bob ci stringemmo la mano e ci augurammo buona fortuna, mentendo entrambi spudoratamente. Bob diede il suo fucile al ragazzo, e io il mio a Cullen. Controllai che le pistole fossero a posto, e cariche. Per il momento Bronco Bob non si mosse, e non estrasse le sue dalle fondine. Quando fummo soddisfatti, salimmo a cavallo. La folla si separ e le sedie furono allontanate, in modo che potessimo correre affiancati. Mentre ci avviavamo verso la linea di partenza, passai accanto a Ruggert e abbassai lo sguardo su di lui. Mi lanci un'occhiata furibonda, sput in terra e torn a fissarmi. L'espressione nei suoi occhi era la stessa del giorno in cui avevo guardato il culo di sua moglie, e adesso ero l, un uomo di colore in sella a un grande cavallo, che sovrastava la sua testa bianca: era quasi pi di quanto potesse sopportare. Per un istante pensai che avrebbe estratto una pistola da sotto il soprabito e me l'avrebbe puntata addosso. E sentii una gran voglia di sparargli. Invece lo salutai, passandomi un dito sulla tesa del cappello, e proseguii.
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CAPITOLO 22.
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Io e Bronco Bob prendemmo posto uno accanto all'altro.
Chauncey era venuto nella nostra direzione, per poi fermarsi davanti a noi. - Bronco, - disse, - tu sparerai sulla tua destra, e tu, uomo di colore, sulla tua sinistra.
- Nat, - precis Bronco Bob, rivolgendosi a Chauncey. - Si chiama Nat.
Buffo, sentire quelle parole da un uomo che non riusciva a ricordare neppure il nome del ragazzo ingaggiato per portargli le armi.
- Come, scusa? - disse Chauncey.
- Non si chiama "uomo di colore", ma Nat. Ed  in testa alla gara, insieme a me. Siamo rimasti soltanto noi due, ce lo siamo guadagnato, perci credo proprio che meriti di essere chiamato con il suo nome.  una forma di rispetto. Ribadisco, si chiama Nat. E gradirei che lo ripetessi.
Chauncey annu, per non indisporre un uomo che stringeva un revolver carico in una mano.
- Nat, - disse, - tu sparerai alla tua sinistra. E poi, quando tornate indietro, dovrete cambiare impugnatura. Ci sono sei bersagli per lato.  tutto chiaro?
- S, - rispondemmo entrambi, quasi all'unisono. Poi Bronco Bob disse: - Devo fare uno scambio -. Il ragazzo correva verso di lui con una valigetta di cuoio, che apr non appena fu accanto al cavallo. Bronco Bob si sporse e prese due revolver Smith & Wesson, consegnando le due Remington.
Quando fu in posizione, Chauncey disse: - Quando tornate indietro, vedete di non sbagliare mira, e di non uccidere nessuno. Una volta l'ho visto succedere, ad Abilene, e la donna che ci ha lasciato le penne non aveva fatto niente di male: se ne stava semplicemente sulla veranda di casa sua, a farsi gli affari propri.
Poi fece un passo di lato, tir fuori una sciarpa rossa dalla tasca del soprabito e disse: - Non appena lascio cadere questo straccio partite al galoppo, non al trotto. Questa  una corsa in piena regola. E ricordate: non dovete sparare finch non siete accanto ai bersagli.
Mi sembravano cose del tutto ovvie, ma immagino che non si sia mai abbastanza prudenti, nel dare istruzioni. Chauncey sollev la mano che stringeva la sciarpa. Si era levata una brezza leggera, e controllai dal movimento della sciarpa in quale direzione soffiasse. Era contraria rispetto ai miei bersagli, ma speravo che non aumentasse di intensit, e che fossi in grado di valutarne l'incidenza. Con la sinistra, estrassi una delle due pistole.
La sciarpa rossa cadde a terra.
Era come se Satana conoscesse la posta in gioco. Scatt all'istante, sollevando tutti e quattro gli zoccoli da terra. Eravamo stati molto pi veloci dello stallone bianco di Bronco Bob, e in pochi istanti eravamo gi lanciati al galoppo.
I bersagli si avvicinavano sulla mia sinistra, e se non avete mai sparato dalla groppa di un cavallo in corsa, cercando di colpire un quadratino non pi grande del fazzoletto da tasca di una donna, non potete avere neppure un'idea di che cosa significhi.
Come ho detto, la mia mano sinistra non era mai arrivata al livello della destra, ma non era comunque malaccio, e mi era gi capitato di sparare in groppa a un cavallo lanciato al galoppo: me l'aveva insegnato il signor Loving, che aveva servito l'esercito ribelle e sapeva cavalcare e sparare come un Comanche. Strinsi le redini tra i denti, piegai il braccio destro sul petto mentre con la mano sinistra sollevavo la pistola e sparai, tenendomi basso. L'arma si sarebbe sollevata con il rinculo, e dovevo tenere in considerazione anche le variazioni del garrese di un cavallo lanciato, per non parlare del vento, che mi faceva sventolare le orecchie come quelle di un cane che cerchi di sentire i passi del suo padrone.
Il colpo and a buon fine. Centrai un altro bersaglio, e un altro ancora, continuando a sparare. Quando arrivai in fondo e ripresi le redini in mano per far cambiare direzione a Satana, avevo fatto centro tutte e sei le volte. Altrettanto per era riuscito a Bronco Bob, che mi seguiva di un'incollatura, con le redini in una mano e la pistola nell'altra.
- Questa di guidare con i denti  una bella trovata, - disse.
- L'ho imparata da un autentico maestro.
- In realt per mandare il cavallo al galoppo usi le ginocchia, vero?
- S. A meno che non decida di fare di testa sua.
I giudici cercarono di misurare chi dei due avesse colpito i bersagli pi vicino al centro, ma i risultati erano cos simili che si pronunciarono per un pareggio. Mi voltai verso Bronco Bob, lo vidi toccarsi la tesa del cappello in segno di apprezzamento e feci altrettanto.
Infilai il revolver nella fondina e tirai fuori l'altro con la destra. Respirai a fondo, attendendo il segnale. Checkers Chauncey c'era venuto incontro, con la sciarpa in mano. Prese posizione tra noi due e sollev il braccio. Mi parve che la sciarpa continuasse a penzolare per l'eternit, ma notai che il vento era calato. Saremmo stati entrambi nelle condizioni ideali.
La sciarpa cadde a terra, e Satana balz in avanti prima ancora che lo pungolassi, cogliendomi di sorpresa e rischiando di sbalzarmi di sella. Riuscii a reggermi, ma dovetti sparare troppo in fretta, colpendo il bersaglio, ma lontano dal centro. Dovevo assolutamente recuperare la concentrazione per il colpo successivo, e avevo soltanto il tempo di un respiro. Sparai altre cinque volte, centrando tutti i bersagli, e anche al ritorno io e Satana arrivammo prima di Bronco Bob e del suo stallone.
Restai in groppa a Satana e mi tolsi i tappi di ovatta dalle orecchie, in attesa di sentire il verdetto finale, che non si fece attendere.
Bronco Bob aveva mancato due bersagli. Avevo vinto la gara di tiro di Deadwood.
Bronco Bob si avvicin sorridendo, con un'espressione che mi parve genuinamente amichevole. Mi strinse la mano e mi diede una pacca su una spalla, dicendo che gli era gi capitato di perdere una gara prima di allora, ma nelle altre occasioni aveva sempre avuto qualcosa che non andava: un colpo di freddo, o la febbre. Stavolta, invece, era stato battuto con tutti i crismi, e giocandosela alla pari.
- Grazie, Bronco, - dissi. - Ma ci tengo a dirti che ero leggermente indisposto di stomaco.
Bronco esplose in una risata di cuore e riprese a coprirmi di pacche sulle spalle. - Sei un asso con le pistole. Meriti un soprannome... Deadeye Dick... anzi, no, Deadwood Dick suona meglio. Sissignore. Quando lascer questa vita per dedicarmi a scrivere, come ho sempre sognato di fare, racconter di questa giornata.
- E nella tua versione il vincitore sar sempre io? - chiesi. Ora sorridevo di gusto.
- Certamente. Di una cosa puoi stare sicuro: sono una persona onesta.
- Sei anche un ottimo tiratore, e un avversario di tutto rispetto, - dissi. -Ho pensato che avrei perso, e non una volta sola.
- Lo stesso vale per me, - rispose, e riprese a ridere e a darmi gran pacche sulle spalle. Poi arrivarono Charlie e la sua banda, seguiti da Win, dalla Signora, da Cullen e Wow e da tutte le ragazze cinesi delle quali - come del resto capitava a Cullen - non ero mai riuscito a imparare i nomi.
Mi guardai intorno in cerca di Ruggert e dei suoi uomini, e lo vidi alzarsi lentamente dalla sedia e sparire in mezzo alla folla, insieme ai suoi compari.
Quando le urla e gli applausi si furono placati, fui proclamato vincitore e mi fu consegnata la somma che mi era stata promessa. La diedi subito a Charlie, il quale a sua volta mi consegn un mucchio di soldi che lui e i suoi amici avevano raccolto grazie alle puntate su di me.
Me li ficcai in tasca senza contarli e ci dirigemmo tutti verso la collinetta dalla quale Win e la Signora avevano assistito alla gara. Rivivemmo l'impresa nei minimi dettagli, e quando fummo tutti stufi di farlo mi concessi una pausa per sciacquarmi via il fumo nero dalla faccia. La Signora tir fuori la sua medicina e ne bevve un sorso, per poi passare la bottiglia in giro. Quando le ritorn era vuota.
- Deadwood Dick, - disse Tater. - Non  cos che ti ha chiamato, Bronco Bob?
- Gi, - risposi.
- Per me, da adesso in poi,  cos che ti chiamerai.
- Mister Deadwood Dick  meglio, - dissi.
Ridemmo ancora un po', ma la stanchezza cominciava a subentrare. Mi resi conto solo allora che ero esausto. Tutta la tensione e la preoccupazione per la gara e per la presenza degli uomini di Ruggert mi faceva sentire come se avessi lavorato tutto il giorno con una piccozza.
- Abbiamo fatto la nostra parte, - disse Charlie. - Tu hai i tuoi soldi, noi abbiamo quanto ci occorre per la vedova di Bill, e nessuno ti ha sparato.
- Non ancora, - ribattei.
- Visto che hai in programma di lasciare la nostra piacevole cittadina, possiamo accompagnarti finch non sparisci all'orizzonte, - disse Charlie.
Guardai il cielo. Mancava ormai poco al crepuscolo. Era difficile credere che la gara fosse durata tanto.
- No, - dissi. - Credo che, uscendo dalla citt in cos tanti, non faremmo che richiamare l'attenzione su di noi. Aspetteremo che faccia quasi buio, e a quel punto partiremo.
- Siamo pronte, Nat, - disse la Signora. - Anche se ho comperato una coppia di vacche.
- Che cosa? - esclamai. - E perch lo ha fatto?
- Per il latte, - spieg la Signora.
- Gi. Domanda stupida, - commentai.
- Proprio cos, - disse lei.
- In tal caso, immagino che le porteremo con noi. Dove sono?
- Dietro la baracca.
-  sempre bello, poter avere del latte fresco, - disse Tater.
-  quello che ho pensato anch'io, - spieg la Signora.
Guardai Win. Stava ridendo.
- Sei sicuro di non volere che vi seguiamo, voi tre e le due vacche? -chiese Charlie.
- Sono sicuro, grazie, - risposi.
Strinsi la mano a Charlie, a Tater e poi a tutti gli altri, prima che si allontanassero, scendendo lungo la collinetta. Mi guardai attorno, cercando Ruggert o uno di quelli che immaginavo fossero i suoi uomini, in particolare Golem e Faina, e fui ben lieto di non scorgerne traccia.
La luna e le stelle illuminavano il cielo, e il nostro viaggio tra le colline cominci sotto i migliori auspici. Il carro era bello carico e Win era seduta a cassetta insieme alla Signora, che teneva le redini. Le vacche erano legate alla sponda posteriore con delle lunghe corde e trottavano dietro il carro trainato da una coppia di muli, seguendo il passo come se si fossero addestrate a lungo. Io cavalcavo accanto al carro con Satana e seicento dollari abbondanti nelle bisacce: il frutto delle puntate durante la gara di tiro. Quando ero rimasto solo con Win e la Signora, li avevo contati. Due volte. Non riuscivo a credere di avere tutti quei quattrini. Non ero mai stato tanto ricco, e bench dicano che il denaro non assicura la felicit, una cosa  certa: non offende neppure i tuoi sentimenti, averne in tasca.
Cullen ci accompagn finch non fummo lontani da Deadwood, poi ci fermammo e scendemmo da cavallo. Win e la Signora scesero a loro volta dal carro per salutarlo, abbracciandolo e dicendogli addio. Poi io e lui ci stringemmo la mano. Ma non bastava, e quella stretta si trasform in un abbraccio, che mi piacerebbe considerare molto virile. Quando ci separammo, avevamo entrambi le lacrime agli occhi.
- Appena posso ti scrivo, - dissi. - E a un certo punto ti chieder di spedirmi i documenti che ti ho lasciato in custodia. Entro domani saremo gi a sud.
Senza dire un'altra parola, Cullen rimont a cavallo e si allontan. Anch'io risalii in sella a Satana, e guardai nella sua direzione. Sventolava il cappello, galoppando verso l'orizzonte.
Era mia intenzione viaggiare per met della notte, dormire un po' e ripartire il giorno dopo quando saremmo stati pi tranquilli, sapendo che non avremmo sempre avuto la luna piena a illuminare il nostro cammino. Ma quella sera volevo allontanarmi il pi possibile da Deadwood, per paura di Ruggert e dei suoi uomini.
Ora che eravamo nelle terre selvagge, cominciai a preoccuparmi degli indiani. Il pensiero mi tormentava al punto che fermai il carro almeno un paio di volte, per sistemare le stoviglie all'interno in modo che non facessero troppo rumore. Una volta Bill mi aveva detto che un indiano, perfino se era sordo, poteva sentire uno scarafaggio che scoreggiava dentro un secchio da un miglio di distanza.
Quando ci fermammo per riposare viaggiavamo gi da diverse ore e il cielo era ancora illuminato dalla luna. L'aria era rinfrescata da una brezza leggera e si stava bene. Win e la Signora si prepararono a dormire dentro il carro.
Legai le bestie, diedi loro da mangiare e le sistemai in modo da poterle sorvegliare. Stesi il sacco a pelo a terra, accanto alla sella, che intendevo usare come cuscino, posai il fucile a portata di mano e sognai di poter dormire con Win, ma sapevo bene che se solo ci avessi provato la Signora mi avrebbe sparato con la sua rivoltella.
Pulii e ricaricai le pistole e il fucile, una cosa che faccio regolarmente, a fine giornata. La luce della luna facilit l'operazione, anche se posso provvedere anche al buio, se dovesse essercene bisogno. Rimasi ad ascoltare Win e la Signora che si sistemavano dentro il carro. Ero molto eccitato, perch mi sentivo pronto a cominciare una nuova vita, e con una donna bellissima.
Sentivo di dover restare sveglio e montare la guardia, cos decisi che stendermi per pochi minuti mi sarebbe bastato, dopodich sarei rimasto alzato fino al mattino. Mi vergogno di dover dire che appena posato il capo sulla sella piombai in un sonno profondissimo.
Non so quanto di soppiatto avessero dovuto agire, per piombarci addosso, ma immagino che sarebbero potuti arrivare a dorso di bisonte e suonando i campanacci, e io non li avrei sentiti comunque. Mi svegliai quando qualcuno mi piant uno stivale tra le costole.
Aprii gli occhi e mi trovai davanti la faccia devastata di Ruggert. Era chino su di me. - Dormito bene, negro?
In effetti avrei dovuto rispondere di s, ma visto il risveglio c'era ben poco di cui menare vanto.
Faina apparve anche lui sopra di me, con il mio fucile in mano. Mi guard ridacchiando e disse: - Le tue armi le ho prese tutte io -. Lo precis perch avevo allungato una mano nel punto dove avrebbe dovuto esserci una delle mie pistole, ma non avevo trovato niente.
- Non  stato complicato, - aggiunse Faina. - Quelle pietre in mezzo al prato erano pi sveglie di te.
A quel punto mi ero gi tirato su a sedere e mi guardavo attorno. Vidi Golem che costringeva Win e la Signora a scendere dal carro. Win non aveva aperto bocca, ma la Signora aveva dato fondo al suo vocabolario, rivolgendo ogni sorta di insulto ai nostri aggressori. E quando dico aggressori, mi riferisco a un bel numero di uomini. Una dozzina, almeno. Li avevo gi visti quasi tutti, a Deadwood durante la gara di tiro, e da lontano mi erano parsi una banda piuttosto temibile. Ora, per, trovandomeli a pochi passi, mi resi conto che erano coperti di cicatrici e avevano un'aria macilenta; sembravano a un passo dall'essere troppo vecchi per la vita di frontiera, tutti tranne uno, un ragazzo di sedici anni con i primi cenni di barba sul mento e gli occhi che vagavano tutto attorno, come pesci in un acquario. Indossava quello che sembrava un cinturone nuovo di zecca, con le fondine cos profonde che i calci delle pistole faticavano a fare capolino. Era un po' troppo largo per lui, e continuava a tirarselo su.
Erano tutti voltati verso la Signora e assorti nelle sue imprecazioni, almeno finch Golem non trascin Win fuori dall'ombra del carro e sotto la luce della luna piena. Mi sentii gelare il sangue.
Ruggert mi guard con gli occhi socchiusi: pareva quasi stanco.
- Che ne dici di salutarmi adesso con il dito sul cappello, brutto negro figlio di puttana?
Non dissi nulla.
- Dandoti la caccia, ne ho passate di tutti i colori. Mi hanno scotennato, una banda di selvaggi mi ha bruciato la faccia con dei coltelli roventi, uno di loro mi ha tagliato gli alluci, e mi hanno ficcato delle spine nell'uccello, dalla punta. Spine belle lunghe, non so se mi spiego. Mi hanno tagliato a fettine, e mentre lo facevano, sai a cosa pensavo?
- A Ges? - dissi.
- Niente affatto. Pensavo a te, Willie... o devo chiamarti Nat? O magari Deadwood Dick, come ti hanno soprannominato gi in citt? Pensavo alla tua faccia nera che spiava il posteriore di mia moglie. Ecco a cosa pensavo. E quando lo hai fatto hai mancato di rispetto a me, un uomo bianco. Mi hai provocato, Willie, come se pensassi di valere quanto me. Il culo di mia moglie non c'entra, ragazzo. Il problema  come hai trattato me: il fatto che tu, un negro, abbia osato attraversare il nostro giardino senza tenere il capo chino e gli occhi a terra, ma guardandoti attorno come se fossi un uomo bianco, con tutti i privilegi che ne derivano.
Golem mi si avvicin e si pieg sulle ginocchia, studiando il mio viso. Non c'era alcuna espressione, nei suoi occhi. Si tir su il cappello, e notai una cicatrice profonda e frastagliata al centro esatto della fronte. Non l'avevo mai vista prima di allora, perch aveva sempre tenuto il cappello ben calcato sulla testa, ma ora mi resi conto che era a forma di ferro di cavallo: doveva essersi beccato un bel calcio. Questo spiegava diverse cose, anche se non ne traevo alcun conforto particolare. Oltre alla ferita c'era quella specie di strano marchio, che doveva essere stato fatto con delle braci bollenti.
-  convinto che Dio lo abbia creato dal fango, - disse Ruggert. Poi si allung e diede una pacca su una spalla di Golem. - E ha ragione. Vecchio, solido fango di fiume.
Ruggert tolse la mano e riprese il suo ragionamento. - Il modo migliore per ammazzare un negro  impiccarlo e dargli fuoco, ma qui ci sono soltanto rocce e polvere. Non  il posto ideale, per un linciaggio. A me piacerebbe un albero bello alto, con un ramo robusto. E un semplice nodo scorsoio, non di quelli da boia, cos dura di pi. Come puoi vedere, Willie, abbiamo la corda, ma non un ramo al quale appenderti.
- Perch non mi aspettate qui, allora? - dissi. - Potrei andare a trovarvene uno, magari insieme alle signore. Poi mando qualcuno ad avvisarvi e mi raggiungete.
Ruggert mi tir un pugno in piena faccia, mandandomi a sbattere contro la sella. Sentii il sangue che mi colava dal naso alla bocca. Piegai la testa di lato, per sputarlo fuori.
- Occupati tu delle donne, - disse Ruggert a Golem.
- Lo far, come se fosse stato Dio in persona ad affidarmele, - rispose Golem, senza alcuna variazione di tono. Se un morto potesse parlare, sono certo che lo avrebbe fatto esattamente come lui.
- Dio non  disponibile, al momento, - disse Ruggert, - perci devo provvedere io al posto suo. Ma sono un uomo vendicativo, Golem. E voglio che tu lo sia altrettanto, e che ti trasformi nel mio braccio armato. Hai un bel po' di monetine, che ti ho dato di persona. Questo dimostra come sono attento a prendermi cura di te, giusto?
Golem annu appena, tir indietro il cappello e si avvi in direzione delle donne. Sentii il cuore che perdeva un colpo.
- Poi c' il fuoco, - riprese Ruggert, come se si fosse concesso una semplice pausa nella conversazione, - e l'ho preso seriamente in considerazione, ma ho deciso che se un negro muore  comunque destinato alle fiamme dell'inferno, e quindi brucerai in ogni caso laggi. Credo che possa esistere una punizione pi appropriata, e devo ancora decidere quale sia. Come vedi sei al centro dei miei pensieri. Ho notato che ti dai parecchie arie, adesso, ma per me resti sempre lo stesso negro che tempo fa mi ha insultato guardando il culo di mia moglie, e con le intenzioni pi libidinose.
Stavo per ribattere che mi sarebbe bastato guardarla in faccia, per farmele passare, ma decisi che, vista la situazione, la cosa migliore fosse evitare di farlo infuriare ancor di pi, anche se, a dirla tutta, sarebbe cambiato ben poco. Intendeva comunque farmi fuori tra mille sofferenze, e mi dava la caccia da cos tanto tempo che era deciso a prendersi la sua soddisfazione fino in fondo.
-  stato un caso, - dissi. - Mi trovavo a passare da quelle parti, l'occhio mi  caduto proprio l. Non avevo alcuna intenzione libidinosa.
- Un uomo bianco, anche se povero, ha una posizione da difendere, -ribatt Ruggert. - Se la gente che conosco in citt sapesse che ho risparmiato la vita a un negro, hai idea di cosa penserebbero, sul mio conto?
A quel punto era evidente che non c'era verso di allisciarmelo, perci decisi di parlare chiaro. - Non si ricordano neppure come ci chiamiamo. E comunque, cosa ti fa pensare che ti abbiano mai portato in palmo di mano?
- Lei mi ha lasciato, Willie. E credo lo abbia fatto perch non ho saputo riscattare il suo onore, facendotela pagare. Quindi, la colpa  tua. Anche mia moglie dovr ricevere la lezione che merita, lei e il tizio con cui se l' squagliata, ma prima dovevo occuparmi di te. Lo sapevi che tuo padre e tua madre erano propriet di mio nonno? Be', te lo dico io. E sapevi che a mio nonno piaceva la carne nera, e che tua madre  stata la sua prima scelta? Tu non eri ancora nato, a quei tempi, ma tuo padre ha sempre saputo cosa faceva mio nonno insieme a tua madre, nella stalla.
- Non ti credo, - risposi, ed era proprio cos. Ero convinto che volesse farsi beffe di me.
- Questo non cambia certo le cose, Willie. Quando hai visto il culo di mia moglie, era nella stessa posizione di quello di tua madre, con la differenza che mio nonno le ha tirato su il vestito. E la sai una cosa? La mammina non ha mica avuto scelta. Erano ancora i tempi nei quali i bianchi comandavano, e l'idea che un negro potesse essere libero non era proprio contemplata, anzi, neppure immaginabile. Ero solo un bambino quando il nonno mi disse di accompagnarlo alla stalla, di salire su un secchio rovesciato e di levarmi lo sfizio anche io.
- Sei un bugiardo figlio di puttana.
Scosse il capo. - No, no.  tutto vero. Non l'ho fatto, Willie. Ero ancora piccolo e avevo paura, perci mi sono rifiutato. Se tornassi indietro, agirei diversamente. E comunque, non ho avuto la tua mammina ma in compenso ho te. Le circostanze potranno essere diverse, ma sei una mia propriet, proprio come tuo padre e tua madre sono appartenuti a mio nonno. E sei anche l'origine di tutti i miei problemi. Con quell'insulto a mia moglie, mi hai rovinato la vita. E io non sono disposto ad accettare che sia un negro, a farlo.
Lo guardai negli occhi, e finalmente ritrovai la parola. - Hai bisogno di prendertela con qualcuno perch la tua vita vale ancora meno di quella di uno schiavo. Credi di meritarti qualcosa di meglio, ma non  cos. Trascorrere ogni minuto del tuo tempo dando la caccia a uno sconosciuto, solo perch ha sbirciato il culo di tua moglie, non  un modo decente di campare.  stata la tua stessa ottusit, a rovinarti.
Fu allora che mi colp di nuovo, stavolta con un manrovescio cos forte che mi fece girare la testa. Non provai neppure a ritirarmi su a sedere, e rimasi disteso con il capo appoggiato alla sella e il sangue che mi colava da un lato della bocca. Con la coda dell'occhio, vidi che Golem aveva fatto inginocchiare Win e la Signora, e teneva una mano su ciascuna delle loro teste, come se fossero due pali cui appoggiarsi. Aveva gli occhi sollevati verso il cielo, e fissava la luna.
Faina si avvicin e disse: - Stai pensando a cosa fare di lui, vero?
- Certo che s, idiota, - rispose Ruggert.
Faina reag all'insulto come se "idiota" fosse il suo nome di battesimo.
- So bene di essere soltanto un pistolero sul tuo libro paga, - disse, -ma perch non fai come gli indiani, o almeno come alcuni di loro?
- E cosa farebbero questi indiani, Mergatroit?
Mergatroit! Sentire quel nome fu un'autentica delusione. Per me, lui sarebbe sempre rimasto Faina.
- Ammazzerebbero una di quelle vacche, la scuoierebbero e avvolgerebbero il negro nella pelle, stringendogliela addosso come un marsupio. Poi bagnerebbero la pelle, come si fa per conciarla. E cos, quando il sole salir alto in cielo e comincer a fare caldo, la pelle si seccher e si restringer, fino a fargli esplodere le budella. Una volta mio padre ha fatto la stessa cosa a un tipo che non voleva pagargli un debito.
Gli ho anche dato una mano.
- Ed  morto, quel tizio?
- Altroch. Una morte lenta. A un certo punto la pelle gli si era stretta addosso al punto che non riusciva neanche pi a gridare.
Ruggert si volt su un lato, rimuginando sull'ipotesi come una donna che prendesse le misure per un vestito. - Una morte lenta, hai detto?
- Oh, s, cavolo, - disse Faina. - Quando abbiamo tagliato la pelle, le budella gli sono esplose, e si sono sparse dappertutto: anche addosso a noi. Ruggert annu. - Bene. Allora, ammazzate una di quelle vacche.
Non sprecarono neppure una pallottola. Golem afferr quella povera bestia per le corna e la costrinse a voltare il capo, dopodich Faina le tagli la gola con un lungo coltello e Golem la accompagn a terra, con il sangue che gli inzuppava i vestiti e colorava l'erba di rosso. Furono tutti addosso a quella vacca prima che esalasse l'ultimo respiro, e cominciarono a scuoiarla quando ancora tentava di muggire: impresa impossibile, visto che aveva la gola tagliata e non pot produrre altro che un gorgoglio disperato. Le incisero la pelle con la massima facilit, mentre respirava ancora, e poi, finalmente, uno degli uomini le spar un colpo in testa, con un moto di piet.
Win e la Signora erano ancora inginocchiate, e Win aveva cominciato a inveire contro di loro, sapendo perfettamente che si preparavano a farmi qualcosa di molto brutto. La Signora, che aveva interrotto la sequela di imprecazioni, riprese con rinnovata lena, almeno finch non la colpirono in testa con il calcio di un fucile, mandandola lunga distesa sull'erba. Ruggert cominci a togliermi i vestiti, strappandomi la camicia e gettandone via i lembi, per poi slacciarmi la cintura e sbottonarmi i pantaloni, mentre Faina mi sfilava gli stivali, che si misur sulla pianta del piede, prima di gettarli in mezzo al prato. Poi Ruggert mi tir via i pantaloni. Mi lasciarono i calzini addosso, non so per quale motivo.
- Mi prender il tuo cavallo, - disse Faina, - e lo terr a digiuno. Lo far solo correre fino a sfiancarlo, e quando croller gli strapper il cuore e me lo manger.
-  un buon cavallo, e sarebbe un vero spreco, - disse uno degli uomini che nel frattempo si erano radunati intorno a me, per assistere allo spettacolo.
- Hai ragione, - disse Faina. - Gli dar da mangiare, allora, e lo terr. Posso sempre venderlo alla prima occasione.
-  un fascio di muscoli, - disse il pi giovane del gruppo, guardandomi dall'alto.
- Bene, - comment Ruggert. - Questo significa che resister pi a lungo.
Mi legarono con una corda bagnata, sulla quale avevano pisciato a turno, dopodich mi avvolsero bello stretto in quella pelle insanguinata e puzzolente, in modo che solo la mia testa facesse capolino, e mi trascinarono lontano dal carro, perch non potesse farmi ombra. Mi appoggiarono la testa su una pietra, cos che il sole, salendo in cielo, mi accecasse. Poi staccarono una delle botticelle dal lato del carro, la aprirono e inondarono la pelle di vacca e il mio viso. Sul momento fu quasi rinfrescante, ma ben presto l'effetto sarebbe stato esattamente opposto.
Ruggert si pieg su di me, per guardarmi negli occhi. - Tanto per passare il tempo, lascia che ti spieghi cosa ho intenzione di fare. Ho guadagnato un mucchio di soldi cercando oro: forse  la prima volta che un affare mi va bene, nella vita. Adesso per ho speso praticamente tutto per ingaggiare questi uomini, e non mi  rimasto quasi un centesimo. Per ricompensarli, consegner loro il carro e le due donne, sempre ammesso che qualcuno sappia cosa farsene, della vecchia. Ma ce n' pi d'uno di bocca buona, che si scoperebbe non solo lei, ma anche la vacca ancora viva, e forse perfino quella morta. E che sarebbe disposto a farlo in pieno giorno e in una via affollata, trovando perfino il modo di vantarsene.
- Spera soltanto che io muoia, - dissi. - Ho avuto la possibilit di ucciderti, e non l'ho fatto.  stata una cazzata, ma stai pur certo che non la ripeter.
-  stato un errore, Willie, ma non sperare di poter rimediare. Dio  dalla mia parte. Mi ha protetto.
- Dev'essersi distratto, per, quando sei finito nelle mani di quegli Apache.
La faccia di Ruggert, o quel poco che ne restava, si contorse in una smorfia.
- Non so perch abbia fatto quella scelta, ma sono certo che alla fine gli indiani saranno sconfitti e macellati come bestie. Perch questo sono: bestie e null'altro. E comunque Dio non  neppure dalla parte di quelli della tua razza. Un giorno il Sud risorger, e il Nord sar sconfitto e ridotto in polvere: tutto torner com'era un tempo.
Sentivo il peso della mia stupidit, per essermi addormentato mentre i miei nemici si avvicinavano di soppiatto, ed era come se il grande cielo stellato che aveva illuminato il nostro viaggio mi fosse caduto addosso, e mi schiacciasse.
Gli uomini cucinarono la vacca su un fuoco che avevano acceso facendo a pezzi la sponda posteriore del carro, per poi alimentarlo con merda secca di bisonte. Bevvero whisky a volont, si mangiarono un bel po' di quella povera bestia, soprattutto le animelle e una coscia, lasciando il resto alle formiche. Poi presero Win e la Signora, che era ancora priva di sensi, e le trascinarono su un lato del carro. Non descriver che cosa accadde subito dopo: vi basti sapere che Golem fu il primo, e che le grida erano cos alte che scoppiai a piangere, con grande gioia di Ruggert.
Era quasi mattina quando gli uomini caricarono sul carro Win e la Signora, nude e sanguinanti per le violenze subite, ma grazie al cielo ancora vive, tirando loro dietro i vestiti. Se Win fosse morta, forse avrei esalato anch'io l'ultimo respiro, senza attendere che fosse il sole a uccidermi dentro quella pelle, ma il fatto che fossero ancora vive rinfocol le mie speranze.
Faina sell Satana, che lo lasci fare, con mio grande dispiacere, e gli sal in groppa, con il mio fucile nel fodero e le pistole alla cintola e nelle tasche del soprabito. Aveva anche i miei soldi nelle bisacce, anche se non se n'era ancora accorto.
Due degli uomini salirono a cassetta e partirono, con i muli che trainavano il carro e i loro cavalli e la mucca legati all'asse posteriore. Quando si avviarono, diretti verso le Black Hills, voltai il capo quanto potevo e li guardai allontanarsi, insieme a tutti quegli uomini a cavallo. Faina, seduto comodamente in groppa a Satana, si volt verso di me, con un ghigno. Se non altro, era troppo lontano per costringermi a vedere quei denti orrendi.
Prosegu insieme a tutti gli altri, lasciandomi solo con Ruggert.
Le stelle cominciavano a perdere luminosit, mentre la luna era scivolata su un lato del cielo e sbiadiva ogni minuto di pi. All'orizzonte apparve una striscia rosso fuoco. Ruggert era piegato sulle ginocchia accanto a me, e dava le spalle al sole nascente. Di tanto in tanto si allungava per darmi un colpetto sul torace, ricoperto dalla pelle di vacca.
- Credo proprio che sar una giornata bella calda, - disse. - Sai, probabilmente le tue donne se la caveranno, almeno fino al tramonto. Ma poi agli uomini verr fame, magari si mangeranno anche l'altra vacca, e quando saranno belli pieni vorranno spassarsela ancora un po'. Dopodich, visto che non ci sono pi i miei soldi a tenerli insieme, si separeranno. E a quel punto immagino che vorranno sbarazzarsi della ragazza, e della vecchia. Anche se, fossi al posto loro, la giovane la risparmierei e la terrei in buona salute, cos potrei portarla fino in Messico e venderla. Da quelle parti c' sempre qualcuno pronto a pagare. D'altro canto, in questo caso sarebbero costretti a darle da mangiare e a montarle la guardia, quindi forse  meglio che se la spassino fino in fondo e poi la ammazzino. Tu che ne pensi, Willie? Funziona, come ipotesi? Mi dispiace un po' di non essermela scopata anch'io, la negretta, ma la verit  che non mi si rizza pi. Non dopo tutto quello che mi hanno fatto gli Apache, e anche questa  colpa tua, Willie. Mi hai prima insultato, e poi tolto la mia virilit.
- Io non ti ho fatto proprio niente, - dissi.
- Avevo un posto nel mondo, e tu me lo hai tolto.
Non riuscivo proprio a capirlo, perci non dissi nulla. Non valeva pi la pena, provare a discutere.
Ruggert mi guard e sorrise. Si pieg su un ginocchio, raccolse il fucile che si trovava in terra, accanto a lui, e si sollev in piedi. Vidi che guardava qualcosa, all'orizzonte.
- Ora, spiacente ma devo lasciarti. Ci penser quella pelle a te, o forse qualcun altro.
Quindi si avvicin rapidamente al suo cavallo, mont in sella e parti, diretto verso ovest. Prima al trotto, poi accelerando appena, e continuando a voltarsi per guardare qualcosa che si trovava alle mie spalle, e che io non potevo vedere.
Sapendo che, dopo tutto il tempo passato a rodersi il fegato, Ruggert se la stava godendo, non potei fare a meno di chiedermi cosa potesse averlo spaventato al punto di abbandonare la scena, ma fui in ogni caso ben lieto che se ne fosse andato. Non volevo lasciargli la soddisfazione di assistere alla mia morte.
Ci volle un po' di tempo prima che la ragione dei timori di Ruggert diventasse evidente anche per me, terrorizzandomi. Erano sei cavalli, con altrettanti guerrieri Sioux in groppa. Mi erano arrivati alle spalle, silenziosi come il sole che si levava nel cielo. Erano armati con archi, frecce e fucili, fissati alla sella con delle bardature di ottone. Un paio erano dei vecchi trabiccoli a carica frontale, e se fossi stato al posto di quegli indiani avrei avuto paura che mi esplodessero in faccia.
Non sapevo quanti altri ce ne fossero, dietro di me. Non si lanciarono a caccia di Ruggert: non ne avevano alcun motivo. C'ero io, l, a loro completa disposizione.
Quei selvaggi seminudi restarono in groppa ai loro pony, fissandomi per un po'; poi sentii un movimento alle mie spalle, e una mano mi afferr per i capelli e cerc di sollevarmi la testa: impresa impossibile, perch la pelle di vacca mi immobilizzava il collo. L'autore di quel gesto aveva in testa un cappello a cilindro che doveva aver comperato in un emporio, e non indossava nient'altro a parte il suo cipiglio, un perizoma e un fodero con un grosso pugnale dentro. Moll la presa facendo uno strano verso, estrasse il pugnale e me lo accost alla fronte. Stavo per essere scotennato. Non appena la punta della lama mi incise la pelle e il sangue cominci a colarmi sul viso, l'indiano si interruppe. Piant il pugnale a terra e cominci a strofinarmi furiosamente il sangue sulla faccia. Poi si volt a guardare gli altri, cos bruscamente che il cappello gli vol via. Mi ci volle un istante, ma poi mi resi conto che non avevano mai visto un nero prima di allora, e pensavano che avessi il viso dipinto. Quando si erano accorti che il colore non spariva insieme al sangue, erano rimasti perplessi.
Mi fissarono, tutti insieme, e dopo pochi istanti gli uomini che si trovavano davanti a me smontarono da cavallo, mentre quelli che erano alle mie spalle facevano lo stesso. Erano otto in tutto, e mi si radunarono attorno, studiandomi come se fossi un enigma vivente. Si chinarono a turno per strofinarmi la fronte, sfregando fin quasi a scoprire la carne viva.
Io non dissi una parola. Non sapevo come reagire. E qualunque cosa avessi detto, ero quasi certo che non avrebbero capito. Gli indiani invece discutevano concitatamente, e uno di loro and a prendere una borraccia di pelle piena d'acqua, versandomela in faccia e rimettendosi a strofinare con un lembo del suo perizoma. Dopo un po' dovettero prendere atto che la mia pelle era nera e tale sarebbe rimasta. L'indiano che aveva cominciato a scotennarmi raccolse da terra il suo pugnale, e io mi dissi, ci siamo. Sperai con tutto il cuore che andasse fino in fondo e mi uccidesse, perch la pelle cominciava a surriscaldarsi, e a stringermisi addosso.
Mise via il pugnale e scoppi a ridere, seguito a ruota dagli altri. Si sbellicavano con un tale gusto che mi venne quasi voglia di unirmi a loro.
Non so perch non mi scotennarono, tanto pi che portavo i capelli molto lunghi, e non sarei stato affatto male, come trofeo. Sta di fatto che lo stesso indiano che aveva cominciato l'opera tir fuori un sacchetto di cuoio pi piccolo da quello che teneva legato a un fianco, lo apr e vi infil le dita. Quando le tir fuori, le punte erano bianche. Immagino si trattasse di una specie di argilla, che l'indiano, chinandosi, cominci a spalmarmi sulla faccia, mentre gli altri ridevano di gusto. Uno di loro aveva una voce cos stridula che sembrava una ragazzina, e provai quasi imbarazzo per lui.
Dopo un po' il pittore, evidentemente convinto di aver ultimato l'opera, si alz in piedi, mi studi con grande attenzione e parve cos contento del risultato che grid quasi di gioia. Ci fu un'altra risata, che si interruppe bruscamente come era iniziata. Poi gli indiani risalirono sui loro pony e mi girarono attorno, sporgendosi per toccarmi con la punta dell'arco o con la canna del fucile. Infine, gridando a squarciagola, si allontanarono al galoppo.
Perch mi avessero mollato l, lo ignoro ancora adesso. Forse avevano stabilito che ero uno scherzo di natura, e che meritavo la sorte che mi era stata riservata. Sta di fatto che, dopo essersi divertiti un po' e avermi intrattenuto per qualche minuto, mi abbandonarono.
Il sole sal in alto nel cielo e divenne bollente come la bocca dell'inferno. La pelle mi si stringeva addosso mentre il vapore si alzava in lente volute bianche, e il tanfo era cos intenso che mi sembrava di avere due pezzi di carne marcia infilati nelle narici. Respirare cominciava a diventare faticoso, con il torace sempre pi schiacciato. Era come se un fabbro mi avesse posato un'incudine sul petto e ci si fosse seduto sopra, senza contare che me l'ero fatta addosso, dentro quella maledetta pelle di vacca. Sentivo la merda liquida che mi colava tra le gambe: non era solo doloroso, ma anche umiliante.
Cominci a piovere, e anche se questo, in prospettiva, non avrebbe fatto che peggiorare le cose, almeno in un primo momento ne ricavai un certo sollievo. Continu a diluviare per ore. Sentivo l'argilla incrostarsi sul viso, ma doveva essere particolarmente densa e collosa, perch non veniva via facilmente.
Quando torn a splendere il sole, ricominciai a bollire a fuoco lento. Ma la giornata stava per finire, e avevo avuto il tempo di respirare un po'. La pelle aveva mollato quanto bastava per concedermi una lunga notte e un'altra giornata di sofferenze, alla quale, se non fosse piovuto ancora, non sarei sopravvissuto.
Fu allora che sentii dei cavalli che si avvicinavano alle mie spalle. Pensai fossero gli indiani, che ci avevano ripensato ed erano tornati per scotennarmi. Ma mi resi subito conto che era improbabile. Questi cavalli li sentivo perfettamente, mentre degli indiani non mi ero accorto finch non me li ero trovati davanti. E il motivo era semplice: si trattava di cavalli ferrati, che arrivavano al galoppo.
Rimasi in attesa, tendendo le orecchie.
I cavalli erano due, e si fermarono proprio davanti a me.
Quando gli uomini smontarono, cominciai a piangere, in silenzio.
Erano Cullen e Bronco Bob.
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CAPITOLO 23.
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Non esiste un modo per esprimere la gratitudine che provai mentre Cullen mi liberava di quella pelle con un coltello da caccia, la ripiegava e tagliava le corde che mi tenevano legato.
Bronco Bob si era inginocchiato per vederlo all'opera, e quando la pelle di vacca venne tirata via si risollev in piedi e fece un passo indietro, cosa perfettamente comprensibile, visto il tanfo.
- Hai la faccia impiastricciata di bianco, - disse Cullen.
- C'erano degli indiani convinti che avessi bisogno di una bella pitturata -. Le parole mi uscirono di bocca a fatica, secche come la polvere in una strada d'estate, e quasi incomprensibili.
- Sono argilla e cenere impastate con grasso animale, - disse BroncoBob. - Hanno fatto di te un uomo bianco. Dal loro punto di vista, immagino fosse un insulto.
Cercai di alzarmi, ma non ci riuscii. Cullen prese la sua borraccia e mi fece bere un bel sorso d'acqua, poi disse: - Con calma, amico mio.
- Grazie a Dio siete arrivati, - dissi. - Ma come mai vi trovate qui?
- Bronco Bob era al Gemma, e ha sentito dire da un tizio che c'era della gente decisa a farla pagare cara a Deadwood Dick.
- E sembrava molto soddisfatto, mentre lo diceva, - intervenne BroncoBob. - Ne stava parlando con un altro giovanotto, e quando  uscito dal locale l'ho seguito. Ho fatto due chiacchiere con lui, e la conversazione  stata decisamente illuminante.
- In altre parole, Bob lo ha gonfiato di botte, - spieg Cullen.
- In realt sono stato molto gentile, anche se gli ho aperto un paio di squarci sulla fronte. Poi, quando si  ritrovato disteso a terra, ha risposto alle mie domande, per quanto abbia dovuto pungolarlo un po' con la punta dello stivale. Mi ha spiegato che lo avevano pagato per venirti dietro, insieme a diversi altri, ma lui si era ubriacato. Aveva gi ricevuto i soldi che gli spettavano, un grosso errore da parte del suo datore di lavoro, e cos ha deciso di spenderli subito, invece di seguirti. Per te  stata decisamente una fortuna, visto che quel tizio mi ha spifferato tutto e io e Cullen ti abbiamo seguito. Anzi, per essere pi esatti, abbiamo preso la stessa strada che immaginavamo avessi scelto, con il carro.
- E tu come mai sei qui, Cullen? - chiesi.
- Sono stato io a cercarlo, - disse Bronco Bob. - Lo avevo gi visto in tua compagnia. Quando l'ho incontrato per strada, gli ho detto quello che avevo appena sentito, e che mi ero fatto riferire da quel chiacchierone. Purtroppo era gi troppo tardi per evitarti le sofferenze che hai subito, ma siamo venuti non appena abbiamo saputo in che situazione ti trovavi.
- L'importante  che siate arrivati, - dissi.
Ero in piedi, adesso, ma facevo ancora fatica a restarci.
- Hanno preso Win e la Signora.
- Proprio come temevo, - disse Cullen. Sapevo cosa stava pensando. Gli uomini che mi avevano fatto una cosa cos orrenda non avrebbero certo esitato a comportarsi allo stesso modo anche con le donne, se non peggio. Non ebbi il coraggio di ammettere che era gi accaduto.
Il barilotto dal quale mi avevano versato l'acqua addosso si trovava sull'erba, rovesciato su un fianco. Non l'avevo notato fino ad allora, perch era alle mie spalle. Il bordo era leggermente sollevato, su una cunetta. Lo raggiunsi, ancora nudo, e me lo rovesciai addosso. Fortunatamente, era rimasta dell'acqua.
Per farla breve, Cullen e Bronco Bob mi aiutarono a rimettere insieme i brandelli della mia camicia, e li usai per darmi una pulita, togliendomi l'argilla dalla faccia e la merda dal resto del corpo. Poi mi infilai i pantaloni e gli stivali.
- Sono andati in quella direzione, - dissi, puntando un dito, - e se non volete entrarci, prestatemi un fucile e un cavallo: me ne occuper io. Voi due avete gi fatto molto pi di quanto vi fosse richiesto.
- Ormai ci sono, e non intendo andarmene, - disse Cullen.
- E lo stesso vale per me, - aggiunse Bronco Bob. - Anche se ho gi vissuto diverse avventure interessanti, devo ammettere che non ho mai sparato a un essere umano. Non che voglia farlo adesso, ma potrei scrivere meglio di certi argomenti, se li sperimentassi di persona.
- Poco ma sicuro, - commentai.
Salii sul cavallo di Cullen, sopportando le sue costanti lamentele per il tanfo che mi portavo addosso. In effetti, pur avendo cercato di ripulirmi, ero riuscito a eliminare soltanto il grosso. Ci lanciammo al galoppo, nel cuor della notte. La luna era ancora quasi piena, e ci garantiva una buona visuale. Avevo mal di testa e mi sentivo debole, anche perch non mangiavo da un pezzo.
Andammo avanti per un paio d'ore, seguendo le tracce del carro. Poi vidi Satana fermo in mezzo a un prato, con il capo chino, che ruminava. Quando ci sent arrivare sollev il muso, e che io sia dannato se non venne verso di noi, al trotto. Aveva ancora la sella e il fucile nella sacca. Scesi dal cavallo di Cullen, tesi la mano e schioccai la lingua finch non mi si avvicin. Gli accarezzai le froge.
- Ha disarcionato Faina, - dissi. - Questo demonio lo ha fatto salire insella senza colpo ferire e alla prima occasione se n' sbarazzato.
- Sarebbe proprio da lui, - comment Cullen, mentre montavo in groppa a Satana. - Ha sempre avuto un gran senso dell'umorismo.
Ripartimmo, e non ci volle molto prima che ci imbattessimo in una sorta di fagotto bianco, steso a terra e illuminato dalla luna. Mentre ci avvicinavamo, mi resi conto che era un cadavere. Di donna.
Mi lanciai al galoppo, e dall'alto contemplai il corpo sfigurato della Signora. Non c'era un centimetro di carne che non fosse stato tagliato, ferito o graffiato.
Scesi di sella, mi piegai e la guardai pi da vicino. Aveva gli occhi aperti, e la luna si specchiava nelle sue pupille. Provai a chiuderli, ma non ci fu verso.
- Dobbiamo seppellirla, - disse Bronco Bob.
- Non c' tempo, - risposi. Presi il mio sacco a pelo, lo srotolai e ricoprii il corpo. - Win  ancora con loro, e potrebbe essere viva.
Mi addolorava profondamente dover lasciare quella povera donna in mezzo al sentiero, senza riuscire a fare altro che avvolgerla in una coperta. E non mi piaceva affatto l'idea di mollarla in balia delle bestie e degli insetti, ma non c'era pi nulla da fare per lei, mentre Win, forse, poteva ancora essere salvata.
Credo che avessimo cavalcato per un altro paio d'ore quando vedemmo un uomo che camminava barcollante alla luce della luna. Dal modo in cui si muoveva, capii subito che si trattava di Faina.
Fermai Satana, mi voltai sulla sella per recuperare il fucile e sparai, colpendolo alla gamba destra. Cacci un urlo e cadde a terra. Mi avvicinai a cavallo. Si era girato di schiena e aveva estratto una delle mie Colt. Quando vide che eravamo in tre, cominci a supplicarci: - Ragazzi, niente gesti avventati, per favore. Mi hanno pagato per fare quello che ho fatto. Niente di pi.
- Metti via quella pistola, - dissi.
Pos la Colt in mezzo all'erba. Scesi di sella e la recuperai, insieme all'altra pistola, alla LeMat e al mio coltello. A parte il Winchester, consegnai tutte le armi a Cullen, che mi aveva raggiunto e che sistem le pistole dentro una delle bisacce. Dei soldi non c'era traccia.
Fissai Faina con odio, e gli dissi: - Sei stato tu a suggerire di legarmi dentro una pelle di vacca, se non ricordo male.
- Era solo un'idea, - disse.
- Gi. E Ruggert l'ha colta al volo.
- Senti, Deadwood, - disse, usando il mio soprannome nel tentativo di indorarmi la pillola. - Ho trovato i soldi che tenevi dentro quelle bisacce, e quel grosso ebreo me li ha tolti.  stato lui, a rubarli. Non ho niente contro di te. E mi sto dissanguando. Ho bisogno che qualcuno mi fasci la ferita.
- Hai poco da lagnarti, - dissi, chinandomi per guardarlo in faccia. -Dove sono andati gli altri?
Faina esit solo per un istante, rendendosi conto di avere ben poche speranze, e decise che tanto valeva cercare di assecondarmi. Indic davanti a s, con un dito. - C' una specie di gola, in mezzo a quelle colline. E dopo poche centinaia di metri c' un avvallamento, con delle rocce tutto intorno. Hanno deciso di accamparsi laggi.
Guardai. La gola di cui parlava si trovava a una certa distanza, ed era circondata da alte rocce, coperte di vegetazione.
- La donna pi giovane?  ancora viva?
- Quando l'ho vista per l'ultima volta s, anche se non l'avevano certo trattata bene.
- E tu invece non le hai fatto nulla, scommetto.
- Preferisco non rispondere.
- Lo hai gi fatto. Come mai sei rimasto quaggi, tutto solo?
- Io e il Ragazzone, quello che chiamano Golem, ci siamo separati dal resto del gruppo perch dovevamo ricongiungerci con Ruggert, in Kansas, e farci consegnare il resto della nostra paga. Ma poi quel demonio nero di un cavallo mi ha disarcionato ed  scappato. Golem ha proseguito senza di me, e quando l'ho chiamato, supplicandolo di aspettarmi, mi ha risposto che non gli ero mai piaciuto.
- Ma guarda un po'. Una faina disprezzata da un altro animale della sua stessa specie, solo molto pi grosso, - comment Cullen.
- Se mi fasciate la ferita, - disse Faina, - posso guidarvi fino all'accampamento.
- Mi hai appena detto che te n'eri andato con Golem. Come fai allora a sapere dove si trovano gli altri?
- Lo so perch quel posto gliel'ho indicato io, - rispose.
- D'accordo, - dissi. - Dammi il tuo soprabito.
- Fa freddo, la notte.
- Mica vero. Non se hai una pelle di vacca stretta addosso. Ma devo ammettere che adesso un po' di freschino ce l'ho. Dammi quel soprabito.
Se lo tolse, me lo tir e rimase l seduto, tenendosi la gamba.
- Non mi portate con voi? - chiese.
- No.
Mi sollevai in piedi, appoggiando il fucile contro una gamba, e mi infilai il soprabito di Faina. Poteva andare, purch non provassi ad abbottonarlo. Salii a cavallo, mentre Faina mi guardava, con un'aria inferocita.
- E va bene, - disse. - Posso fasciarmela da solo, la gamba. E posso prendermi cura di me stesso, anche senza il vostro aiuto.
- Non ti servir nessun aiuto, - dissi.
Fu allora che Faina cap. - Deadwood Dick, - disse, - non vorrai farlo sul serio.
- Prova a indovinare, Mergatroit.
Sollevai il Winchester e gli sparai in fronte. Cadde all'indietro e rimase disteso sulla schiena, in mezzo all'erba.
- Cavolo, se gliel'hai fatta pagare, - disse Bronco Bob. - S, - risposi. - E fino in fondo.
Le Black Hills hanno ampi tratti di prateria e rocce sparse, punteggiate d'erba. Poi ci sono le colline, ricoperte di una fitta macchia di alberi che alla luce della luna sembrano un'unica grande onda di tenebra che scende dal cielo.
Ripartimmo a cavallo fino a raggiungere la gola che Faina ci aveva indicato. Era una spaccatura lunga e ampia tra le rocce.
Mentre ci infilavamo in quello spazio, Cullen disse: - Aspettate.
Poi indic in alto, sulla sua destra, e vidi uno sbuffo grigio di fumo che si levava sopra un costone di roccia folto d'alberi. Alla luce della luna, sembrava quasi polvere di fata.
- Sento odore di carne alla brace, - disse Bronco Bob.
- Mi sa tanto che abbiamo trovato i nostri uomini, - commentai.
Smontammo e legammo i cavalli in mezzo a una macchia. - Aspettate qui, - dissi.
Armato del mio fucile, cominciai a inerpicarmi tra gli alberi, per la maggior parte pini nani, seguendo un sentiero che si apriva un varco tra le rocce e la boscaglia. Non fu un percorso facile, ma quando fui quasi in cima mi fermai e mi acquattai in mezzo ai tronchi. Vidi in uomo che montava la guardia, e lo riconobbi: si trattava di uno dei miei assalitori. Era in piedi e guardava in basso, forse per controllare l'imbocco della gola. Non si voltava mai: evidentemente, l'idea che qualcuno sapesse dove si trovavano e potesse raggiungerli attraversando il bosco non lo aveva neppure sfiorato. Dovevano essere convinti che, se avessero controllato l'ingresso della gola, sarebbero stati al riparo da ogni rischio. In realt, si erano messi in trappola da soli.
Continuava a guardare in basso, forse pensando al cibo che cuoceva sul fuoco, e sognando di poterlo assaggiare. Ogni tanto, delle scintille si levavano verso l'alto e brillavano nell'oscurit come lucciole, per poi spegnersi. L'odore di carne mi arrivava dritto alle narici, e mi sentivo quasi svenire, per la fame.
Rimasi acquattato un bel po', spiando la sentinella.
Finalmente l'uomo si volt e si avvi verso una fila di alberi, appoggiando il fucile al tronco di un pino e sbottonandosi le brache. Con i pantaloni abbassati, tir fuori di tasca quello che poteva essere un romanzetto di avventura e si pieg sulle gambe, reggendosi a un albero mentre faceva i suoi bisogni e si preparava a usare il libro per pulirsi il culo.
I suoi sforzi erano a dir poco rumorosi, e sembrava arrivato ormai a un buon punto quando posai lentamente il Winchester a terra e strisciai alle sue spalle. Estratto il coltello, mi allungai da dietro l'albero cui era appoggiato e gli piantai la lama in gola, con una violenza tale che lo trapassai e la punta si conficc nel tronco, inchiodandolo. Si afflosci, mentre il sangue spruzzava a tutta forza. Estrassi il coltello e lo lasciai cadere sulla sua stessa merda, mentre il romanzetto mi atterrava su uno stivale.
Dopo aver pulito la lama sulla sua camicia misi via il coltello, presi il fucile, mi spostai nel punto dove montava di guardia e puntai gli occhi verso il basso. Non era granch, come strapiombo, dieci metri al massimo, e tra la luce della luna e quella del fuoco che ardeva, li potei vedere perfettamente.
Erano tutti radunati intorno al fal, e l'altra vacca della Signora era infilzata su un grosso spiedo, con le estremit appoggiate alla forcella di due rami che gli uomini avevano tagliato e piantato a terra. Vidi quasi subito anche Win, e bench fosse un sollievo scoprire che era ancora viva, mi sentii mancare il cuore. Era completamente nuda, appoggiata a un gruppo di rocce, con le braccia conserte. Tremava per il freddo, anche perch era a una certa distanza dal fuoco. Sentii un'ondata di follia che mi squassava, e dovetti fare uno sforzo tremendo per tenerla a freno.
Uno degli uomini indossava il vestito giallo di Win e uno dei cappellini della Signora. Saltellava intorno al fuoco, facendo il buffone, e le risate degli altri arrivarono fino a me, colpendomi come una secchiata di acqua gelida. Si erano dimostrati degli autentici idioti, a fare quel che avevano fatto senza finirmi, per poi rintanarsi in quella gola in mezzo alle rocce.
Li contai. Erano sette. Feci qualche calcolo. Avevo ucciso Faina, e Golem se n'era andato per conto proprio, come Ruggert, del resto. Avevo fatto fuori anche l'uomo che montava di guardia. Erano in quattro a essere usciti di scena, e mi sembrava di ricordare che la banda fosse composta da dodici uomini in tutto. Questo significava che doveva essercene un altro, o sul carro, che non era lontano dal fuoco, o in mezzo ai cespugli. Certo, poteva anche darsi che se ne fosse andato anche lui. Poi mi venne in mente che se qualcun altro se l'era squagliata, si trattava certamente del pi giovane del gruppo, visto che non lo vedevo da nessuna parte. Contai i cavalli. Ce n'erano otto, oltre a quelli che ci avevano portato via. E questo significava che il ragazzo doveva trovarsi nei dintorni.
Fu allora che lo vidi uscire dal carro, mezzo addormentato, calcandosi il cappello in testa. Gli uomini lo presero subito di mira, coprendolo di insulti, ma ormai avevo perso ogni interesse, nei loro confronti.
Guardai ancora una volta Win, feci un respiro profondo e cominciai la discesa in mezzo agli alberi, cercando di arrivare in fondo il pi in fretta possibile, ma senza far rumore.
Quando raggiunsi Cullen, Bronco Bob e i cavalli, dissi: - Sono laggi.
C' anche Win, ed  ancora viva.
- Dio sia ringraziato, - disse Cullen.
-  conciata male, per, - aggiunsi.
- Che cosa facciamo? - chiese Bronco Bob.
- Voi non siete tenuti a fare nulla, - risposi. - Mi avete gi reso ingrandissimo servizio.
- Hai detto che la tua donna  laggi? - disse Bronco Bob.
- Esatto. E loro sono uno di meno, perch ho tagliato la gola all'uomo che era di guardia.
- Merda, sono fuori dal mio territorio di elezione, - disse Bronco Bob.
- Sono bravo a sparare, ma non ho mai ucciso nessuno.
- Io invece ho cambiato sport, e gi da un bel pezzo, - ribattei.
- Non ho mai sollevato un'arma contro un uomo. E neppure andare a caccia mi piace.
- Non c' tutta questa differenza, tra un uomo e un bersaglio. A parte il fatto che gli uomini rispondono colpo su colpo, perdono sangue a litri, e qualcuno ci lascia la pelle. Il tuo avversario, o magari tu.
- Bronco, spetta solo a te decidere, ma noi andiamo, - disse Cullen.
Rimontammo entrambi in sella, e dopo un breve istante di esitazione Bronco Bob fece altrettanto. Estrasse il suo Henry dalla guaina. Io avevo appena messo via il mio Winchester. - Dovremo sparare soprattutto da vicino, - dissi, - e non  detto che il fucile sia l'arma migliore. Ma la scelta sta a te. Io comincio con le pistole.
- Molto bene, - disse Bronco Bob. Rimise l'Henry nella guaina e tir indietro il soprabito, scoprendo le due Remington alla cintola.
- Io ho una doppietta e una pistola, - disse Cullen. - Me le far bastare.
Recuperai due delle mie pistole dalla bisaccia - la Colt e la LeMat - e le ficcai nelle tasche del soprabito di Faina. - Dobbiamo avanzare con prudenza fino a quella grande roccia, dopodich partiamo alla carica, urlando e sparando. Io mi sposter subito sulla destra, in modo da arrivargli dritto addosso. Voi due, invece, proseguite dritti, piegando appena di lato. Vedrete il carro. Girateci attorno e state attenti a non spararmi, mi raccomando. C' un grande fal, e fino a poco fa erano tutti radunati l intorno. Quanto a Win, era appoggiata a delle rocce, lontana dal fuoco. C' un uomo che si  messo il suo vestito giallo e la cuffia della Signora.
- Che Dio ce la mandi buona, - disse Cullen.
- Dio non c'entra proprio un bel niente, - ribattei.
Avanzammo lentamente, cercando di non fare rumore, ma quando fummo pi vicini gli zoccoli dei cavalli cominciarono a rimbombare sulla roccia. Decisi perci di accelerare, e Satana scatt in avanti come se avesse un marchio infuocato sulla coda.
Mi ficcai le redini tra i denti, liberando le mani ed estraendo le pistole dalle tasche del soprabito che era appartenuto a Faina. Affondai i talloni sui fianchi di Satana, e raggiungemmo la curva tra le rocce con netto anticipo rispetto a Cullen e a Bronco Bob. Tutto d'un tratto mi trovai davanti il fal, e gli uomini che si muovevano intorno al fuoco. Sollevai le pistole e sparai. Uno dei banditi croll a terra, mentre quello con il vestito giallo cacci uno strillo e si tuff in avanti. Tir fuori un'arma e fece fuoco, ma mir cos alto che sembrava quasi avesse voluto accoppare uno scoiattolo appostato in mezzo agli alberi.
Passai al galoppo accanto al fuoco e scivolai sotto il ventre di Satana, tenendomi aggrappato con un piede. Gli altri avevano estratto le pistole e stavano sparando. Ma non riuscirono a colpire n Satana, n me. Era come se fossimo entrambi cosparsi di una potente medicina indiana che deviava le pallottole, anche se sapevo che, in realt, avevo solo la fortuna di trovarmi di fronte dei pessimi tiratori.
Tornai in sella, ruotai su me stesso fino a sedere al contrario rispetto al senso di marcia e ripresi a sparare. Ne colpii uno e lo vidi andare gi come se una buca profondissima gli si fosse spalancata sotto i piedi. Poi udii degli altri spari. Erano Cullen e Bronco Bob. Tornai in posizione di marcia, feci ruotare Satana e ripartii al galoppo. Vidi Win appoggiata contro la parete di roccia, ma tornai subito a concentrarmi sul combattimento. Bronco Bob, strillando come un pazzo e con le redini tra i denti, proprio come me, si tuff nella mischia. Tese la mano destra, che stringeva un revolver, e appoggi l'altra alle gambe in modo da puntarla nella stessa direzione, dopodich fece fuoco. Due dei banditi si afflosciarono come coperte cadute da uno stendino. Il primo rotol in mezzo al fuoco, rovesciando lo spiedo con la mucca sopra. Le fiamme gli avvolsero il cappello, divorandolo letteralmente, per poi inerpicarsi su tutto il corpo come un branco di demoni.
Cullen era subito dietro Bronco Bob. Punt dritto verso il fal, sparando pi in fretta che poteva, e senza colpire nulla. Il pi giovane dei banditi schizz via di corsa, allontanandosi dal fuoco, finch non fu inghiottito dalle tenebre.
Risuon un'altra salva di spari. Il cavallo di Cullen fu colpito e croll a terra, sbalzandolo di sella. Cullen rotol, mentre le pallottole gli fischiavano attorno. Quando riuscii a raggiungerlo, si era acquattato dietro il cavallo morto e aveva estratto la doppietta: una vera fortuna, visto che uno dei banditi correva verso di lui, continuando a sparare.
Prima che potessi intervenire in suo aiuto, sentii il boato del suo fucile e vidi pezzi di carne che volavano, illuminati dalle fiamme, mentre il loro proprietario finiva a terra. Fu proprio in quell'istante che Bronco Bob, dopo aver descritto un ampio cerchio, rotol gi dal cavallo, e cadde a terra con un tonfo. Quanto ai nostri avversari, ne erano rimasti in piedi solo due: il ragazzo che era scappato e il tizio che indossava il vestito di Win, e che ero riuscito soltanto a ferire. Era sulle ginocchia, con una mano premuta sull'inguine. Il vestito giallo era macchiato di sangue. Gett a terra la pistola e disse: - Mi arrendo.
Mi avvicinai a cavallo, abbassai la leva della mia LeMat e gli sparai una scarica di pallettoni in piena faccia, per il puro gusto di farlo.
Gli uomini colpiti da Bob erano tutti morti. Smontai di sella e allontanai con un calcio le pistole dai loro corpi; poi infilai la mia nella cintura e andai a controllare come stesse Win.
Croll tra le mie braccia. Mi tolsi il soprabito che avevo preso a Faina e lei lo indoss, abbottonandolo. Afferrai una coperta stesa a terra a mo' di materasso, e Win se la avvolse attorno alle gambe, come fosse una gonna.
- Win, - dissi. - Stai bene?
Era la classica domanda che si fa in circostanze come quelle, ma non appena la ebbi formulata mi sentii un idiota.
- In un certo senso s, Nat, - rispose. - Oh, mio Dio,  tutto cos vicino.
Il cielo mi sta cadendo addosso, e la terra si gonfia sotto i miei piedi.
- Ne hai passate davvero troppe. Siediti qui, appoggiati alle rocce.
Win obbed e poi mi disse: - Il tuo amico  ferito.
Bronco Bob era ancora a terra, ma prima che potessi raggiungerlo si rialz. - Non mi hanno colpito, - disse.
- Col cavolo, - risposi, toccandogli con delicatezza il braccio nel punto in cui si stava bagnando di sangue.
- Oh, accidenti. S che sono ferito. Ah, merda. Ci lascer le penne, e non potr mai scrivere che cosa  accaduto.
Si afflosci, come se non avesse pi le gambe. Infilai un dito nel punto dove il proiettile aveva bucato la sua camicia e tirai, in modo da strapparla e dare un'occhiata pi da vicino. Il fuoco riprese vigore con un crepitio, e mi concesse una visuale pi decente. - Hai una ferita alla spalla, ma  superficiale. Niente di grave.
- Merda, - rispose Bronco Bob. - Questa s che  una buona notizia -. E svenne all'istante.
Cullen si avvicin e disse: - Tu occupati di quello che  scappato. A lui ci penso io.
E strapp ancora un pezzo della camicia di Bronco Bob, usandone una parte per tamponare la ferita e l'altra per bendarla.
Quello che sto per dirvi potr sembrarvi sgradevole, ma dopo tanti anni ho deciso di raccontare la verit ogni volta che mi  possibile, perci sar onesto, con voi. Bench fossero conciati male, scoprimmo che un paio degli uomini che avevamo colpito erano ancora vivi. Se li avessimo caricati sul carro e li avessimo riportati a Deadwood, che si trovava a due o tre giorni di cammino, forse se la sarebbero cavata. Il fatto  che non ne avevamo alcuna voglia. Legai Satana al carro, presi il mio fucile e feci il giro completo, sparando ai banditi stesi a terra come se fossero cavalli moribondi.
Completata l'opera, partii all'inseguimento del ragazzo.
Presi la direzione nella quale lo avevo visto allontanarsi, e non ci volle molto prima che lo sentissi ansimare mentre tentava di arrampicarsi tra le rocce, gettandomi addosso una pioggia di sassolini e polvere. Mi inerpicai alle sue spalle. Quando arrivai in cima, la luce del sole filtrava tra gli alberi, e scorsi delle gocce di sangue sulle rocce, che luccicavano come rubini. Uno di noi doveva averlo colpito. Mi tenni sul sentiero e ripresi a salire fino al punto in cui il terreno diveniva pianeggiante, non lontano da dove avevo tagliato la gola alla sentinella. Fu allora che lo vidi. Stava correndo. Il cinturone, troppo largo, gli scivol tra le gambe e lo fece incespicare e cadere.
Gli fui addosso in un attimo. Quando tent di rotolare sulla schiena e di estrarre le sue pistole, gli mollai una bella botta con il calcio del fucile. Sembrava impazzito dal terrore. Aveva il cappello sollevato sopra la testa, e i capelli biondi gli cadevano sulle spalle, come quelli di una donna. Anche il viso era imberbe, quasi femminile.
- Non volevo fare niente di male, - disse. - Sono gli altri che mi hanno costretto.
Mi piegai sulle ginocchia, puntandogli il fucile addosso. Il ragazzo tolse le mani dalle pistole e le sollev, con i palmi all'ins.
- Non volevo, - ribad. Aveva la voce stridula, come se i testicoli non gli fossero ancora scesi. - Ma me l'hanno ordinato. Sono solo un ragazzo. E ho una fidanzata che mi aspetta a casa. Volevamo sposarci, non appena avessi trovato un lavoro.
Riuscivo a scorgere la paura sul suo volto, e a sentirla nella voce. Non potei fare a meno di ripensare a quando Ruggert mi aveva dato la caccia nelle paludi, vicino casa, e a cosa avevo provato, con il cuore che batteva a mille e la testa confusa.
- Non ho fatto niente perch succedesse, - disse. - Mi ci sono soltanto trovato in mezzo. Se tu e la ragazza foste stati bianchi, non mi sarei mai fatto coinvolgere.
Fu allora che gli sparai, e devo dirvi la verit: ancora oggi,  l'unica persona per la quale un po' mi sento in colpa. Non che mi capiti spesso, ma il disagio che ho provato  ancora l, e una volta l'anno torna a fare capolino, per qualche minuto soltanto e mentre mi faccio la barba.
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CAPITOLO 24.
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Non mi soffermer sul nostro viaggio di ritorno a Deadwood, l'unico posto dove fosse saggio andare, date le circostanze. Non seppellimmo nessuno di quegli uomini: li lasciammo alle bestie che strisciano in terra, o che volano.
Raccogliemmo le loro armi e le gettammo sul carro; prendemmo i cavalli e li legammo tutti alla sponda posteriore tranne uno, che Cullen scelse in sostituzione del suo. Viaggiammo pi in fretta che potemmo, considerato che Win aveva subito maltrattamenti di ogni sorta, e che ogni sobbalzo del carro era una tortura per il suo corpo dolorante. Non sprecher il mio tempo a spiegare che cosa le fosse stato fatto. Immagino sia ovvio, ma devo aggiungere che, oltre a subire i peggiori oltraggi che possano essere riservati a una donna, aveva anche perso parecchio sangue, ed era in stato confusionale. Credo possa bastare, e non aggiunger altro, sull'argomento.
Prima di tornare in citt vedemmo dei Sioux, ed  probabile che tra di loro ci fossero anche quelli che mi avevano dipinto la faccia di bianco. Non erano in molti, e con l'opportunismo tipico degli indiani dovettero decidere che non valeva la pena attaccare un pugno di uomini a cavallo e bene armati, perci ci lasciarono andare senza provare a darci noia.
Passammo accanto al corpo di Faina, ricoperto dagli avvoltoi, che si levarono in volo non appena ci sentirono arrivare. Win chiese se potevamo fermarci. La aiutai a scendere dal carro, perch faticava a muoversi. Voleva sputare sul cadavere, e riusc a tirar fuori dalla bocca un grumo cos denso da mettere in fuga anche gli ultimi uccelli.
Pi tardi, quando ci trovammo davanti al corpo della Signora, Win trov la forza per scendere di nuovo dal carro e rivolgerle un ultimo saluto. Ci raccont che quando quei delinquenti avevano fatto tutti i loro porci comodi con la povera Signora, Golem le aveva tirato il collo come se fosse una gallina e l'aveva scaraventata gi dal carro, per poi staccarsi dal gruppo insieme a Faina. Fu a quel punto, guardando il cadavere della Signora, che qualcosa nella mente di Win spicc il volo, per non tornare mai pi. Risal sul carro e non disse una parola per tutto il resto del viaggio.
Quanto alla Signora, avevamo nel carro gli attrezzi che facevano al caso nostro, tra cui un badile e una zappa, che avrebbero dovuto servirci nella fattoria che avevo pensato di comprare. Ora mi sembravano ridicoli, tutti quegli oggetti inutili: era come se si prendessero gioco di me.
La seppellimmo laggi, nel bel mezzo della prateria, e Bronco Bob, che tra i tanti suoi talenti aveva anche quello del predicatore, pronunci una breve orazione funebre. Raccogliemmo delle pietre per formare un tumulo, e ripartimmo.
Quando entrammo a Deadwood eravamo decisamente gi di morale, come potrete immaginare, e per giunta io e Win non avevamo pi una casa. Dopo che lei e la Signora erano partite, c'era voluto ben poco perch qualcuno prendesse il loro posto, e anche la mia stanzetta era stata affittata a un nuovo inquilino. Finimmo per andare a stare da Cullen e Wow, mentre Bronco Bob, essendo bianco e relativamente ricco, si sistem in albergo, anche se veniva tutti i giorni a controllare come stessimo.
Un giorno, dopo l'ennesima visita, lo accompagnai fuori e gli dissi: - Che ne pensi, Bronco?
 - Che solo il tempo potr guarirla.
 - Dimmi cosa pensi veramente, per favore.
 - Non sono sicuro di niente. Nessuno pu esserlo. Ma visto che insisti, mi sono fatto l'idea che il suo spirito sia volato via e non sia pi ritornato. So bene che  solo un'ipotesi come un'altra. Ho una cugina che  passata per un'esperienza molto simile, e il suo spirito continua a vagare da qualche parte. Una cosa  sicura: non  mai tornata in s.
 - Non posso rinunciare alla speranza, - dissi. - Certo che no, - rispose.
Quando potei finalmente placarmi, il peso di ci che mi era accaduto mi piomb addosso tutto assieme, e rimasi a letto per tre giorni, senza quasi riuscire a muovermi. Le ragazze cinesi mi raccomandarono di bere tanta acqua, alla quale aggiunsero un infuso orrendo: dalla puzza, avresti giurato che qualcuno avesse pisciato in un bicchiere di acqua sporca, con una merda di cane sul fondo. Provai a fare resistenza, ma Ching-a-ling, come aveva deciso di chiamarsi quella settimana, insist perch lo bevessi. Obbedii, e devo ammettere che ebbe un grande effetto su di me, restituendomi energia al punto che, entro la fine della settimana, fui in grado di alzarmi dal letto. O forse avevo deciso di guarire per non dover pi bere quel maledetto intruglio, ed era stata questa, la sua vera virt curativa.
La guarigione di Win fu molto pi lenta, visto che, oltre ai lividi e alle umiliazioni, aveva subito un vero e proprio assalto allo spirito, per usare la definizione di Bronco Bob. Ogni tanto la portavo con il calesse alla nostra collinetta, ma era come andare in giro con un sacco di farina al seguito, che Dio abbia piet della sua anima. Avevo sperato che i ricordi le restituissero almeno un po' dell'antico vigore, invece mi resi conto che le scorrevano addosso senza lasciare traccia.
A volte mi svegliavo nel cuore della notte e la vedevo in un angolo, con la schiena appoggiata alla parete e le braccia strette alle ginocchia. Non era facile convincerla a stendersi di nuovo sul pagliericcio che ci faceva da letto. Cercavo di abbracciarla, ma non voleva saperne. Immagino che il contatto fisico risvegliasse in lei il ricordo di tutto ci che aveva subito.
Bench stessimo decisamente stretti, con Wow e Cullen, e sentissi che stavo approfittando della loro ospitalit, non avevo alcuna fretta di ripartire, anche se avevo deciso di rintracciare Ruggert e il grosso ebreo, e ammazzarli entrambi. Ero tentato di farlo lentamente, nel modo pi orribile, e sognavo di legarli, bruciargli le piante dei piedi con dei carboni ardenti e ficcargli la canna del fucile su per il culo, per poi sparare finch il grilletto non si fosse inceppato. In realt, queste erano solo alcune delle idee che mi ero fatto venire.
Se devo essere onesto fino in fondo, anche il mio spirito, pur non avendo ceduto del tutto, aveva comunque subito un duro colpo. Fu necessario uno sforzo quotidiano per recuperare tutta la mia rabbia e il mio coraggio, e pensare sul serio di dar loro la caccia. Faina mi aveva detto che lui e Golem avrebbero dovuto ricongiungersi con Ruggert nel Kansas, ma questo significava che avrei dovuto affrontare un lungo viaggio, e che potevano trovarsi ovunque, sempre che fossero davvero da quelle parti. Decisi comunque che, se erano effettivamente in Kansas, li avrei trovati a Dodge City.
Non riuscivo a immaginare che cosa Ruggert intendesse fare, della sua vita. Mi aveva dato la caccia per un bel pezzo, e se era convinto che fossi morto e aveva messo da parte dei soldi, poteva darsi che decidesse di lasciare il Kansas per tornare in East Texas, e stabilirsi di nuovo l. Quanto all'ebreo pazzo, non avevo idea di quali sarebbero state le sue prossime mosse. Da un uomo convinto di essere fatto di fango non  possibile aspettarsi una qualunque coerenza. Insomma, avevo ben pochi elementi su cui basarmi, ma ero deciso a rintracciarli. Avrei dovuto ammazzare quel bastardo di Ruggert quando lo avevo riconosciuto. Anche alla misericordia esistono dei limiti.
Bronco Bob aveva il vizio di chiacchierare troppo, e cos fu costretto a rispondere a diverse domande su quanto ci era accaduto. Se la cav bene, spiegando che ero stato aggredito da una banda di gaglioffi e che lui e Cullen erano arrivati appena in tempo per salvarmi, dopodich eravamo partiti in cerca di Win, per liberarla. Spieg nei dettagli come i banditi fossero morti per effetto delle loro cattive azioni, e si sofferm a lungo su Cullen e la sua doppietta, dichiarando che il tizio che Cullen aveva colpito era letteralmente volato in aria. Era ovvio per tutti che si trattasse di una bugia, perch sapevamo bene che le scariche di pallettoni ti trapassano, facendoti afflosciare sul posto e non volare, ma gli spettatori decisero di sorvolare sull'inesattezza. Il culmine del suo racconto, e sono certo che lo ripet pi di una volta, fu comunque la mia cavalcata con le redini strette tra i denti, mentre sparavo con entrambe le mani e colpivo tutto ci a cui miravo. Quanto all'inseguimento del pi giovane tra i banditi su per la collina, Bronco Bob ne gonfi parecchio i dettagli, trasformandola in una colossale sparatoria. Gli avevo spiegato esattamente cosa era successo, ma suppongo che ai suoi occhi somigliasse troppo all'omicidio a sangue freddo che in effetti era stato. Accettai quindi la sua versione degli eventi, senza apportare la minima correzione. Anche la parte che lo riguardava si gonfi notevolmente, specie quando si trattava della ferita che aveva riportato, e della sua gravit. Per far sapere a tutti quanto fosse stato coinvolto nella sparatoria, lasciava pencolare il braccio e si produceva in una serie di smorfie, in modo da dare l'idea che la pallottola lo avesse trapassato. Con quell'atteggiamento conferiva un senso di autenticit ulteriore a un racconto che, peraltro, era quasi tutto vero, anche se la ferita era in realt poco pi di una scalfittura ed era pressoch guarita prima ancora che tornassimo a Deadwood. Non ho mai conosciuto un uomo che tenesse pi di Bronco Bob ad apparire un eroe: per me lo era stato davvero, e non se ne rendeva neppure conto. Insist ad affermare che i banditi mi avevano aggredito per rubarmi i soldi delle scommesse, e visto che i cadaveri non avevano una sola moneta addosso, n io avevo recuperato un dollaro, la storia reggeva. Non fece il minimo cenno al fatto che Ruggert mi avesse accusato di aver guardato il culo di sua moglie e di averci provato con lei, per evitare di farmi apparire troppo borioso agli occhi di chi in mezzo al suo pubblico aveva combattuto tra i confederati. Bronco Bob aggiunse che stava scrivendo un romanzo su quanto era accaduto, e che si sarebbe intitolato Deadwood Dick e i cavalieri delle Colline Nere. Lo scrisse davvero, alcuni anni pi tardi, ma su questo torner in seguito.
Alcuni degli spettatori andarono alla gola, videro quel che restava dei cadaveri e al loro rientro confermarono che Bronco Bob aveva detto la verit, perfino sulla disposizione dei corpi. Trovarono delle ossa che probabilmente erano appartenute a Faina, ma le lasciarono dov'erano (la conferma che non era mai andato a genio a nessuno, in citt). Si imbatterono anche nel tumulo di pietre che segnalava il luogo dove avevamo seppellito la Signora. Il fatto di aver ucciso tutti quegli uomini mi rese ancora pi famoso di quanto non lo fossi stato dopo la gara di tiro, e la gente cominci a trattarmi molto meglio. Trovavo questo atteggiamento persino pi irritante dell'essere considerato un animale, perch non era fondato sul mio carattere, ma sulla mia abilit nell'ammazzare il prossimo.
I giorni si tramutarono in settimane: non avevo ancora deciso cosa fare di me stesso, e non sapevo per quanto avrei potuto chiedere a Wow e Cullen di sopportare la nostra presenza. Stavo pensando proprio a questo, un giorno, quando Cullen venne da me e mi disse: - Potresti pensare di esserci d'intralcio, ma ti assicuro che non  cos. Resta pure quanto vuoi.
- Ti ringrazio molto, - dissi. - In realt vorrei partire tra qualche giorno, ma ti sarei molto grato se Win potesse rimanere un altro po', almeno finch non mi sar occupato di certe questioni.
- So di quali questioni stai parlando, - disse.
- Non avevo dubbi, in proposito.
- Pu restare per tutto il tempo che desidera, - disse. - E finch riterrai che sia necessario.
Passarono solo pochi altri giorni prima che Cullen decidesse di avere il denaro sufficiente a comprare un appezzamento di terreno subito fuori citt, con una baracca al centro. La baracca era fatta di tronchi interi e di altri spaccati a met, mentre le commessure erano ricoperte di fango secco. Non c'era traccia di tetto, perch il proprietario aveva mangiato troppe patate dolci ed era morto di indigestione - almeno a sentire la moglie - prima di poterlo tirare su. La donna sosteneva di voler vendere il terreno perch aveva intenzione di tornarsene in Alabama. - In realt, mio marito non mi  mai piaciuto, - aggiunse, - e la sua morte  stata un'autentica liberazione.
Quell'affermazione mi indusse a domandarmi se sulle patate dolci non ci fosse stato spalmato dell'altro, insieme al burro.
Era bella grossa, come baracca. Io e Cullen provvedemmo a tirare su il tetto, anche se devo ammettere che dal mio lato sprofondava un po'.
L'idea che Ruggert potesse trovarsi nel Kansas era poco pi di un'ipotesi, ma sentivo di dover andare comunque a verificare di persona. Ne parlai con Win, e lei mi stette a sentire. Di solito non faceva altro, visto che non mostrava alcun desiderio di parlare o di suonare il flauto, che avevo recuperato dal carro. Le spiegai cosa pensavo di fare, dando per scontato che fosse comunque in grado di capire.
Mentre parlavo fiss un angolo della stanza come se fosse un sentiero che portava dritto alla gloria, ma quando ebbi finito si volt verso di me e mi disse: - Ammazzalo, Nat. Riempilo di piombo.
Se avessi scoperto che il letame fresco poteva trasformarsi in oro, mi sarei stupito di meno.
- Te lo prometto, - risposi.
Win sprofond di nuovo nel buco dal quale era riemersa per un istante, e non disse pi una parola.
Pochi giorni prima che partissi, Cullen si offr di accompagnarmi.
- Non c' nessun altro uomo che vorrei di pi accanto, Cullen. Ma hai una donna, adesso, e ho bisogno che ti occupi di Win come meglio puoi. Oltre tutto, prima o poi, dovr chiederti di spedirmi quei documenti che ti ho affidato in custodia.
- A quello pu provvedere Wow, - disse. Capii che la sua offerta era seria, ma sapevo anche che in realt non aveva nessuna voglia di venire con me. Aveva Wow, e una vita l a Deadwood.
Gli risposi che sarei andato da solo.
Si lasci sfuggire un sospiro di sollievo, e non posso biasimarlo.
Feci un salto da Charlie Utter, e lo avvertii che lasciavo Deadwood. Mi strinse la mano con forza, e aveva gli occhi lucidi. Mi disse che avevano spedito i soldi alla vedova di Bill, Agnes, e aggiunse che non avevano avuto alcuna risposta, neppure un misero bigliettino di ringraziamento.
- Mi sarebbe andato bene anche un "vaffanculo": tutto, ma non questo silenzio, - disse.
Aggiunse che a volte i servizi postali erano piuttosto lenti, e che forse la risposta doveva ancora arrivare, ma non sembrava convinto. Disse di essere immensamente dispiaciuto per ci che era successo a me e a Win, e stavolta mi parve decisamente sincero. Mi offr dei soldi. Non avrei voluto prenderli, ma insist e mi costrinse ad accettarli. Non nascondo che erano preziosi, e mi avrebbero fatto comodo.
- Te li restituir, Charlie, - dissi.
- Non lo farai, invece, perch li rifiuterei. Sono tuoi. Buona fortuna, Deadwood Dick. Se non altro, ti risparmierai l'inverno nelle Black Hills.  un autentico inferno di neve e ghiaccio, e tira un vento cos gelido che se ti si infila su per il culo non riesci pi nemmeno a cagare.
Lo ringraziai per quell'ultima, preziosa informazione, e conclusi il giro di saluti con Bronco Bob. Quando gli spiegai le mie intenzioni rispose: - Nat, vengo con te. Sei una fonte inesauribile di storie, e un magnifico uomo d'azione. Ho intenzione di scriverle tutte e diventare ricco, ma ovviamente una parte dei miei guadagni andr a te.
- Sarebbe fantastico, Bob, ma sar un viaggio duro, e comunque non credo che a un pubblico di bianchi interessi molto leggere le avventure di un uomo di colore.
- Vedremo, - rispose. - Quanto al viaggio, credo di poterlo reggere, almeno fino in Kansas. Quando saremo l, potremo anche separarci. Ho gi venduto il carro e alcune delle mie armi, perci i soldi non mi mancano. Sono pronto a dividerli con te, se fosse necessario. Il tempo durante il quale mi sono guadagnato da vivere sparando  finito, ormai. Non mi interessa pi. E visto che intendo andarmene comunque, mi piacerebbe molto poter godere della tua compagnia.
Fu cos che Bronco Bob divenne il mio compagno di viaggio.
La notte prima della partenza, a letto, tentai di abbracciare Win, e lei mi lasci fare. Mi faceva bene all'anima constatare che migliorava, anche se a piccole dosi; d'altro canto, per, mi induceva anche a pensare che forse non sarei dovuto partire, e che sarei dovuto restare e aiutarla nella sua lenta convalescenza. D'altro canto ero troppo immerso nei miei piani per modificarli: a quel punto sarebbe stato come pretendere che un albero pietrificato tornasse a essere di legno, una cosa letteralmente impossibile.
La mattina dopo sellai il mio cavallo; Bronco Bob mi raggiunse, e perfino Win usc in giardino. Le sfiorai le labbra con un bacio, senza ottenere alcuna reazione, abbracciai Wow e Cullen e salii in groppa a Satana. - Preoccupati che Win stia al caldo, - dissi a Cullen. - Charlie Utter dice che d'inverno il vento pu essere gelido.
- Star al caldo esattamente come noi, - rispose Cullen. - E io odio il freddo.
- Benone, - dissi.
Mentre mi allontanavo insieme a Bronco Bob, mi voltai e vidi Win che rientrava in casa. Mi fece male al cuore constatare quanta fretta avesse di tornare al suo solito posto, in camera nostra. Ma non eravamo ancora lontani quando udii un suono quasi stridulo, seguito da una serie di note pi dolci.
Mi voltai di nuovo: Win era uscita con il flauto e stava suonando una canzone che ci accompagnasse nel nostro viaggio. La salutai con la mano, sorridendo, e lasciammo Deadwood, seguiti da quella dolce melodia.
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CAPITOLO 25.
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Avevamo percorso solo poche centinaia di metri quando ci accorgemmo di essere seguiti. La persona sulle nostre tracce non faceva niente per nascondersi: era a dorso di mulo e veniva dritta dietro di noi, tenendosi volutamente a distanza. Mi voltai sulla sella per guardarlo e lo riconobbi subito: era il ragazzo che Bronco Bob aveva ingaggiato durante la gara di tiro perch gli portasse le armi.
Lo feci notare a Bronco Bob, che disse subito: - Tim?
- Jim, - dissi io.
Rallentammo, e Jim si ferm sul mulo, limitandosi a guardarci. Poi Bronco Bob gli fece segno di avvicinarsi, e il ragazzo spron il mulo con i talloni e parti al galoppo verso di noi. Quando ci raggiunse, conversammo con lui, senza smontare dalle nostre cavalcature.
Vi posso assicurare che quel ragazzo aveva un aspetto ancor peggiore del mulo. Da quando lo avevo visto l'ultima volta, alcuni mesi prima, il giorno della gara di tiro, era regredito di parecchio. I capelli rossi erano lunghi e incrostati di fango, e anche la faccia era lercia. Le ginocchia e i gomiti, ossuti come la carcassa di una vecchia mucca, spuntavano fuori dai vestiti, e le suole degli stivali, di diverse taglie pi grandi, penzolavano come la lingua di un ronzino. Aveva gli occhi sporchi di muco e i denti verdognoli, come alberi coperti di muschio.
- Che cavolo ci fai qui, Tim? - chiese Bronco Bob.
- Non ho famiglia. Vivevo sotto la veranda di una casa. Non avevo mai combinato nulla finch lei non ha visto qualcosa in me e non mi ha ingaggiato, signor Bronco. Per me ha significato davvero tanto.
- Be', ragazzo mio, in realt eri solo il primo che mi  capitato sottomano. Avrei potuto scegliere chiunque altro, al posto tuo.
- Oh, - disse Jim.
- Non vuole che ti monti la testa, - dissi, consapevole che tutta la fiducia in s stesso che quel ragazzo aveva derivato dal fatto di lavorare per Bronco Bob era appena finita gi per lo scarico del cesso. Era come se qualcuno avesse appena detto a un verme che strisciava a troppi centimetri da terra.
Bronco Bob cap il senso della mia battuta, e provvide quasi subito a rimediare alla sciocchezza di poco prima. - Proprio cos. Non voglio che ti gonfi come un pallone, o rischieresti di non passare pi attraverso le porte, - disse.
- Sissignore, - rispose Jim.
- Sta' a sentire, - intervenni di nuovo io. - Non ti conviene perdere tempo appresso a noi. Abbiamo un lungo viaggio che ci attende.
- Non ho nessun posto dove andare, - disse Jim. - Il nascondiglio sotto la veranda che uso per dormire piace anche ai cani, e quando piove dovrei comunque cercare un posto pi in alto. Insomma, perfino riuscire a stare al caldo e non bagnarmi  un'impresa, per me.
- Ti bagnerai anche se vieni con noi, - ribattei. - A proposito, dove telo sei procurato, quel mulo?
- L'ho preso in prestito, - rispose Jim.
- Raccontala a un altro, - dissi io.
- Era conciato peggio di me, - spieg allora. - Apparteneva a un gruppo di minatori, e io lo caricavo con le loro merci, ma poi hanno preso il vizio di mettercelo nel culo, a me e pure al mulo: perci, quando vi ho visti in partenza, l'ho rubato e vi sono venuto dietro.
- Che cosa hai detto che ti hanno fatto, quei minatori? - chiese BroncoBob.
Jim ripet tutto da capo.
- Dovremmo tornare indietro e ammazzarli, - disse Bronco Bob. Buffo, sentire quelle parole dalla bocca di un uomo che fino a pochi giorni prima non aveva mai sparato a un essere umano.
- Se n'erano andati, e hanno lasciato il mulo perch era ridotto pelle e ossa. D'altronde non c'era da stupirsene, visto che non gli hanno mai dato da mangiare, - disse Jim. - Quando sar adulto e avr imparato a usare le pistole come voi, li ammazzo con le mie mani, se li incontro di nuovo.
- Che ne pensi, Nat?
Non mi piaceva l'idea di prendermi in carico un'altra persona, visto cosa era successo l'ultima volta che avevo provato a farlo, ma dissi lo stesso: - Va bene. Prima per dobbiamo decidere una cosa. Ti chiami Jim o Tim?
- Qualcuno tempo fa ha deciso di chiamarmi Jim, e ho mantenuto questo nome. Non ricordo come mi chiamassi quando ero piccolo, perch i miei genitori sono scappati e mi hanno mollato con l'occorrente per lucidare gli stivali e una patata bollita dentro un sacco. Sono semplicemente partiti, dall'oggi al domani, portandosi via la tenda e il cibo. Io sono rimasto per un po' con un cinese, ma non riuscivo a capirlo quando parlava e cos me ne sono andato.
- E quanto tempo fa  successo, tutto questo? - chiesi.
- Non saprei dirlo di preciso, - rispose. - Ma credo di avere sedici anni, e me ne sono andato per conto mio sette, forse otto anni fa. La roba per lucidare gli stivali non ce l'ho pi, - aggiunse, nel caso ci fosse venuto in mente di farci lustrare i nostri.
- Dio mio, eri quasi un bambino, - disse Bronco Bob.
- Un bambino non lo sono stato mai, - rispose Jim.
- D'accordo. Ma non abbiamo ancora capito quale dei due nomi preferisci, - dissi. - Se Jim o Tim.
- Per me fa poca differenza, - ribatt.
- Non  cos che funziona, - insistei. - Il nome lo devi decidere tu.
Il ragazzo guard Bronco Bob e disse: - In realt, a me piace molto Red.
- E allora, che Red sia, - dissi. - E ricorda una cosa. Se vuoi venirci dietro, il bagaglio devi portartelo da te.
- L'ho sempre fatto. Non avr problemi a continuare.
E fu cos che Red, gi noto come Tim e prima ancora come Jim, si un alla compagnia.
Quella prima notte ci accampammo in una gola. Mangiammo solo fagioli freddi perch eravamo preoccupati che gli indiani si accorgessero di noi. Era una notte tersa e con poca umidit, perci la gola era perfetta. Il posto dove ci sistemammo era circondato dalle rocce, asciutto e protetto dal vento. Bronco Bob frug dentro il sacco a pelo, dove aveva sistemato tutti i suoi averi, ne estrasse la giubba bianca con le frange che aveva indossato il giorno della gara di tiro e la lanci a Red.
- Mettitela, e vedi di averne cura, - disse. -  tua, ma devi trattarla bene. Star meglio a te che a me. Ho messo su un po' di grasso in vita, e preferisco il mio giaccone. Ti terr bello caldo.
Red strinse la giubba come se avesse appena ricevuto in dono la tunica di Ges Cristo. - Grazie, signor Bronco -. Era ovvio che avrebbe voluto aggiungere qualcos'altro, ma la lingua gli si era gonfiata per l'emozione e gli ostruiva la gola.
- Se mi accorgo che la molli in giro, me la riprendo e ti do anche un bel calcio nel sedere, - disse Bronco Bob. -  chiaro?
- Sissignore, - disse Red.
- Vedo che rispondi a tono, - osservai. - Chi ti ha insegnato l'educazione?
- Una donna anziana mi ha tenuto con s per un anno, poi  morta. Non l'ho detto a nessuno perch se lo avessero saputo avrei dovuto lasciare la casa, e il tempo era orrendo. Sono rimasto qualche giorno, finch non ha cominciato a puzzare di brutto. Avrei voluto seppellirla, magari di notte, ma era morta seduta sulla sua poltrona di stoffa, e quando mi sono deciso era troppo tardi. Ormai era incollata a quella sedia, e io ero troppo piccolo per trascinarla fuori di casa. Cos me ne sono andato e l'ho mollata l. Alla fine qualcuno ha scoperto il corpo per via del tanfo, ma a quel punto i cani erano gi entrati in casa e se l'erano mangiata quasi tutta. O almeno, questo ho sentito dire in giro.  stata sepolta con tutta la sedia, anche se in realt di lei non c'era quasi pi nulla, e quel poco era stato assorbito dal cuscino. Comunque, se non altro, era la sua sedia preferita.  stata lei a insegnarmi le buone maniere. Mi piaceva davvero tanto. E mi  dispiaciuto che sia morta. Faceva un pane di mais squisito. Finch non sono andato a stare da lei non sapevo neppure che ci si dovesse pulire il culo, anche solo con della carta di giornale, con uno straccio o con delle foglie. Ignoravo che fosse importante perch nessuno me lo aveva mai detto, prima che conoscessi lei.
- Hai reso l'idea, - disse Bronco Bob. - Un'altra cosa. Da adesso in poi, ogni giorno devi prendere un pizzico di sale, o di soda, quando potremo procurarcela, dopodich scortecci un bastoncino, ce lo immergi dentro e lo usi per pulirti i denti. Con tutto il tartaro e la robaccia di cui sono coperti, si potrebbe cucinare per una trib. Un ragazzo giovane come te dovr ben procurarsi un po' di fica, prima o poi, e non sto parlando della mula che monti. Se le preferisci carine, la pulizia dei denti  importante. Da quel che posso vedere, i tuoi sono belli dritti, e ancora integri, ma se non ne hai un po' di cura finiranno per marcire.
Bronco Bob apr la sua borsa, tir fuori un rametto di salice che teneva legato insieme a diversi altri e glielo porse. Era un trucco che usavamo un po' tutti per tenere i denti puliti, e a volte, per buona aggiunta, immergevamo un dito nel sale e ce lo passavamo sulle gengive. Bob complet l'opera, versando un pugno di sale sul palmo del ragazzo.
- Ora, figliolo, sputati sulla mano, direttamente su quel sale, fai la punta
al bastoncino con i denti, poi immergilo nella poltiglia e usalo per darti una pulita. Comincia gi da stanotte, cos domattina non ci toccher vedere l'erba che ti cresce in bocca. Quando arriveremo in un posto dove c' un emporio, compreremo un po' di bicarbonato di sodio, o del dentifricio in polvere. Se ti occupi dei denti tutti i giorni, torneranno puliti. Ho uno specchietto, se vuoi darti un'occhiata in bocca quando c' luce. E questo sar il tuo compito, finch non arriviamo a destinazione.
Fu un lungo viaggio, e vedemmo anche degli indiani, ma sembravano straccioni anche pi di Red. Erano in pochi, e si tenevano a distanza. Incrociammo dei cacciatori e scuoiatori di bisonti, che seguivano i grandi branchi e puzzavano cos tanto che li sentimmo arrivare a un chilometro di distanza. Forse, se si fossero fatti dare qualche lezione dall'anziana signora che aveva insegnato a Red a pulirsi il culo ne avrebbero tratto giovamento.
Non ci fermammo a bivaccare con loro, perch a me e Bronco Bob non piacevano granch, e trovavamo il loro mestiere ben poco onorevole. Ci imbattemmo nelle carcasse di diversi bisonti che avevano ammazzato e scuoiato, per poi lasciarli marcire nella prateria. Per un uomo come me, che era cresciuto alla costante ricerca di qualcosa da mangiare, era uno spreco terribile e insensato.
Comunque, incrociammo i cacciatori e molte altre persone con i loro carri, dirette a Deadwood per cercare l'oro, anche se di pepite se ne trovavano sempre meno. Ci accampammo con loro un paio di volte, bench ad alcuni, specie la gente del Sud, non piacesse l'idea di ritrovarsi con un uomo di colore vicino, nel bel mezzo della prateria: dovevano essere convinti che durante la notte li avrei rapinati e avrei stuprato tutte le loro donne. La maggioranza delle persone che incontrammo si dimostr amichevole, comunque. Chiedemmo se avessero visto un uomo pieno di cicatrici da ustione o un tizio grande e grosso con una specie di marchio sulla fronte.
Ricevemmo solo risposte negative fino a quando, subito prima di sconfinare nel Nebraska, un uomo e una donna con due bambini piccoli ci dissero di aver visto l'uomo con la faccia bruciata, che aveva chiesto loro da mangiare. Impietositi, gli avevano offerto la cena, e la mattina dopo, al loro risveglio, avevano scoperto che era gi ripartito, portandosi via una padella, un sacco di zucchero e del bacon. Ci affrettammo a spiegare che non era un nostro amico, e che lo cercavamo per altri motivi, ma non scendemmo nei dettagli.
- Questo serve solo a dimostrare che un tizio bruciacchiato come quello non deve suscitare pi piet di una persona normale, - disse la donna. - Si  dimostrato comunque un bastardo.
Quando riprendemmo il cammino, Bronco Bob ripet le parole della donna, sul fatto che un tizio pieno di ustioni non debba essere necessariamente migliore di uno che non ne ha. - Molto interessante, sul piano filosofico, - comment.
Attraversammo il Nebraska, fino a raggiungere il Kansas. Eravamo certi di dove ci trovassimo, perch Bronco Bob aveva girato per tutta quella zona, tra una gara di tiro e l'altra. Non c'era granch, in Kansas (e non  che il Nebraska fosse stato molto meglio), e devo dire che non mi entusiasm affatto. Troppi spazi, con niente dentro a parte l'erba alta. Bronco Bob mi spieg che era cos alta perch non c'erano pi abbastanza bisonti a brucarla. Considerato il numero di carcasse che avevamo visto, mi parve che il suo ragionamento non facesse una piega.
Durante il viaggio cominciammo a insegnare a Red come comportarsi in societ. Facemmo il possibile perch comprendesse che scoreggiare a stomaco pieno non era un segno di rispetto per le proprie budella, ma un comportamento sgradevole. Gli spiegammo che faceva un pessimo effetto soprattutto sulle donne, e che se proprio non poteva trattenersi avrebbe dovuto trovare un posto isolato, prima di sfogarsi. Lo avevo appreso dal colonnello Hatch, al forte, nel periodo in cui avevo indossato l'uniforme.
Gli insegnammo che era meglio lavarsi le mani, prima di mangiare, e che se c'era la possibilit di usare forchetta e coltello, era senz'altro preferibile farlo. Usare il coltello da solo era sconsigliabile, a meno che non ci fosse altro modo, e comunque conveniva prima controllare che non ci fossero donne nei dintorni, come nel nostro caso.
Bronco Bob mostr al ragazzo alcune mosse di pugilato, e fu decisamente buffo vederlo danzare, muovendosi rapido sulle punte dei piedi, con la guardia alzata e tirando colpi in serie. Insegn al ragazzo a fare altrettanto, e provarono qualche scambio, mirando sempre al torace ed evitando la testa. Decisi di partecipare anche io, e imparai sugli scontri a mani nude pi di quanto mi fosse mai stato necessario sapere. Fino ad allora avevo creduto che a prevalere fosse il pi forte e il pi rapido di braccia, ma Bronco Bob mi spieg che non era sempre vero. Non riuscivo neppure a sfiorarlo, pur essendo pi alto e pi grosso di lui. Se non si fosse limitato a colpirmi sul petto, e dosando le forze, avrei preso una solenne ripassata, tanto pi se avesse deciso di mirare anche alla testa.
Red cominci a boxare tutti i giorni, e si divertiva parecchio, anche se continuava a muoversi come se avesse le caviglie legate una all'altra. Era svelto di mani, ma non di piedi. Non era in grado di danzare e di muoversi come Bronco Bob, il quale insisteva a spiegargli che la gente faceva troppo affidamento sulla potenza delle braccia e trascurava la rotazione dei fianchi, a suo avviso il vero segreto di ogni buon pugile.
Gli insegnammo anche a sparare, e non avrebbe potuto avere due maestri migliori. Comunque, si dimostr subito molto portato, assai pi che per la boxe. Colpiva quasi tutti i bersagli, e sembrava avesse la capacit istintiva - proprio come me, del resto - di puntare la pistola e sparare, calcolando perfettamente la traiettoria del proiettile.
Red non era ancora un pistolero, ma avrebbe potuto diventarlo senza difficolt, se avesse voluto e fosse stato disposto a esercitarsi. Gli regalai addirittura la mia vecchia Colt Navy, completa di munizioni. Ero convinto che con l'altra Colt, la LeMat e il Winchester che il signor Loving mi aveva dato fossi gi armato a sufficienza. Bronco Bob gli diede una Derringer, che  una buona arma se sei in grado di atterrare il tuo avversario, puntargliela alla fronte e sparare, per poi percuoterlo con il calcio e assicurarti cos che senta qualcosa di pi di un lieve solletico.
Quando arrivammo a Dodge City, in Kansas, Red sapeva sparare e boxare pi che bene, i suoi denti erano puliti e aveva imparato a pettinarsi con la riga in mezzo. I capelli rossi continuavano a farmi uno strano effetto, e quella riga ti dava l'idea che qualcuno avesse passato un rastrello su un prato chiazzato di sangue. Ma nelle ultime settimane aveva messo su peso, come del resto il suo mulo, e aveva assunto un aspetto quasi virile.
Quando vi facemmo il nostro ingresso, Dodge City puzzava di merda di vacca e sudore umano, e avrei giurato che quel tanfo fosse una costante. La citt era avvolta da una coltre di nubi e l'aria era cos densa che sembrava avessero ficcato le nostre teste dentro un sacco. Faceva anche un freddo cane, accentuato dal vento gelido che ci soffiava alle spalle.
Prima ancora di entrare a Dodge City vedemmo delle tende e dei cartelli che intimavano di consegnare le armi. Era diverso da Deadwood, dove l'obbligo di lasciare le pistole all'ingresso valeva solo per il Gemma. Ero stato io a introdurlo, e da allora il tasso di omicidi si era ridotto, se non azzerato. C'era sempre qualcuno che cercava di far entrare una pistola di straforo, o era pronto ad artigliare la gola di un rivale o a picchiarlo a morte con la gamba di una sedia, ma nell'insieme il clima si era fatto molto meno rissoso. Non potevo escludere per che le cose fossero tornate come prima, non appena avevo lasciato il lavoro come buttafuori.
Passammo accanto a un grosso cannone posizionato di fronte a un fortino dell'esercito, e confesso che la paura di essere identificato come disertore mi rese piuttosto nervoso. In realt, considerato che i soldati erano tutti bianchi, l'eventualit era a dir poco improbabile, a meno che uno degli ufficiali del mio reggimento non fosse stato trasferito l, nel qual caso avrebbe potuto riconoscermi. Pur sapendo che difficilmente sarebbe accaduto, ero comunque agitato, forse perch mi sentivo ancora parecchio in colpa per il modo in cui ero sparito dalla circolazione.
Raggiungemmo i recinti del bestiame, e vedemmo parecchi cowboy che trascinavano vacche di razza Longhorn lungo la strada, spingendole verso le stalle. Molti di loro erano di colore, e vidi anche diversi messicani, anche se alcuni erano coperti di polvere al punto che non fui in grado di stabilirne la razza e dovetti limitarmi a constatare che erano cowboy e che sapevano come far muovere il bestiame.
C'erano un emporio, il Long Branch Saloon, una merceria e ogni sorta di attivit commerciali su entrambi i lati della strada. Nell'insieme, gli edifici erano pi eleganti e meglio allineati rispetto a quelli di Deadwood, e non ce n'era uno solo che desse l'idea di poter crollare da un momento all'altro. La strada era ampia e il terreno duro, senza pozze di fango e solo con qualche buca qua e l, generata soprattutto dalle mandrie di passaggio. Ovviamente, in mezzo alla via c'erano anche diverse merde di vacca, con il loro contorno di mosche.
Bronco Bob disse: - Quando sono venuto a Dodge la prima volta c'erano solo una fila di tende e qualche mucca sparsa. E ora guardate che cosa  diventata.
- La puzza di merda  rimasta, per, - commentai.
Arrivammo alla scuderia, dissellammo i cavalli, facendoli entrare in un recinto, sganciammo i cinturoni con le pistole e li consegnammo allo stalliere, un piccoletto con un berretto di lana in testa - che doveva aver ospitato pi di una tarma, negli ultimi tempi - e un paio di bretelle rosse che saltavano all'occhio ogni volta che si muoveva e che il pastrano di jeans si apriva sul davanti. Dal colore della pelle e degli occhi sembrava avesse dal sangue messicano o indiano nelle vene, ma la testa pelata faceva pensare piuttosto a un irlandese. Ci consegn due bigliettini, da esibire alla riconsegna, che contenevano i nostri cognomi e una breve descrizione delle armi che avevamo lasciato in deposito. Due biglietti identici li attacc con lo spago alle pistole.
Bronco Bob mi disse che sarebbe andato al saloon, dove aveva intenzione di offrire a Red la sua prima birra e magari anche un whisky. Poi, forse, sarebbero andati a puttane. Sapendo che Red era in ottime mani, decisi di trovarmi un posto dove dormire.
C'era un fatto che rendeva le citt delle Grandi Pianure diverse dalle altre: una persona di colore poteva prendere una stanza in qualsiasi albergo, purch il proprietario non avesse nulla in contrario. Non c'era alcuna legge che lo proibisse, a differenza che nel Sud. Con questo non voglio dire che per la gente che aveva la pelle del mio colore le cose fossero necessariamente facili, ma che qualche problema in meno c'era.
Presi una camera in un albergo gestito da un uomo bianco bello grasso. Mi fu consegnata una chiave. Mi sentii strano per questo, ma anche felice. Ero stato trattato come qualunque altro cliente, visto che ero in grado di pagare, e mi era parso un esempio di equit e giustizia.
Era ancora pieno giorno, ma ero stanco come se fosse mezzanotte. Pagai per avere una vasca e dell'acqua calda e mi ritirai nella mia stanza, finch non arriv l'acqua bollente per la vasca, che si trovava gi sotto la finestra. Aprii per far entrare un po' d'aria, visto che mi sentivo soffocare dopo tutte quelle settimane trascorse all'aperto, e la puzza di merda di vacca si lev in cielo come uno stormo di uccelli. Lasciai solo uno spiraglio socchiuso e mi sedetti su una delle due poltrone che si trovavano nella stanza. Aveva un cuscino soffice, ed era molto comoda.
L'acqua calda arriv a pi riprese, un secchio dopo l'altro; a portarla fu una ragazza di colore, molto carina, che mi guard con aria amichevole.
Se solo avessi voluto, avrei probabilmente potuto trascorrere una piacevole nottata insieme a lei, ma non tentai nessun approccio. Non avrei mai fatto una cosa simile a Win. Finsi che il suo bel viso e la sua pelle scura fossero privi di qualsiasi attrattiva, e quando la vasca fu piena e la ragazza se ne fu andata mi spogliai e mi immersi, lavandomi i capelli lunghi e scompigliati. Dopo essermi asciugato mi gettai nel letto senza un vestito addosso, e anche se la luce filtrava in mezzo alle tende caddi in un sonno profondo, sul materasso pi morbido e confortevole che avessi mai sperimentato.
Quando mi risvegliai, il resto del giorno e tutta la notte erano trascorsi, e anche il canto del gallo che annunciava il sorgere del sole era cessato gi da un pezzo.
Mi vestii, scesi al piano di sotto e consumai la colazione: due uova in salamoia, un toast e del caff. Chiesi all'albergatore dove trovare un barbiere che servisse gli uomini di colore.
Il negozio consisteva in una tenda, alle spalle della strada principale, e quando entrai vidi che c'erano almeno altri quattro uomini di colore che attendevano il loro turno. Il barbiere era un tipo alto e tarchiato, con la pelle color caff e una gran testa calva. I barbieri senza capelli mi hanno sempre reso nervoso.
C'erano delle sedie libere, perci mi accomodai e mi misi a leggere un romanzo di avventure, che presi da una pila a disposizione dei clienti. Era la pi grossa massa di sciocchezze che avessi mai letto: parlava di Wild Bill Hickok, ma la personalit del protagonista non aveva niente in comune con il vero Bill. Una volta accettata l'idea che in quella storia non ci fosse niente di vero, dovetti ammettere per che era molto divertente.
Quando arriv il mio turno, abbandonai la lettura proprio quando Bill stava per affrontare una dozzina di uomini armati. Non avrei mai saputo come si era concluso lo scontro, ma ne ero comunque quasi certo. Mi sedetti sulla poltrona e mi feci fare un taglio corto, rasare i peli della nuca e incipriare tutto. Se il barbiere avesse affilato un po' pi a lungo la lama sulla coramella prima di mettersi all'opera, le cose sarebbero andate anche meglio. A volte, mentre mi scorreva sulla nuca, il rasoio mi faceva pensare a un aratro che pretendesse di scavare un solco su un blocco di marmo.
Tirai fuori un'altra moneta, per farmi fare la barba. L'operazione richiese pochi minuti, e mi procurai soltanto un paio di tagli. Il barbiere mi diede uno specchio perch potessi apprezzare il risultato. Senza tutti quei capelli lunghi e fitti, le mie orecchie a sventola dovevano spiccare a un chilometro di distanza: un dettaglio che avevo completamente dimenticato.
Pagai, feci un salto alla merceria e mi comprai una camicia nuova, rosso fuoco.
Tornai in albergo per indossarla e restai con le mani in mano, senza sapere il perch. Avrei dovuto cominciare a chiedere in giro, per controllare se Ruggert e Golem fossero da quelle parti, ma non sapevo bene da dove iniziare, finch non mi resi conto di quanto fosse ovvio. Andai dritto alla scuderia e chiesi allo stalliere, che trovai impegnato a strigliare Satana.
Si volt e quando mi vide disse: - Se ricordo bene, questo cavallo  tuo.
- Proprio cos, - risposi.
-  una gran bella bestia: un po' troppo magra, ma ben curata.
- In effetti  sottopeso. Siamo reduci da un lungo viaggio.
- Un po' di giorni a grano e si riprender.
- Posso sapere come ti chiami, signore? - chiesi.
- Cecil Jenkins, - rispose, come se si trattasse di un titolo nobiliare.
- Sto cercando due uomini, e mi stavo chiedendo se non li avessi visti arrivare, - dissi, fornendo poi una rapida descrizione di Ruggert e di Golem.
- Se anche li avessi visti, non sono sicuro che dovrei dirtelo. Ho come l'idea che non ti vadano granch a genio.
- Credi davvero?
- Ci puoi giurare.
- Se non li hai visti, nessun problema. Se invece li hai visti, sta a te decidere se dirmelo o meno.
Esit, solo per un istante. - Li ho visti. Hanno litigato proprio qui, dentro la scuderia.
- Litigato?
- Gi. Il tipo grosso ha deciso che non voleva andare insieme a quello coperto di cicatrici, e credo ci fossero di mezzo dei soldi.
- Quindi sar anche convinto di essere un mostro fatto di fango, ma i soldi gli interessano comunque, - dissi.
- Che storia  questa? - chiese Cecil.
Non risposi neppure, e gli feci capire con un cenno della mano che non aveva importanza.
- Immagino tu non abbia idea di dove siano andati, vero?
- Il cavallo del tipo grosso  ancora qui, - rispose lo stalliere, - e ha pagato per tutta la settimana, perci immagino che sia in citt. Quanto all'altro, ha detto che si sarebbe unito a un gruppo di mandriani, come cuoco.
- E sai dov'erano diretti, questi mandriani?
- A recuperare delle mucche, suppongo.
- E il tizio con le cicatrici ti ha raccontato tutto questo? - domandai.
- No. Lo ha detto al suo compare, quello grande e grosso. Ma quando si tratta di origliare, non mi batte nessuno. A loro poi ho prestato un'attenzione particolare, perch non mi piacevano le condizioni in cui erano i cavalli. Non sopporto la gente che maltratta quelle povere bestie. Ed  per questo che ho deciso di raccontarti tutto. Di solito tengo la bocca chiusa, ma chiunque maltratti un cavallo - che lo sfianchi, lo lasci senza cibo o non lo strigli a dovere - si guadagna un posto speciale nella mia classifica degli stronzi.
- Sai per caso anche dove vanno a cercare le mucche, quei mandriani?
- In Texas.  l che vanno, quasi sempre. Credo che il tizio con le cicatrici li volesse mollare, non appena fossero arrivati a destinazione. O forse anche prima. Ho sentito tutto, ma non ho trascritto la conversazione.
- Se ti dico in che albergo mi trovo, e ti offro un dollaro per avvertirmi, nel caso il tizio grande e grosso dovesse farsi vivo per recuperare il suo cavallo, me lo farai sapere?
- Certo, - rispose.
Ringraziai Cecil per le informazioni e per il trattamento regale che stava riservando al mio cavallo, poi decisi che il passo successivo sarebbe consistito nel trovare Golem. Era un tipo strambo e non era facile prevedere come si sarebbe comportato, ma la prima idea che mi venne fu che potesse trovarsi al saloon. Mi diressi verso il Long Branch, che restava aperto praticamente senza sosta per servire i cowboy di passaggio a qualsiasi ora. Se Golem era l, anche disarmato, sarebbe stata dura affrontarlo, ma avevo bisogno di appurare se fosse ancora in citt, e dove si trovasse. Se si fosse accorto di me le cose si sarebbero messe male, perci pensai di dare una sbirciata rapida, pronto a ritrarmi e a studiare un piano. Speravo solo di riuscire a trattenere la rabbia e a far prevalere il buon senso.
Stavo attraversando la strada, immerso in questi pensieri, quando vidi Bronco Bob che usciva proprio dal saloon. Si diresse verso di me, e notai che non si era cambiato i vestiti. I capelli gli spuntavano da sotto il cappello, stoppacciosi, e la barba era cos aggrovigliata che un gufo avrebbe potuto farci il nido.
Mi vide, e mi resi conto che gli ci volle del tempo per studiarmi e decidere che ero proprio Nat Love, rasato di fresco e con i capelli corti. Una volta acquisita la certezza, mi venne incontro salutandomi con ampi cenni. - Nat. Che bel paio di orecchie. E con quella camicia sembri proprio un pettirosso.
- Grazie per aver notato le orecchie, - risposi. - Come se fosse una novit.
- Non c' niente di cui tu debba vergognarti, Nat. Hanno un che di virile. Ora per ho una cosa da dirti. Sono preoccupato per Kid Red.
- Per chi?
- Per Red. Ci siamo messi a bere, poi lui ha continuato, si  messo a giocare a carte e gli  pure andata bene. Quando gli ho detto che non intendevo passargli pi un centesimo, ormai aveva dei soldi suoi, da puntare. Si  preso una sbornia colossale, e i ragazzi al Long Branch hanno cominciato a chiamarlo Kid Red per via dei suoi capelli, e insomma, stamattina era cos ubriaco che avresti potuto posargli addosso un cetriolo fresco e ritrovartelo sottaceto. Ha preso in prestito un cavallo e una corda, l'ha passata intorno a quel cannone che abbiamo visto davanti al forte e si  messo a trascinarlo in giro per la citt. Lo hanno trovato quasi all'uscita dal paese: era caduto da cavallo e si era addormentato accanto al cannone. Non aveva pi i pantaloni e neppure gli stivali, ma era almeno riuscito a salvare la camicia e il cappello. Comunque, lo sceriffo lo ha arrestato e adesso  in cella.
- Accidenti a te, Bronco, non lo avresti dovuto far bere. Non ha ancora neppure imparato come si mangia.  proprio per evitare queste fesserie, che non tocco una goccia d'alcol.
- Forse hai ragione, Nat.
Andammo alla prigione. Lo sceriffo era un tizio che si chiamava Deger. Basso e tarchiato, sembrava quasi un cubo su due gambe, con un paio di baffi che ricordavano un bruco addormentato. Disse che il ragazzo era sul retro e aveva vomitato in ogni angolo della cella. L'uomo che era rinchiuso insieme a lui si era messo a picchiarlo, perci avevano dovuto tirar fuori il ragazzo e ficcarlo in un'altra cella, da solo: una decisione che avevano preso controvoglia, vista la quantit di ubriachi e attaccabrighe che erano costretti a mettere sotto chiave ogni giorno.
- Per devo ammettere che  stato divertente, - disse lo sceriffo Deger.- Si era messo a trascinare quel cannone un po' dappertutto, e quando lo abbiamo sbattuto dentro ci ha spiegato che voleva portarlo fino a Deadwood, e usarlo per combattere gli indiani.
- Non si era mai ubriacato, prima, - dissi.
-  la verit, sceriffo, - aggiunse Bronco Bob. - L'ho portato io al saloon, per fargli assaggiare il suo primo bicchiere di liquore.
- Dall'aspetto si direbbe molto giovane, - disse lo sceriffo.
- Ha diciannove anni, - disse Bronco Bob, con un tono cos autorevole che manc poco gli credessi anche io.
- Be', - disse Deger, - certo che se n' scolato, di whisky.
Per farla breve, Bronco Bob tir fuori qualche dollaro e lo sceriffo and a prendere Red, anzi, Kid Red, come lo avevano ribattezzato i ragazzi del saloon. Aveva di nuovo i pantaloni addosso, cos gli infilammo gli stivali e lo trascinammo via. Tenendolo per le braccia, lo portammo fino all'hotel dove mi ero sistemato. Bronco Bob prese anche lui una stanza, visto che la notte l'aveva trascorsa tra vari saloon, soprattutto il Long Branch, e poi in un bordello, dove aveva conosciuto quella che defin una "fidanzata a tempo".
- Un vero tesoro, - disse Bronco Bob. - Le ho detto che l'avrei portata via di l e avrei fatto di lei mia moglie, e sul momento mi era sembrata un'ottima idea. Ma quando mi sono svegliato, stamattina, e mi sono reso conto di cosa le avevo promesso, dopo qualche minuto di riflessione ho deciso di non mantenere l'impegno. E cos me la sono svignata mentre lei ancora dormiva.  stato allora che mi sono accorto di aver perso Red da qualche parte. Sono tornato al Long Branch e l mi hanno spiegato che cosa gli era accaduto.
Feci portare una caraffa piena di caff e costringemmo Red a berla tutta. Ce ne volle altrettanto perch il ragazzo riuscisse a tenere gli occhi aperti senza che si rovesciassero. In cella gli avevano dato davvero una bella ripassata. Aveva un bernoccolo sulla fronte, entrambi gli occhi neri e un taglio su un labbro. La giubba che Bronco Bob gli aveva donato era piena di macchie, e la camicia era tutta strappata. Quando gli sfilammo gli stivali, ci trovammo dentro la Derringer. Doveva aver dimenticato di consegnarla, o forse aveva scelto di non farlo. Ero stupito che non l'avessero scoperta dopo l'arresto, tanto pi che si era tolto gli stivali, oltre ai pantaloni.
- Meno male che ha dimenticato di averla con s, - dissi, - o avrebbe rischiato di sparare addosso a qualcuno.
- Puoi dirlo forte, - comment Bronco Bob.
Il caff poteva averlo aiutato a tenere gli occhi aperti, ma non aveva ottenuto altri effetti, perci lo mettemmo lungo disteso sul mio letto e scendemmo dabbasso per procurarci qualcosa da mangiare. Fui oggetto di qualche occhiata non esattamente entusiasta, ma la gente a Dodge non voleva insultare qualcuno che poteva far parte di una squadra di mandriani, avere parecchi soldi da spendere e magari anche qualche amico armato di pistola, perci mi lasciarono entrare senza incidenti. Ci fecero accomodare a un tavolo in fondo al locale, per evitare che la mia pelle nera brillasse troppo vicino all'ingresso, ma per me fu comunque una piacevole novit, poter mangiare insieme a tutti gli altri avventori.
Bronco Bob, che era molto pi propenso di me a spendere i suoi soldi, ordin bistecca, patate e pane per entrambi, aggiungendo una birra per s e una sarsaparilla per me: entrambe calde, perch non c'era ghiaccio.
- Ho fatto una cretinata, e me ne assumo la responsabilit, - disse. - Ho pensato che un ragazzo che non aveva mai combinato niente nella vita e aveva sempre campato alla giornata si meritasse una bella serata in citt.
Ma la cosa mi  sfuggita di mano.
- Questo  poco ma sicuro.
Mangiammo un paio di bocconi, poi dissi: - Golem  in citt, e Ruggert  diretto in Texas.
Bronco Bob rimase immobile, con una patata sospesa sulla punta della forchetta e a met strada verso la bocca, e disse: - Come hai fatto a saperlo?
Gli raccontai tutto.
- Sai dove si trova esattamente, Golem? - chiese.
- Non ancora, - risposi. - Stavo per cominciare a cercarlo quando ti ho incontrato.
- Senza una pistola sar dura affrontarlo, - disse Bronco Bob.
- Ci ho gi pensato, - ribattei.
Bronco annu. - Se hai bisogno del mio aiuto, sai che puoi contare su di me, - disse. - Poi, per, intendo fermarmi qui a Dodge, fare un po' di soldi con le carte, e magari partecipare a qualche gara di tiro. Sono stufo di attraversare le praterie, tutti i giorni a cavallo. Credo che proporr al ragazzo di rimanere con me. Potrei farmi ingaggiare da un giornale, almeno finch non avr scritto dei libri su di te, su di me e sulle nostre avventure. E cercher di raccontare la verit, almeno in parte. - Capisco, - dissi.
Comprammo dei fagottini ripieni di carne, li avvolgemmo in un tovagliolo a scacchi bianchi e rossi fornito dal locale e li riportammo in albergo. Prima di salire in camera, ordinammo un'altra caraffa di caff. Trovammo Red seduto sul bordo del letto, che si teneva la testa come se fosse Atlante, impegnato a sostenere il peso del mondo.
- Mi sento male, - disse.
- Tu e Bronco Bob vi siete fatti proprio una bella seratina, - commentai.
- Se intendi dire che abbiamo bevuto come spugne,  proprio quello che  successo, - disse Red. - Mi sa tanto che ho pure scopato, anche se i ricordi sono un po' confusi.
Gli porgemmo i fagottini e li divor letteralmente, accompagnandoli con il caff. Prima di addentare il secondo si interruppe e disse: - Ehi, un momento.
Gli stavo versando un'altra tazza di caff. - Che c'? - chiesi.
- Quell'ebreo. Era in cella con me.  stato lui a conciarmi cos.
Posai la tazza. - Vuoi dire Golem? Era in prigione anche lui?
- Me lo sono ricordato soltanto ora. Ho la testa confusa. Il cervello in pappa. Ma s, c'era anche lui. Aveva quel segno sulla fronte, come cenere. L'ho riconosciuto e ne sono certo, perch l'avevo visto anche a Deadwood. Mi sa tanto che ho capito subito chi era, e gli ho dato del vigliacco e del cacasotto. E a quel punto lui mi ha picchiato. Non sono sicuro che le cose siano andate in quest'ordine, ma sul fatto che siano successe non ho dubbi.
Mi misi il cappello. - Credo proprio che andr a cercarlo, allora, - dissi.
- No, - ribatt Bronco Bob. - Non puoi andare alle prigioni e provare ad ammazzare un uomo a mani nude, Nat. Allo sceriffo non piacerebbe affatto, senza considerare che ci lasceresti la pelle, visto quanto  grosso.
Dovetti fare uno sforzo enorme per non uscire di corsa da quella stanza, ma ovviamente Bronco Bob aveva ragione e io non ero certo uno stupido, bench uccidere Golem fosse il mio pi grande desiderio. Se volevo tornare da Win, e intero, dovevo ricorrere all'astuzia.
- Ho un'idea, - disse Bronco Bob. - Vado io a controllare se Golem  effettivamente in cella, cos ci accertiamo che il ragazzo non si sia sognato tutto.
- Non mi sono sognato proprio niente, - disse Red.
- Quando avr un quadro chiaro della situazione, torner qui e decideremo il da farsi. Magari posso pagare io la cauzione, in modo che lo lascino uscire e che tu possa ammazzarlo in mezzo alla strada. - Niente male, come idea, - dissi.
Bronco Bob usc e Red disse: - Ho dimenticato che avevo quella Derringer nello stivale. Avrei dovuto sparargli.
- Se l'avessi usata contro un uomo come quello, sarebbe stato come cercare di far crollare una montagna tirandole una pietra contro, - dissi. -  stato meglio che tu non ci abbia provato: avrebbe potuto ucciderti.
Smisi di parlare e mi accomodai sulla poltrona imbottita, ma ora non sembrava pi tanto comoda. Mi guardai le mani, appoggiate sulle ginocchia. Tremavano. Non era paura: ero troppo infuriato per provarne.
Tremavano per la rabbia.
Mi parve di essere rimasto seduto per ore, ma in realt non potevano essere passati pi di una decina di minuti. Bronco Bob rientr e disse: - Era proprio lui, in quella cella, ma  stato rilasciato. Quando gli  passata la sbornia ha pagato la cauzione di tasca propria. Ho dovuto raccontare un sacco di cazzate allo sceriffo, e dirgli che Golem era un vecchio amico e che lo cercavo per offrirgli una birra, ma lui non sapeva dove fosse andato. Mi ha solo ribadito che aveva tirato fuori i soldi ed era uscito di prigione. Per come la vedo io, avr deciso di farsi un altro cicchetto, per combattere gli effetti della sbornia.
- Forse dovrei fare la stessa cosa anch'io, - disse Red.
- Neanche per sogno, - risposi. Poi mi rivolsi a Bronco Bob e gli dissi: - Stammi a sentire. Mi serve un ultimo favore, dopodich puoi anche tirarti fuori da questa storia. Va' al Long Branch, affacciati e vedi se  l. Se non lo trovi, controlla anche negli altri saloon.  pi facile che si accorga della mia presenza piuttosto che della tua, considerato che i capelli e la barba ti sono cresciuti di parecchio, e che non indossi il tuo costume da gara.
- Mi pare un'ottima idea, - rispose Bronco Bob, e usc di nuovo.
Stavolta pass effettivamente pi di un'ora prima che facesse ritorno e dicesse: - Ho controllato in tutti i saloon e non l'ho visto. Pu darsi che abbia trovato un posto dove dormire, dato che ha passato la notte in bianco.
- D'accordo, - risposi. - Da adesso in poi me ne occupo io.
- Ti ho gi detto che sarei stato al tuo fianco, finch rimanevi in citt, -ribatt Bronco Bob.
- E puoi contare anche su di me, qualunque cosa succeda, - intervenne Red.
- Lo so, e lo apprezzo molto, davvero, ma preferisco che nessuno di voi due sia coinvolto. In passato, chi mi ha mostrato amicizia ha sempre fatto una brutta fine. Red, tu stenditi sul mio letto e riposati. Nelle condizioni in cui sei ora serviresti comunque a poco. Quanto a te, Bob, anche tu hai un aspetto orribile. Dormi un po' e fatti un bagno, nell'ordine che preferisci.
Quanto a me, vado a farmi un giro in citt.
- Non mi piace lasciarti andare da solo, Nat, - disse Bronco Bob.
- Non ti reggi quasi in piedi, - ribadii. - Non mi saresti di grande aiuto.
- Forse hai ragione, ma se mi lasci riposare un paio d'ore, poi ci muoviamo insieme.
- D'accordo, - dissi. - Fatevi un pisolino tutti e due, e al risveglio ne parliamo.
- Ecco. Cos mi piaci. Finalmente un po' di buon senso, - rispose Bronco Bob.
Bronco and in camera sua, mentre Red si stese sul mio letto, e nonostante tutto il caff che aveva ingurgitato si addorment in pochi istanti. Chiusi gli occhi a mia volta, pensando di rilassarmi qualche minuto, ma mi spensi come una candela quando il vento soffia forte.
A svegliarmi furono i rumori in strada, ed era gi buio.
Guardai il letto e intravidi la sagoma di Red. Era ancora addormentato, e russava sonoramente. Mi alzai, andai alla finestra e guardai in basso. La strada era illuminata dai lampioni e dalle luci dei saloon, ed era piena di gente, in buona parte ubriaca.
Recuperai la Derringer dallo stivale di Red, me la ficcai nella tasca del soprabito, scesi e chiesi se lo stalliere avesse lasciato un messaggio per me, ma da quel lato non c'erano novit.
Uscii in cerca di Golem, affacciandomi anche nei saloon che Bronco Bob aveva gi controllato, nel caso si fosse fatto vivo mentre dormivo. Non lo vidi. Attraversai tutta Dodge, avanti e indietro, ma del mio uomo non c'era traccia. Rientrai di nuovo in tutti i saloon, e riuscii a farmi dare del negro solo due volte, una delle quali in tono quasi affettuoso. Mi bevvi addirittura una sarsaparilla calda al Long Branch, ma quel figlio di puttana non si fece vivo.
Uscii dal saloon per farmi un'ultima passeggiata, ottenendo lo stesso risultato che nelle precedenti. Stavo per rassegnarmi quando decisi di allungare fino ai recinti del bestiame, per dare un'occhiata anche l. Pi mi avvicinavo, pi la puzza di merda di vacca si faceva insopportabile. C'era qualche cowboy sparso qua e l, ma soprattutto un gran numero di mucche: i mandriani le avevano mollate nei recinti, ben lieti di sbarazzarsi di loro.
Anche qui, di Golem neanche l'ombra.
Mentre attraversavo la strada per tornare al mio albergo, mi imbattei nello stalliere, che era diretto proprio l. Lo chiamai, e dopo aver stabilito che ero proprio la persona che stava cercando mi salut con una mano e venne verso di me. - Non ho visto il tuo uomo, - disse. - Non  venuto a riprendersi il cavallo. Ma ho saputo comunque una cosa che potrebbe interessarti. Prima per devi dirmi perch lo vuoi trovare a ogni costo.
- Ho intenzione di farlo secco, e ho le mie ottime ragioni. Posso provare a spiegartele, se hai voglia di starmi a sentire, - dissi.
- D'accordo, - rispose.
Gli raccontai che cosa era successo, tralasciando alcuni dettagli ma fornendogli un quadro veritiero.
- Mio Dio, amico. Non c' da stupirsi che tu voglia trovarlo. Ma non hai neppure una pistola.
-  la legge, e devo rispettarla, - risposi.
- Se hai intenzione di infrangere la legge e ucciderlo, dovresti avere qualcosa con cui farlo. Se vieni alla scuderia, ti restituisco una delle tue armi. Una sola, per.
- Va bene, - risposi. - Ma non eravamo d'accordo che se ti avessi spiegato perch lo volevo trovare a ogni costo tu mi avresti detto una cosa che poteva interessarmi?
- S, il patto era questo. Vieni alla scuderia e ne parliamo.
Una parte di me era preoccupata. Quello che avevo davanti era pur sempre un uomo bianco: poteva essersi messo d'accordo con Golem per tendermi una trappola, e in quel caso tutto ci che avrei avuto per difendermi era la Derringer. Infilai una mano in tasca e la strinsi, ma con ben poca fiducia. Era un po' come attaccarsi a un filo di paglia mentre stai annegando.
La camminata fino alla scuderia mi parve la pi lunga della mia vita, e quando arrivammo a destinazione lo stalliere apr la porta, che era chiusa con un lucchetto, e mi fece entrare. L'interno era illuminato dalla luce soffusa di una lanterna, che gli dava un aspetto quasi piacevole. C'era odore di cavalli e del loro sterco, ma nel complesso era un aroma gradevole, e c'era un bel calduccio. Golem non salt fuori dall'ombra per colpirmi con una pietra o spararmi.
Cecil mi guid fino a una scrivania dove teneva i suoi libri mastri, tir fuori una bottiglia di whisky da un cassetto e recuper due bicchieri. Viste le circostanze, evitai di dire che non bevevo alcolici.
- Ti suggerisco di bere solo un sorso: quanto basta per scaldarti, senza instillarti quel coraggio liquido che potrebbe rappresentare la tua rovina.
Mi sedetti di fronte alla sua scrivania, e lui si accomod dietro di essa. Tolsi la mano dalla Derringer, presi il bicchiere e lo portai alle labbra, ma senza bere. Perfino l'odore mi riusciva insopportabile. Lo posai di nuovo sulla scrivania.
-  nelle mani di Mabel Jean, - disse, allungandosi per prendere il suo bicchiere.
- Mabel Jean? - dissi.
Mand gi il whisky e se ne vers un altro bicchierino.
-  una guida pronta a soddisfare certi interessi particolari, o comunque  cos che definisce s stessa. In realt, non sono sicuro che sia proprio questo, il termine che usa, ma  comunque qualcosa di simile. Viene qui un giorno al mese, sempre di marted, e mi scopa ogni volta che ne ha bisogno.  una specie di accordo che abbiamo stretto.
-  una madama?
- S, - rispose Cecil. - E anche qualcosa di pi. Non tutte le persone che godono dei suoi servigi si accontentano di un po' di fica. Diciamo che soddisfa esigenze pi particolari, meglio del China Doll, che  il bordello di Dodge. L  tutto pi regolare.
Rimasi in silenzio, aspettando che arrivasse al punto.
- Al tipo che cerchi piace picchiare le puttane, e Mabel Jean  in grado di procurargliele.
- E le puttane lo sanno, che verranno picchiate?
- Si aspettano di subire degli abusi e di ricevere un extra, per questo. Lui vorrebbe usare la frusta, ma Mabel Jean accetta solo strisce di stoffa, legate a un'impugnatura di legno. In quel modo alle puttane si arrossa la pelle ma non restano ferite, e il cliente d comunque sfogo ai suoi istinti. Sono sicuro che quest'uomo sia lo stesso che tu chiami Golem, perch Mabel Jean me l'ha descritto nei dettagli, mentre eravamo a letto. Capita di rado che parli dei suoi clienti, visto che la sua  un'attivit molto riservata. Ma quel tizio le fa paura. Forse ha pensato che potessi fare qualcosa, ma io me ne guardo bene. Non sono pazzo. E dopo quello che mi ha raccontato, non ci penso proprio, a intervenire. Mi ha detto che era particolarmente felice di essere venuta a trovarmi, perch voleva allontanarsi il pi possibile da quell'uomo. Pare che abbia usato l'impugnatura di legno sulle ragazze, e non solo per colpirle. Ora non ha alcuna intenzione di andarsene.  ubriaco fradicio, e non ha pagato un solo centesimo, n per il liquore, n per le ragazze. Quanto ai buttafuori, tutti e due di colore come te, li ha fatti letteralmente a pezzi. Se ne sono tornati a casa, e uno dei due era in barella. Quando abbiamo finito di scopare, ho chiuso a chiave le scuderie e stavo venendo a cercarti in albergo. Speravo che avessi intenzione di ammazzarlo. Anzi, ero convinto che il tuo piano fosse proprio quello, e che potesse funzionare. -  ancora al bordello? - chiesi.
- Credo proprio di s, - rispose Cecil.
- E dov' questo posto?
Tremavo come una foglia nel bel mezzo di un temporale mentre Cecil mi dava le indicazioni, e una nebbia rosso sangue mi velava gli occhi.
Cecil fini il suo whisky e guard prima il mio bicchiere e poi me.
Annuii.
Prese il bicchiere e trangugi il liquore in un solo sorso. Poi si alz e and a prendere le mie pistole.
- Avevo detto una pistola soltanto, - disse, - ma visto che finir comunque nei guai, tanto vale che te le restituisca tutte. Anche il fucile, giusto?
Cominciai a frugarmi nelle tasche, in cerca della ricevuta, ma Cecil disse: - Non preoccuparti, so quali sono le tue armi. Ce ne sono due decisamente interessanti: quella pistola con una carica a pallettoni, e il fucile con la leva per sparare a ripetizione.
Tolse le etichette e mi porse le armi, dicendo: - Nel caso lo sceriffo mi chiedesse se mi hai consegnato le pistole e il fucile sar costretto a mentire, e se mi accorgo che rischio di finire nei guai comincer a darti del negro e dir tutto quel che  necessario per tenere il culo fuori da una cella. Ci siamo capiti?
- S,  tutto chiaro, - risposi. - Il fucile pu restare qui. A me non serve. Se non torno a riprenderlo entro domani sera, tienitelo pure.
Feci un lungo respiro e mi infilai le pistole nelle tasche del soprabito, accertandomi di poterle estrarre con rapidit. - Mi hai avvertito per aiutarmi a beccare il mio uomo o per farti bello con la madama?
- Una mano lava l'altra, - rispose Cecil.
Uscii dalla scuderia e mi avviai lungo la strada.
Era una bella camminata. Il bordello si trovava in un edificio oltre i recinti del bestiame. Passai dal retro, vidi che le finestre erano illuminate e che una lama di luce filtrava anche da sotto la porta. Sopra l'uscio c'era una lanterna rossa, appesa a un lungo chiodo.
Feci appello a tutto il mio coraggio e scivolai dentro. Mi trovai davanti un lungo corridoio, con le pareti ingombre di arazzi di ogni colore, in mezzo ai quali, in una cornice dorata, campeggiava il ritratto di una donna nuda a cavallo. Era allungata su un fianco, aveva i capelli biondi e un'espressione assonnata, come se avesse dimenticato di mettere la camicia da notte e fosse salita in groppa alla sua bestia quando non era ancora completamente sveglia. A sinistra partiva una rampa di scale, con la parete da un lato e un corrimano dall'altro.
Una donna bianca in carne, piuttosto avanti negli anni e con una gran criniera di capelli, si affacci sul corridoio, sbucando da una stanza dentro la quale intravidi un sof rosso, una poltrona azzurra, altri quadri e un pianoforte mezzo sfondato. Immaginai immediatamente che i buttafuori fossero stati conciati per le feste proprio in quel salottino. La donna indossava un vestito rosa, con il lato destro tutto strappato dal quale pendeva un capezzolo che sarebbe potuto appartenere a una capra da latte.
- Ti manda Cecil, vero? - disse la donna. Tent di far sparire il capezzolo sotto il vestito strappato, ma quello risbuc subito fuori.
Manc poco che scoppiassi a ridere. Cecil mi aveva messo in mezzo fin dall'inizio, senza ombra di dubbio. E la donna, sempre senza ombra di dubbio, doveva essere Mabel Jean in persona.
- A meno che non ci sia un'invasione di uomini di colore con due pistole in tasca sono io, s, - risposi.
- Lui  di sopra, - disse la donna, indicando le scale. - Ci sono delle ragazze, nella sua stanza, e non voglio che restino ferite. Alcune di loro devono ancora lavorare per pagarsi il vitto e l'alloggio.
In quell'istante lo sentii, e riconobbi la sua voce come avrei riconosciuto quella di mia madre. Urlava, spiegando alle ragazze come piegarsi con il culo all'aria, e diceva: - Canta, Gezabele, canta!
Poi udii le ragazze che intonavano Buffalo Gals: non ce n'era una in grado di riconoscere una nota, neppure sotto tortura.
- Sei pi piccolo dei miei negri, e loro le hanno prese di santa ragione, - disse Mabel Jean.
- Ci pensa questa, ad accrescere la mia statura, - risposi, tirando fuori dalla tasca la LeMat.
- Ne erano convinti anche loro, - disse lei.
- Mi stai dicendo che i buttafuori erano armati?
Annu. - Credo anche che quel grosso bastardo si sia beccato una pallottola, ma  come se gli avesse fatto il solletico.
- Dici sul serio?
- Altroch.
Presi in considerazione quelle nuove informazioni, mentre mi preparavo a salire le scale.
- Assicurati di ammazzarlo, - disse Mabel Jean, - perch mi d l'idea di essere un tipo parecchio vendicativo.
- Tranquilla, non ho certo intenzione di fargli il solletico, - ribattei, senza fermarmi.
Ero quasi in cima quando udii uno schiocco, come se qualcuno avesse battuto le mani. Poi una delle ragazze fece un verso, seguito da un urlo raggelante, quasi da indiano, che era sicuramente farina del sacco di Golem. Fui colto cos di sorpresa che quasi mi pisciai addosso.
C'erano tre porte al piano superiore, ma lui e le ragazze facevano un baccano tale che non mi fu difficile indovinare dietro quale si trovassero. C'era anche del fumo che filtrava tra la porta e lo stipite. Lo annusai e dedussi che doveva venire da un sigaro, o forse da una pipa.
Corsi quasi fino a quella porta, sollevai la gamba e centrai il legno con lo stivale.
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FINE Parte 2.